Archivi categoria: annotazioni

Servizio civile: né obbligo, né mini naja, ma pari dignità tra difesa militare e difesa civile

Periodicamente riparte la corsa, da destra e da sinistra, a mettere le mani sul Servizio Civile con proposte – al contempo ideologiche ed estemporanee – di obbligatorietà, che fanno il paio con la rinascente idea di lanciare (più o meno) mini “naje”. L’ultima proposta di legge in questo senso, è passata recentemente alla Camera con ben 453 voti a favore e 10 contrari (i deputati di LEU), più 6 astenuti. Nel caso del Servizio Civile obbligatorio, c’è, sostanzialmente, una motivazione fondata sulla necessità di formare il carattere dei giovani italiani: “un antidoto fondamentale alla desertificazione delle relazioni, delle reti sociali e di senso a cui stiamo progressivamente assistendo”, scrive l’ex ministra della difesa Roberta Pinotti. Nel caso della cosiddetta mini naja, nelle motivazioni della proposta di legge c’è scritto: “il raggiungimento di obiettivi quali la comprensione del valore civico della difesa della patria sancito dall’articolo 52 della Costituzione quale sacro dovere di ogni cittadino; cognizione degli alti valori connessi alla difesa delle istituzioni democratiche del Paese attraverso lo strumento militare in Italia e all’estero; conoscenza, in maniera diversificata a seconda dell’età e del grado di istruzione dei partecipanti, delle principali minacce alla sicurezza interna e internazionale”. Continua a leggere

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Che cosa significa sostenere la pace oggi? Qualche annotazione

Lo scorso sabato 9 marzo sono stato invitato alla sessione di lavoro introduttiva dell’Assemblea nazionale della Rete della Pace, svoltasi a Bologna, insieme a Susanna Camusso, Alex Zanotelli e ad alcuni referenti delle organizzazioni che ne fanno parte, per provare a rispondere alla domanda “Che cosa significa sostenere la pace oggi?”. Ecco alcune annotazioni buttate giù per il mio intervento, già pubblicato sul sito di Rete della Pace

Il passaggio di fase e le questioni aperte

Il quattro marzo del 2018 è avvenuto nel nostro Paese un passaggio di fase che non tutti a sinistra hanno colto, ma con il quale il movimento per la pace, nel suo insieme, deve fare i conti. Sono rimaste aperte, ed anzi aggravate, tutte le questioni che erano già sul tappeto e se ne sono aggiunte delle altre che modificano sostanzialmente il contesto nel quale ci muoviamo. Nonostante diversi esponenti della forza politica maggioritaria oggi al governo abbiano frequentato spesso le nostre assemblee, dicendo di condividere le nostre campagne, i temi sui quali ci siamo spesi negli anni passati sono ancora tutti drammaticamente sul tavolo. Irrisolti. Continua a leggere

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15 marzo 2019, tra barbarie e antibarbarie

Il 15 marzo del 2019 si è aperto con la notizia proveniente da Christchurch, in Nuova Zelanda, nella quale un gruppo neonazista armato ha fatto irruzione in due moschee della città durante la preghiera del venerdì, uccidendo freddamente 49 persone. E’ una strage che ha una dimensione globale, non solo nelle dimensioni, ma per i punti di riferimento espliciti rilasciati sui social da Breton Tarrant, capo del commando: da Luca Traini, il fascio-leghista italiano della tentata strage di Macerata del 2018, ad Alexandre Bissonnette, il nazista canadese che fece una strage in un centro islamico di Quebec City nel 2017. Ma tra tutti, l’ispiratore principale dei terroristi è indicato in Anders Breivik, il nazista norvegese che il 22 luglio del 2011 uccise 77 ragazzi sull’isola di Utoya irrompendo nel campo estivo dei giovani socialisti norvegesi, colpevoli di voler promuovere una società aperta ed interculturale. Quello di Christchurch è l’ultimo atto di una internazionale fascista del terrore – alimentata dal clima di odio promosso in tutto il mondo da imprenditori della paura, al governo anche in Italia – che vuole far precipitare l’umanità nella barbarie. Continua a leggere

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Le lotte dei giovani per il diritto al futuro: riconoscerle, farle durare e dare loro spazio

Ero anch’io uno studente liceale quando l’Europa fu attraversata dall’ultimo grande Movimento di giovani e giovanissimi che chiedevano il diritto al futuro: erano gli anni ’80 del secolo scorso e in tutte le capitali europee sciami di studenti comprendevano che la lezione più importante era quella sul diritto alla vita – contro la follia del dislocamento di missili nucleari puntati contro l’Europa dell’Est e dell’Ovest – che rivendicavano nelle piazze, nelle strade, difronte alla basi militari. Erano gli anni in cui – anche sulla spinta di quel movimento – intellettuali come Gunter Anders pubblicavano “Essere o non essere. Diario di Hiroshima e Nagasaki”, Norberto Bobbio la raccolta di saggi “Il problema della guerra e le vie della pace” e Johan Galtung avviava la peace reserch internazionale connettendo – già allora – il tema della pace con la questione ecologica in “Ambiente, sviluppo e attività militare”. E i partiti della sinistra europea, insieme ai nascenti movimenti politici ecologisti, sostenevano ovunque la lotta degli studenti. Un Movimento che – collegando le manifestazioni dell’Ovet a quelle del dissenso crescente nei Paesi dell’Est – contribuì, infine, all’abbattimento del Muro di Berlino nel 1989 ed alla fine di quella fase di corsa agli armamenti. Continua a leggere

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La lezione degli studenti europei. Per fuoriuscire dalla ricaduta nel fascismo eterno

Il 25 aprile del 1995 Umberto Eco pronunciò un discorso alla Columbia University – dov’era stato invitato a celebrare la liberazione d’Europa – poi apparso sulla “The New York Review of Books” con il titolo Ur-fascismo (tradotto oggi per La nave di Teseo con il titolo Il fascismo eterno): i suoi 14 punti, elaborati quasi un quarto di secolo fa per raccontare gli elementi di fascismo che attraversano le diverse epoche storiche, gettano una luce sinistra su ciò che sta succedendo adesso nel nostro Paese. “Gli unici che possono fornire una identità alla nazione sono i nemici. – scriveva l’autore del Il nome della rosa – Così, alla radice della psicologia Ur-Fascista vi è l’ossessione del complotto, possibilmente internazionale. I seguaci debbono sentirsi assediati. Il modo piu’ facile per far emergere un complotto è quello di fare appello alla xenofobia. (…) Per l’Ur-Fascismo gli individui in quanto individui non hanno diritti, e il “popolo” è concepito come una qualità, un’entità monolitica che esprime la “volontà comune”. Dal momento che nessuna quantità di esseri umani può possedere una volontà comune, il leader pretende di essere il loro interprete. (…) Nel nostro futuro si profila un populismo qualitativo Tv o Internet, in cui la risposta emotiva di un gruppo selezionato di cittadini può venire presentata e accettata come la voce del popolo”. Continua a leggere

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Annotazioni dall’autunno della civiltà. Per resistere all’inverno e preparare la primavera

Come in un taccuino personale, anche questo autunno ho annotato sulla mia pagina Facebook, quasi quotidianamente, pensieri suscitati da alcune “notizie del giorno”. Rileggendole insieme, a posteriori, se ne può ricavare il senso complessivo di questo autunno della civiltà. Per attrezzarci a resistere all’inverno e preparare la primavera. 

20 settembre
Oggi a Maryland ennesima strage negli USA. Nessun terrorismo ha mai fatto tante vittime quanto le armi libere: 30.000 morti all’anno sacrificati sull’altare della lobby delle armi. Più della somma delle vittime statunitensi nelle tante guerre nelle quali il governo americano è attualmente impegnato.
Oggi negli USA, domani in Italia. Grazie al “nostro” governo che, a sua volta, liberalizza le armi e la licenza di uccidere. E la chiama – beffardamente – “legittima difesa”.

25 settembre
In fondo, pensandoci bene, non è concettualmente sbagliato che nel “decreto Salvini” il governo Conte (si fa per dire) abbia collegato i temi della sicurezza e dell’immigrazione: la sicurezza degli immigrati non è mai stata così in pericolo da quando è in carica questo governo.
Del resto, con il decreto sulla liberalizzazione delle armi e la legge sulla cosiddetta “legittima difesa”, anche la sicurezza degli indigeni è già fortemente compromessa Continua a leggere

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Ormai solo l’educazione ci può salvare. Note per educare alla nonviolenza nel tempo della paura

All’inizio di questo anno scolastico, lo scorso 4 settembre, sono stato invitato dall’Istituto comprensivo 10 di Modena, insieme ad altri formatori, ad una giornata di formazione sull’educazione alla pace rivolta a tutti gli insegnanti. Queste sono le note con le quali ho preparato il mio intervento. Forse può essere non del tutto inutile renderle pubbliche e diffonderle 

Il panorama attuale

Si vis pacem para bellum, se vuoi la pace prepara la guerra, è il vecchio motto latino che ha accompagnato millenni di storia dell’umanità. Storia punteggiata da guerre, da centinaia di milioni di morti, da enormi sprechi di risorse sottratte all’educazione, all’istruzione, alla sanità, al welfare: nel solo 2017 la spesa pubblica militare mondiale è stata 1.739 miliardi di dollari, in crescita costante. Se si fosse trattato di un enorme esperimento scientifico per validare l’ipotesi – per quanto intuitivamente assurda – che per fare la pace bisogna preparare il suo contrario, la guerra, sarebbe stata abbandonata da tempo. Invece su questa ipotesi – spacciata per certezza – si basa l’organizzazione attuale della società. Continua a leggere

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Abbiamo bisogno di un salto di civiltà, non della leva obbligatoria

In questa tragica estate il ministro degli interni ha trovato anche il modo di intervenire, in maniera del tutto estemporanea e superficiale – come usa fare abitualmente – sul tema dell’obbligatorietà del servizio militare e di quello civile: “vorrei che oltre ai diritti tornassero a esserci i doveri” – ha detto il ministro in un comizio – “facciamo bene a studiare i costi, i modi e i tempi per valutare se, come e quando reintrodurre per alcuni mesi il servizio militare, il servizio civile per i nostri ragazzi e le nostre ragazze così almeno impari un po’ di educazione che mamma e papà non sono in grado di insegnarti”.

Da obiettore di coscienza al servizio militare finora non sono entrato nel merito delle sparate di Salvini sulla leva obbligatoria, che parla di questioni che non conosce, se non osservando che in nessuna democrazia il ministro degli interni si occupa delle forze armate, né si pensa di delegare all’esercito l’educazione: è quello che accade nei regimi totalitari. Tuttavia, poiché autorevoli ricercatori hanno preso sul serio le parole in libertà del ministro (come l’amico Giorgio Beretta su Unimondo), sollecitando interventi più strutturati, provo ad aggiungerne brevemente ancora qualcuna alle tante ragioni contro la leva obbligatoria già avanzate – anche dall’interno del governo – al ministro Salvini. Continua a leggere

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Controbilancio. Annotazioni su due mesi di governo della paura

Il presidente del consiglio Giuseppe Conte ha fatto su facebook il bilancio di governo di mezza estate. Ho pensato di fare anch’io lo stesso bilancio, recuperando le mie #annotazioni quasi quotidiane affidate a facebook, a partire dal giorno della fiducia al Senato. Dalla loro lettura consecutiva, giorno dopo giorno, ne emerge l’inquietante profilo di un governo che alimenta la paura e nutre di odio il Paese

5 giugno

Quindi il presidente Conte, nel discorso per la fiducia, ha detto di voler potenziare la “legittima difesa”… Sarei d’accordo con lui se intendesse difendere la civiltà con più scuola e più cultura – temi completamente dimenticati nelle sue parole – invece vuole “solo” liberalizzare il possesso delle armi.
Per l’illegittima difesa dell’industria armiera nazionale. Che rincorre il sogno americano degli arsenali privati. Che comprende l’incubo delle stragi quotidiane nei college e nei campus. Continua a leggere

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La vera opposizione al governo della paura si fonda su più cultura. Della nonviolenza

Annotazioni sulla difesa legittima e su quella illegittima

   C’ero anch’io in quel fine settimana di febbraio a Vicenza, durante la fiera delle armi Hit Show – che prevedeva anche lo scandaloso accesso dei bambini agli stands delle oscenità – nella quale Matteo Salvini incassava il sostegno elettorale esplicito dei referenti dell’industria delle armi e delle associazioni degli “armigeri” – come rivela la Repubblica – impegnandosi, in cambio, a coinvolgerli “ogni qual volta siano in discussione provvedimenti che possano influire su diritto a detenere e utilizzare a qualsiasi titolo armi.” Mentre Salvini, in quelle ore, consegnava nelle mani della lobby delle armi la politica della sicurezza del futuro governo, io mi trovavo presso i Missionari saveriani a dialogare sugli stessi temi con Riccardo Iacona e con Giorgio Beretta sulla denuncia e sul contrasto – con la nonviolenza – di questa spinta al riarmo fondata sul senso di insicurezza, sul rancore, sulla voglia di farsi giustizia da sé. Continua a leggere

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