Violenza su violenza. Il ventennale dimenticato dell’inizio di una guerra vergognosa

Tra le diverse dimensioni dell’esercizio diretto e indiretto della violenza, la più profonda e pervasiva è la violenza culturale, che genera l’immaginario simbolico e produce senso comune1. Una delle “armi” più potenti della violenza culturale è la costruzione e l’uso selettivo della memoria pubblica condivisa, che decide e separa ciò che dev’essere ricordato da ciò che, invece, non deve esserlo. Lo scorso 11 settembre, per esempio, è stato il ventennale degli attentati terroristici a New York che, con il crollo delle Torri gemelle, hanno provocato 2977 vittime e la stampa internazionale per giorni ha ricordato quell’evento con dirette, edizioni straordinarie di magazine, approfondimenti di varia natura: una memoria giustamente celebrata. In conseguenza di quell’attacco kamikaze, poche settimane dopo, già il 7 ottobre cominciavano i bombardamenti anglo-statunitensi su Kabul con i quali iniziava la ventennale e illegale guerra di occupazione occidentale durata fino a poche settimane fa: una memoria ingiustamente rimossa.

Come abbiamo raccontato più volte2, questa occupazione militare – alla quale il presidente Biden ha posto finalmente fine – ha provocato tra la popolazione civile afghana centinaia di migliaia di morti, è costata ai soli USA 2.300 miliardi di dollari, ha moltiplicato e fatto dilagare il terrorismo fondamentalista globale, ha aperto la strada alla successiva occupazione dell’Iraq e, anziché la libertà duratura annunciata (“Enduring freedom” si chiamava l’operazione), ha distrutto tutto per non cambiare niente (se non per i fatturati dell’industria bellica). Capisco che ciò sia vergognoso da ricordare tanto per i governi che hanno voluto e finanziato per due decenni questa sciagurata guerra quanto per i media maintream che ne hanno sostenuto e legittimato l’avvio, in un primo tempo, e ignorato crimini e misfatti, successivamente, ma – dopo la celebrazione mondiale del ventennale dell’11 settembre – l’osceno silenzio che ha avvolto questo ventennale, a quello conseguente, è una violenza che continua nel tempo. Senza contare l’assenza di alcun minimo cenno di autocritica tratta dalla lezione dell’Afghanistan3 sulla guerra come strumento regolatore dei conflitti – in verità già ripudiata dalla Costituzione italiana – per la quale il ventennale dell’inizio dei bombardamenti avrebbe potuto/dovuto essere l’occasione. Del resto, come scriveva Antonio Gramsci4, “la storia insegna ma non ha scolari”.

C’è, inoltre, in questo silenzio vergognoso anche la continuazione di un pesante e strutturale razzismo informativo – che affonda le radici nella cultura colonialista e imperialista occidentale – in base al quale non tutte le vite sono ugualmente degne di lutto e di racconto: a fronte dei fiumi di retorica versati per le vittime occidentali dell’atto di guerra terrorista, le infinitamente superiori vittime afghane di vent’anni di terroristici atti di guerra, delle quali non si conosce neanche il numero esatto, non solo non sono state degne di narrazione mentre i fatti accadevano – e chi lo ha fatto, come Julian Assange con WikiLeaks, oggi subisce anche un’incredibile ed esemplare tortura giudiziaria5 – ma non sono neanche degne di memoria. Violenza su violenza, che preparano il terreno culturale alle violenze future.

1 Tema approfondito in Pasquale Pugliese, Disarmare il virus della violenza, GoWare, Firenze 2021, al quale rimandiamo

2 https://pasqualepugliese.wordpress.com/2021/08/22/20-di-guerra-in-afghanistan-per-la-rabbia-e-lorgoglio-o-per-lucida-follia/;

3 https://pasqualepugliese.wordpress.com/2021/09/19/la-lezione-dellafghanistan-per-disarmare-il-virus-della-violenza/

4 Antonio Gramsci, L’Ordine Nuovo, 11 marzo 1921, anno I, n. 70

5 Stefania Maurizi, Il potere segreto, chiarelettere, Milano 20201

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