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Mario Baricchi e Fermo Angioletti, per esempio

A cento anni della fine della “grande guerra”, ancora a Reggio Emilia per costruire le alternative alla guerra nel ricordo dell’eccidio antimilitarista

Tra i tanti anniversari di questo 2018 probabilmente il più importante è la fine della “grande guerra”. Il 4 novembre del 1918, con la proclamazione della “vittoria”, finisce l’immane tragedia della prima guerra mondiale, che lascia sul terreno d’Europa quasi 17 milioni di morti. Dei quali un milione e trecentomila italiani e la metà di questi civili. Ma per qualcuno, in Italia, la guerra era finita tragicamente ancora prima di iniziare. Per esempio per i giovani antimilitaristi reggiani Mario Baricchi e Fermo Angioletti, uccisi dal “regio esercito” il 25 febbraio del 1915 mentre contestavano all’esterno del Teatro Ariosto il comizio interventista di Cesare Battisti. Mario e Fermo furono i primi di una lunga schiera di renitenti, obiettori e disertori italiani chiamati a uccidere e morire nella più folle di tutte le guerre e invece passati per le armi dai soldati compatrioti agli ordini del “macellaio” generale Luigi Cadorna. Continua a leggere

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Il cerchio che si chiude. Annotazioni per scavallare l’anno

(Mauro Biani L’Espresso)

Come in un taccuino, continuo ad annotare sulla mia pagina Facebook, quasi quotidianamente, uno o due pensieri suscitati da alcune “notizie del giorno”. Rileggendo a posteriori quelli delle ultime settimane, mi pare se ne possa ricavare il senso complessivo dell’anno che si chiude. E anche qualche indicazione – forse non solo personale – per quello che si apre.
Eccone una selezione, dal 20 novembre al 27 dicembre

20 novembre

Ai bambini rinchiusi nei lager libici,
a quelli yemeniti sotto le bombe arabo-italiane,
a quelli siriani assediati senza cibo,
a quelli costretti a imbracciare un fucile, anziché le matite colorate,
a quelli nei campi profughi di tutto il mondo,
a quelli i cui governi preferiscono le spese militari, anziché quelle per la scuola e la sanità…
spiegatelo a loro che oggi è la Giornata internazionale dei Diritti dell’infanzia Continua a leggere

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Tra realismo e utopia. Annotazioni sul discorso di Pietro Grasso

Ho prima visto e ascoltato in streaming e poi cercato e letto, con interesse, il testo del discorso del presidente del Senato Pietro Grasso, all’Assemblea romana fondativa del progetto elettorale di sinistra denominato “Liberi e uguali”.

“È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”. E’ il secondo comma dell’Art.3 della Costituzione italiana, citato integralmente – tra gli applausi – dal presidente Grasso, nell’accogliere la leadership di “Liberi e uguali”. Molto bene.

Quel che il Presidente ha mancato di esplicitare, tuttavia, è la consapevolezza che solo la piena ed effettiva attuazione della prima parte di un altro “principio fondamentale” della Costituzione, l’Art. 11 – “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali” – può consentire la piena realizzazione dell’Art. 3. Ossia, solo il disarmo e il reinvestimento sociale dei 25 miliardi di spesa pubblica militare italiana annua, pari all’1,42% del PIL – o, quanto meno, di una parte consistente di essa – possono liberare le risorse necessarie affinché la Repubblica possa davvero svolgere i suoi compiti costituzionali, economici e sociali, per la libertà e l’uguaglianza dei cittadini.

Il ripudio della guerra non è ormai più solo un lacerato principio costituzionale pacifista, ma – nella sua attuazione integrale – è l’unico vero fondamento possibile per la necessaria riconversione sociale e civile dell’economia del Paese. “Svuotare gli arsenali per colmare i granai”, avrebbe detto con una metafora efficace un indimenticato Presidente della Repubblica. Disarmo e reinvestimento sociale delle abnormi spese militari: da questo snodo realista non si può più sfuggire. Oggi meno che mai. Altrimenti una società di liberi e uguali rimarrà solo una bella ma irraggiungibile utopia

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Non c’è “sinistra” senza disarmo e politiche attive di pace. Oggi più che mai

In questi mesi di avvicinamento alle prossime elezioni nazionali, ho partecipato a diversi incontri ed iniziative – in particolare a Reggio Emilia dove vivo, ma non solo – promosse dalle forze della sinistra (civica e politica) per la faticosa costruzione comune del programma elettorale. Poiché le prossime settimane sono cruciali per definire l’orizzonte programmatico e le alleanze con il quale la “sinistra” si presenterà alle elezioni, ecco alcune annotazioni, che mi paiono fondamentali sul tema della pace e del disarmo. Ossia che stanno a fondamento del cambiamento necessario

1. Non basta più ribadire il principio costituzionale del “ripudio della guerra”: senza una sua precisa declinazione politica rischia di essere un mantra consolante. Necessario, rispetto alle missioni di guerra in cui l’Italia è ancora ingaggiata, ma non sufficiente rispetto alla corsa al riarmo degli ultimi quindici anni.

2. E’ tempo, dunque, di aggiornare le analisi politiche sul tema pace-guerra. Cambiare le coordinate, a partire dalla conoscenza dei dati reali. In particolare in merito alle spese militari di questo Paese. Non è un caso se il Movimento Nonviolento è il principale promotore dell’ Osservatorio sulle spese militari italiane, il MILEX. Continua a leggere

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Annotazioni da un autunno di ordinaria follia

Come in un taccuino personale, questo autunno ho annotato sulla mia pagina Facebook, quasi quotidianamente, uno o due pensieri suscitati da alcune “notizie del giorno”. Rileggendole insieme, a posteriori, se ne può ricavare il senso complessivo di un autunno di ordinaria follia. Seppur alleviata dalla costruzione collettiva di qualche antidoto. Eccone una selezione, dal 21 settembre al 27 ottobre.

21 settembre, Giornata internazionale della pace

Tra gli indicatori della vocazione pacifica o bellica di una società si dovrebbe aggiungere la comparazione tra le possibilità che essa offre al lavoro per la pace ed a quello per la guerra.
Nel nostro Paese i tanti che lavorano per la guerra lo fanno a tempo pieno, con grande dispiegamento di mezzi, implementazione continua delle risorse a loro destinate, riconoscimento sociale, peso politico e impatto economico.
I pochi che lavorano per la pace, il disarmo e la costruzione di relazioni nonviolente – al contrario – sono costretti a farlo nei ritagli del tempo libero dal lavoro, a sera e nei fine settimana, alla continua ricerca di risorse e di attenzione, auto-organizzandosi con gli amici, come si trattasse di un hobby qualsiasi.
Non del più urgente degli impegni civili. In uno dei Paesi più bellicisti del pianeta. Continua a leggere

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Disarmo nucleare: vinto il Nobel per la Pace, l’impegno continua

“Per aver attirato l’attenzione sulle catastrofiche conseguenze umanitarie di qualsiasi uso delle armi nucleari e per i suoi sforzi innovativi per il divieto di tali armi” è il passaggio fondamentale della motivazione con la quale la presidente del Comitato del Nobel, Berit Reiss-Andersen, ha annunciato la decisione del Comitato norvegese di assegnare il Premio Nobel per la Pace 2017 alla International Campaign to Abolish Nuclear Weapons ICAN, la Campagna internazionale per la messa al bando delle armi nucleari. E’ un importante riconoscimento ad una Organizzazione plurale attiva dal 2007, presente in cento Paesi. Anche in Italia, con la Rete Italiana Disarmo, rete partner che collega molte associazioni italiane per il disarmo, la pace e la nonviolenza. Continua a leggere

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E’ tempo di nonviolenza. Non più di retorica della pace

Sono passati dieci anni da quando l’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha dichiarato il 2 ottobre, anniversario della nascita di Mohandas K. Gandhi, Giornata internazionale della nonviolenza. La risoluzione n. 61/271 del 2007 chiede agli Stati membri di celebrare in maniera appropriata questa Giornata e di “diffondere il messaggio della nonviolenza attraverso l’educazione per renderne consapevoli i cittadini”. Tuttavia, non solo il governo del nostro Paese non promuove in nessun modo il messaggio della nonviolenza, ma ne è culturalmente e politicamente lontanissimo. Continua a leggere

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Interrompere gli automatismi della follia. Come Stanislav Petrov

Lo scorso 31 agosto le agenzie internazionali ci hanno informato che il governo russo ha deciso di inaugurare, questo settembre, un monumento al centro di Mosca dedicato al generale Mikhail Kalashnikov, l’inventore del fucile mitragliatore AK-47, che prende il suo nome. Un monumento alto 7 metri, costato circa 35 milioni di rubli, ossia 503mila euro. Il generale Kalashnikov era morto nel 2003 a 94 anni, dopo aver regalato all’umanità il fucile mitragliatore più diffuso al mondo, adottato da 80 eserciti e da tutte le bande criminali e terroristiche. Un uomo, un militare tra i più decorati dell’Unione Sovietica prima, dalla Russia di Putin dopo, la cui statua è stata voluta fortemente dalla Società storico-militare russa, ed affidata – leggiamo – allo scultore Salavat Shcherbakov, che ha già creato imponenti monumenti all’imperatore Alessandro III ed al principe Vladimir. Un monumento solenne al creatore dell’arma che dal 1947 ha fatto – probabilmente – più vittime in assoluto sul pianeta e continua ad essere riprodotta senza sosta. Continua a leggere

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Avanti verso le elezioni tra disprezzo per la vita e impoverimento culturale

Il 20 giugno scorso, le agenzie battono una notizia che trova pochissimo spazio sui media italiani: l’Organizzazione Internazionale delle Migrazioni – che tiene un tragico conteggio – comunica che, dall’inizio del 2017 fino alla metà di giugno, sono già 2000 le persone annegate nel Mediterraneo. Bambini, donne, uomini morti in mare, mentre tentavano di raggiungere la sponda nord del “mare nostrum” in fuga dalle guerre, dal terrorismo, dalla fame, dalle devastazioni ambientali. 2000 persone che si aggiungono alle decine – e forse centinaia – di migliaia annegate negli ultimi vent’anni: un’ecatombe che fa del Mediterraneo il cimitero della speranza. Continua a leggere

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L’aggiunta nonviolenta: la sinistra riparta dalle politiche attive di pace

Tra i diversi appelli che circolano in questi giorni, quello di Anna Falcone e Tomaso Montanari che propone un’alleanza popolare per la democrazia e l’uguaglianza, e lancia l’assemblea del 18 giugno a Roma per una sinistra unita, contiene elementi condivisibili, che possono essere terreno comune per coltivare e far crescere valori ed esperienze plurali con una prospettiva politica originale. Ringraziamo Anna e Tomaso per il lavoro fatto.

Tuttavia riteniamo che anche questo appello abbia bisogna di un’aggiunta. Che è tanto un’aggiunta preliminare, una pregiudiziale costitutiva che dà sostanza e fisionomia a tutta la proposta, quanto un punto programmatico fondativo e preliminare a tutti gli altri.
E’ l’aggiunta nonviolenta, senza la quale sarebbe forte il rischio di ricadere in schemi già visti, percorsi già fatti, errori già commessi. Nonviolenza come orizzonte e come metodo di lavoro. Continua a leggere

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