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Non c’è “sinistra” senza disarmo e politiche attive di pace. Oggi più che mai

In questi mesi di avvicinamento alle prossime elezioni nazionali, ho partecipato a diversi incontri ed iniziative – in particolare a Reggio Emilia dove vivo, ma non solo – promosse dalle forze della sinistra (civica e politica) per la faticosa costruzione comune del programma elettorale. Poiché le prossime settimane sono cruciali per definire l’orizzonte programmatico e le alleanze con il quale la “sinistra” si presenterà alle elezioni, ecco alcune annotazioni, che mi paiono fondamentali sul tema della pace e del disarmo. Ossia che stanno a fondamento del cambiamento necessario

1. Non basta più ribadire il principio costituzionale del “ripudio della guerra”: senza una sua precisa declinazione politica rischia di essere un mantra consolante. Necessario, rispetto alle missioni di guerra in cui l’Italia è ancora ingaggiata, ma non sufficiente rispetto alla corsa al riarmo degli ultimi quindici anni.

2. E’ tempo, dunque, di aggiornare le analisi politiche sul tema pace-guerra. Cambiare le coordinate, a partire dalla conoscenza dei dati reali. In particolare in merito alle spese militari di questo Paese. Non è un caso se il Movimento Nonviolento è il principale promotore dell’ Osservatorio sulle spese militari italiane, il MILEX. Continua a leggere

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Annotazioni da un autunno di ordinaria follia

Come in un taccuino personale, questo autunno ho annotato sulla mia pagina Facebook, quasi quotidianamente, uno o due pensieri suscitati da alcune “notizie del giorno”. Rileggendole insieme, a posteriori, se ne può ricavare il senso complessivo di un autunno di ordinaria follia. Seppur alleviata dalla costruzione collettiva di qualche antidoto. Eccone una selezione, dal 21 settembre al 27 ottobre.

21 settembre, Giornata internazionale della pace

Tra gli indicatori della vocazione pacifica o bellica di una società si dovrebbe aggiungere la comparazione tra le possibilità che essa offre al lavoro per la pace ed a quello per la guerra.
Nel nostro Paese i tanti che lavorano per la guerra lo fanno a tempo pieno, con grande dispiegamento di mezzi, implementazione continua delle risorse a loro destinate, riconoscimento sociale, peso politico e impatto economico.
I pochi che lavorano per la pace, il disarmo e la costruzione di relazioni nonviolente – al contrario – sono costretti a farlo nei ritagli del tempo libero dal lavoro, a sera e nei fine settimana, alla continua ricerca di risorse e di attenzione, auto-organizzandosi con gli amici, come si trattasse di un hobby qualsiasi.
Non del più urgente degli impegni civili. In uno dei Paesi più bellicisti del pianeta. Continua a leggere

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Disarmo nucleare: vinto il Nobel per la Pace, l’impegno continua

“Per aver attirato l’attenzione sulle catastrofiche conseguenze umanitarie di qualsiasi uso delle armi nucleari e per i suoi sforzi innovativi per il divieto di tali armi” è il passaggio fondamentale della motivazione con la quale la presidente del Comitato del Nobel, Berit Reiss-Andersen, ha annunciato la decisione del Comitato norvegese di assegnare il Premio Nobel per la Pace 2017 alla International Campaign to Abolish Nuclear Weapons ICAN, la Campagna internazionale per la messa al bando delle armi nucleari. E’ un importante riconoscimento ad una Organizzazione plurale attiva dal 2007, presente in cento Paesi. Anche in Italia, con la Rete Italiana Disarmo, rete partner che collega molte associazioni italiane per il disarmo, la pace e la nonviolenza. Continua a leggere

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E’ tempo di nonviolenza. Non più di retorica della pace

Sono passati dieci anni da quando l’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha dichiarato il 2 ottobre, anniversario della nascita di Mohandas K. Gandhi, Giornata internazionale della nonviolenza. La risoluzione n. 61/271 del 2007 chiede agli Stati membri di celebrare in maniera appropriata questa Giornata e di “diffondere il messaggio della nonviolenza attraverso l’educazione per renderne consapevoli i cittadini”. Tuttavia, non solo il governo del nostro Paese non promuove in nessun modo il messaggio della nonviolenza, ma ne è culturalmente e politicamente lontanissimo. Continua a leggere

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Interrompere gli automatismi della follia. Come Stanislav Petrov

Lo scorso 31 agosto le agenzie internazionali ci hanno informato che il governo russo ha deciso di inaugurare, questo settembre, un monumento al centro di Mosca dedicato al generale Mikhail Kalashnikov, l’inventore del fucile mitragliatore AK-47, che prende il suo nome. Un monumento alto 7 metri, costato circa 35 milioni di rubli, ossia 503mila euro. Il generale Kalashnikov era morto nel 2003 a 94 anni, dopo aver regalato all’umanità il fucile mitragliatore più diffuso al mondo, adottato da 80 eserciti e da tutte le bande criminali e terroristiche. Un uomo, un militare tra i più decorati dell’Unione Sovietica prima, dalla Russia di Putin dopo, la cui statua è stata voluta fortemente dalla Società storico-militare russa, ed affidata – leggiamo – allo scultore Salavat Shcherbakov, che ha già creato imponenti monumenti all’imperatore Alessandro III ed al principe Vladimir. Un monumento solenne al creatore dell’arma che dal 1947 ha fatto – probabilmente – più vittime in assoluto sul pianeta e continua ad essere riprodotta senza sosta. Continua a leggere

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Avanti verso le elezioni tra disprezzo per la vita e impoverimento culturale

Il 20 giugno scorso, le agenzie battono una notizia che trova pochissimo spazio sui media italiani: l’Organizzazione Internazionale delle Migrazioni – che tiene un tragico conteggio – comunica che, dall’inizio del 2017 fino alla metà di giugno, sono già 2000 le persone annegate nel Mediterraneo. Bambini, donne, uomini morti in mare, mentre tentavano di raggiungere la sponda nord del “mare nostrum” in fuga dalle guerre, dal terrorismo, dalla fame, dalle devastazioni ambientali. 2000 persone che si aggiungono alle decine – e forse centinaia – di migliaia annegate negli ultimi vent’anni: un’ecatombe che fa del Mediterraneo il cimitero della speranza. Continua a leggere

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L’aggiunta nonviolenta: la sinistra riparta dalle politiche attive di pace

Tra i diversi appelli che circolano in questi giorni, quello di Anna Falcone e Tomaso Montanari che propone un’alleanza popolare per la democrazia e l’uguaglianza, e lancia l’assemblea del 18 giugno a Roma per una sinistra unita, contiene elementi condivisibili, che possono essere terreno comune per coltivare e far crescere valori ed esperienze plurali con una prospettiva politica originale. Ringraziamo Anna e Tomaso per il lavoro fatto.

Tuttavia riteniamo che anche questo appello abbia bisogna di un’aggiunta. Che è tanto un’aggiunta preliminare, una pregiudiziale costitutiva che dà sostanza e fisionomia a tutta la proposta, quanto un punto programmatico fondativo e preliminare a tutti gli altri.
E’ l’aggiunta nonviolenta, senza la quale sarebbe forte il rischio di ricadere in schemi già visti, percorsi già fatti, errori già commessi. Nonviolenza come orizzonte e come metodo di lavoro. Continua a leggere

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Cui prodest? A chi giova la licenza di uccidere, detta “legittima difesa”?

Tante paure arrivano nella nostra vita già con i loro rimedi,
di cui abbiamo tante volte sentito parlare,
prima ancora che i mali che essi promettono di curare
abbiano fatto in tempo a spaventarci.
Zygmunt Bauman

E così – con il voto favorevole di Partito democratico, Area popolare e Civici e innovatori – la Camera dei Deputati ha approvato la legge sulla cosiddetta “legittima difesa” che, sostanzialmente, depenalizza l’uso delle armi nei confronti di chiunque si intrufoli in casa “di notte” o “con inganno”. Se questa “introduzione in casa” causa “grave turbamento psichico” (e come potrebbe essere diversamente?) la “colpa dell’agente è sempre esclusa”, a priori. Si tratta, di fatto, della licenza di uccidere per tutti, di un salto di qualità negativo nella civiltà giuridica, per giunta controproduttivo rispetto all’obiettivo dichiarato di aumentare la sicurezza dei cittadini. La rincorsa all’emergenza securitaria evocata dagli imprenditori della paura – vera ratio di questa legge – è essa stessa generativa di insicurezza diffusa, anziché del suo contrario. Continua a leggere

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E’ tempo di Resistenza alla guerra e Liberazione dagli armamenti. Non solo il 25 aprile

Il 25 aprile è la Festa della Liberazione del nostro Paese dal nazifascismo. Il fondamento del nazifascismo erano il militarismo e la guerra. Guerra e militarismo sono gli elementi di nazifascismo, vivi e vegeti, con i quali dobbiamo ancora fare i conti. Per questo il fondamento dell’antifascismo non possono che essere l’anti-militarismo e il ripudio della guerra, non a caso principio fondamentale della Costituzione repubblicana. Per questo, oggi più che mai, la liberazione si chiama disarmo e la resistenza si chiama nonviolenza. Non solo il 25 aprile

Un brivido è corso lungo la schiena di molti alla notizia che gli USA hanno sganciato sull’Afghanistan la bomba “moab” – Massive Ordnance Air Blast bomb – la più potente bomba non nucleare utilizzata nella storia dell’umanità (ribattezzata, non a caso, “madre di tutte le bombe”) e alla successiva escalation nucleare (seppur, al momento, solo verbale) tra Donald Trump e Kim Jong-un. E’ come se improvvisamente, si sia presa coscienza del fatto che la corsa alla guerra è tornata ad essere davvero una minaccia per l’umanità, per tutti e ciascuno. Albert Einstein lo aveva detto fin dal 1955, nel pieno della corsa agli armamenti tra USA e URSS: “o l’umanità distruggerà gli armamenti o gli armamenti distruggeranno l’umanità”. Oggi l’URSS non c’è più, ma gli armamenti non sono stati affatto distrutti, anzi la corsa alle armi più distruttive è ricominciata, più folle che mai. Nonostante 1.700 miliardi di dollari dei bilanci degli Stati siano già spesi ogni anno dai governi per preparare e fare le guerre, Trump ha deliberato l’aumeto del 10% della – già stratosferica – spesa militare USA e ha chiesto a tutti i Paesi NATO, Italia compresa, di portare la propria spesa per la guerra al 2% del Prodotto interno lordo. Trascinando alla sua rincorsa la Russia, la Cina e tutte le “potenze” nucleari, che – non a caso – hanno disertato in massa il Tavolo delle trattative ONU per la messa al bando delle armi nucleari. Continua a leggere

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E’ la guerra il crimine contro l’umanità. In Siria e ovunque

Non passa dalle bombe russe o statunitensi la pacificazione e democratizzazione della Siria, semmai dal sostegno alla lotta della società civile nonviolenta che resiste. Ed anche il movimento per la pace italiano deve uscire dai riflessi condizionati della “guerra fredda” – pro Russia o pro USA – ed organizzare una lotta senza quartiere alle guerre ed agli strumenti che le rendono possibili. Costruendone le alternative

Non era uno scherzo quando, lo scorso 26 gennaio, il Bollettino degli scienziati atomici ha spostato le lancette dell'”orologio dell’apocalisse” a due minuti e mezzo dalla mezzanotte nucleare, la fase più critica dal 1953, momento in cui la “guerra fredda” sembrava dover precipitare, da un momento all’altro, nella guerra nucleare totale. Dopo la strage di bambini e adulti siriani causata dai gas letali e dopo il bombardamento USA della base militare siriana di Al Shayat, dalla quale sarebbero partiti gli aerei governativi di Damasco con le armi chimiche (il condizionale è d’obbligo perché la prima vittima della guerra è sempre la verità), la Russia – principale alleato politico e militare del dittatore Assad – ha minacciato ritorsioni e navi russe sono entrate nel Mediterraneo a fronteggiare quelle statunitensi. Uno scenario che riporta l’umanità indietro di decenni. Continua a leggere

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