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La FP CGIL dice No agli F35. Risultato partito da Reggio Emilia

Ecco il comunicato stampa con il quale la FP CGIL di Reggio Emilia ed il Movimento Nonviolento reggiano raccontano il percorso dell’emendamento per il disarmo e contro gli F35, presentato nelle assemblee sindacali di base di Reggio Emilia no-f35 

E’ partito dalle assemblee di base della CGIL-Funzione pubblica di Reggio Emilia l’emendamento che chiede al primo sindacato italiano un impegno diretto per la riduzione drastica delle spese per gli armamenti, “a cominciare dalla cancellazione del programma di acquisto degli F35”.

Primo firmatario Pasquale Pugliese del Movimento Nonviolento di Reggio Emilia, iscritto anche alla CGIL, che ha proposto nella propria assemblea congressuale di base di aggiungere al documento Camusso-Landini “Il lavoro decide il futuro” la seguente formula: “considerando che il nostro nostro Paese è agli ultimi posti in UE in quanto a capacità di tenuta del welfare e tra i primi in quanto a spesa pubblica militare, diventa ineludibile ridurre drasticamente le spese per gli armamenti, a cominciare dalla cancellazione del programma di acquisto degli F35, con l’obiettivo di recuperare risorse per difendere i diritti costituzionalmente garantiti, a partire da quello al lavoro, anziché usarle per la preparazione della guerra costituzionalmente ripudiata”. Votato all’unanimità dai partecipanti alle assemblee di base, l’emendamento è passato al Congresso provinciale sia di categoria che di Camera del lavoro. Giunto così al Congresso regionale di Rimini dell’11 e 12 marzo 2014, è stato assunto dalla “commissione politica” ed è quindi stato inserito nel documento congressuale  ed è divenuto un ordine del giorno del Congresso nazionale della categoria che si è tenuto ad Assisi la settimana scorsa. Continua a leggere

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Sulla Siria, il nostro “che fare?”

Sulla grave situazione internazionale condividiamo la nota integrale del Movimento Nonviolento

Questo non è un appello. Non è una petizione. Non raccogliamo firme, né cerchiamo consensi.
Vogliamo solo offrire qualche spunto di riflessione per il dibattito che si sta sviluppando al seguito dei “venti di guerra” che provengono dallo scenario internazionale che oggi ci consegna una sponda del Mediterraneo in fiamme, dalla Siria alla Libia, dall’Egitto al Libano (oltre naturalmente alla Palestina). Sull’altra sponda del Mediterraneo si affacciano i paesi occidentali, compresa l’Italia, impotenti sul piano politico, ma molto attivi sul piano del commercio delle armi, che vanno ad alimentare i massacri. In fondo al Mediterraneo ci sono migliaia di profughi in fuga dalle guerre.download (11)

Noi possiamo fare poco o niente sul piano immediatamente efficace per impedire il massacro. Nessuna sacrosanta richiesta ai potenti di fermare la guerra ha restituito la pace ai popoli. Non è accaduto a Belgrado, né a Baghdad, né a Kabul e nemmeno a Tripoli. Non accadrà a Damasco. Nè è nostro compito scegliere le parti per le quali parteggiare – tra dittatori di lungo corso, militari golpisti e fondamentalisti jihadisti – laddove la verità è sempre la prima vittima delle guerre e le responsabilità tra oppressori e oppressi non sono separabili con l’accetta. Quel che possiamo e dobbiamo fare nell’immediato è stare dalla parte delle vittime, accogliere e portare soccorso, alleviare le sofferenze, salvare singole vite. E’ già molto, ma non basta. Come non basta condannare l’intervento armato e i suoi mandanti. E’ necessario, ma non basta. Continua a leggere

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4 novembre: non festa ma lutto, non festa ma impegno

L’Italia ripudia la guerra, anche il 4 novembre

Il 4 novembre non è un giorno di festa: è un giorno di lutto per le vittime delle guerre e d’impegno per il disarmo. Non festa ma lutto, perché si ricorda la fine di una “inutile strage”, come Benedetto XV definì la prima guerra mondiale, e non si può non ricordare che tutte le guerre sono “inutili stragi” e tutti gli eserciti ne sono gli strumenti.
Non festa ma impegno, perché per ricordare davvero – e non retoricamente e ipocritamente – le vittime delle guerre l’unico modo è “ripudiare la guerra” e costruire la pace, attraverso la via realistica del disarmo.

Eppure il 4 novembre – unica celebrazione traghettata dal fascismo alla Repubblica – si continuano a “festeggiare” le forze armate, cioé gli strumenti di guerra. Ed è una festa che si prolunga tutto l’anno: nelle varie manovre finanziarie, qualunque siano i governi in carica, si continuano a dilapidare preziose risorse in spese militari e di armamenti (23 miliardi nell’ultimo anno), si continua a finanziare l’acquisto di terribili strumenti d’attacco come i caccia f-35 (15 miliardi previsti) ed a condurre operazioni di guerra come l’occupazione militare in Afghanistan, atti contrari alla Costituzione italiana. Si lascia invece quasi privo di risorse il Servizio Civile Nazionale, strumento di difesa civile della Patria prevista dalla legge e coerente con la Costituzione.

Del resto, le forze armate e i loro armamenti non sono solo strumenti di guerra potenziale, che diventano attuali solo quando entrano in azione. Le armi sono strumenti e mezzi di guerra in atto anche quando non sparano, perché la quantità enorme di risorse pubbliche che vengono destinate alle spese militari, alla preparazione della guerra contro minacce ipotetiche o pretestuose, lasciano la Patria senza difesa ed insicura rispetto alle reali minacce alle quali sono gravemente sottoposti, qui ed ora, tutti i cittadini, sul proprio territorio: la disoccupazione e la precarietà del lavoro, la povertà e l’analfabetismo, la fragilità edilizia in un paese sismico e i disastri idro-geologici…

Svuotare gli arsenali e riempire i granai, diceva il Presidente Pertini, ed invece abbiamo riempito gli arsenali e svuotato i granai, offrendo la peggiore delle risposte possibili alla crisi economica e sociale che stiamo vivendo.

Ricordare davvero le vittime delle guerre e costruire la pace può dunque avvenire solo avviando un serio disarmo, attraverso la riconversione dalla difesa militare alla difesa civile; liberando le risorse necessarie per l’affermazione dei “principi fondamentali” sanciti nei primi dodici articoli della Carta costituzionale, quelli che offrono la sicurezza della cittadinanza – il lavoro, la solidarietà, l’uguaglianza, la cultura, la difesa del patrimonio naturale – attraverso il ripudio della guerra e degli strumenti che la rendono possibile. Il 4 novembre, come tutto l’anno.

Per questo il nostro Movimento, insieme a Peacelink e al Centro di ricerca per la pace di Viterbo, ha lanciato per il 4 novembre la campagna “Ogni vittima ha il volto di Abele”, affinché in ogni città si svolgano commemorazioni nonviolente delle vittime di tutte le guerre.

Movimento Nonviolento

http://www.nonviolenti.org

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Una buona notizia: a Reggio Emilia la bandiera della pace è ancora una “provocazione” per le coscienze

Suscita un certo stupore leggere che esponenti politici della destra reggiana, mentre l’ignominia travolge da Sud a Nord le regioni governate dal loro partito, piuttosto che dedicarsi a un prezioso silenzio di meditazione e purificazione, abbiano trovato il tempo di attaccare la bandiera della pace esposta a Reggio Emilia in piazza Prampolini dal Palazzo Municipale: “è una provocazione vedere esposto, nel Municipio, un vessillo non regolamentare”.

Tuttavia, se si sentono provocati dalla bandiera della pace, al punto da non sopportarne la vista, non sanno di averci dato una buona notizia: la bandiera della pace rappresenta ancora una sana provocazione per le coscienze!

La bandiera con i colori dell’arcobaleno fu introdotta in Italia nel 1961, dal filosofo e pedagogista Aldo Capitini, fondatore del Movimento Nonviolento, in occasione della “Marcia della pace per la fratellanza tra i popoli”, da Perugia ad Assisi, da lui ideata. Non solo la bandiera, ma la stessa Marcia della pace, organizzata in piena “guerra fredda”, qualche settimana dopo la costruzione del “muro di Berlino”, fu vista da molti come una “provocazione non regolamentare”. Oggi, oltre mezzo secolo dopo, il muro a Berlino non c’è più, ma le bandiere della pace e della nonviolenza continuano a significare periodicamente il cammino da Perugia ad Assisi. Anzi, lo scorso anno, per il cinquantesimo anniversario di quella prima Marcia, anche molte migliaia di reggiani hanno marciato ancora una volta, sventolando le bandiere della pace, da Perugia fino alla Rocca di Assisi. Un bella provocazione, che continua.

Ed infatti è continuata anche al ritorno a Reggio Emilia, quando ben cinquantuno organizzazioni della società civile hanno sottoscritto l’Appello al Consiglio Comunale “Reggio Emilia, città di pace esprima un No ai cacciabombardieri F-35”. E il Consiglio Comunale ha raccolto quell’appello, chiedendo, il 27 febbraio scorso, al Governo italiano di “ridurre le spese militari, annullando almeno l’acquisto dei 131 cacciabombardieri F 35, azzerandone il programma, e destinare le risorse recuperate per il welfare municipale…cioè a investimenti di pace e di vera sicurezza.”, chiedendo inoltre al Presidente della Repubblica “di tutelare la Costituzione nella sua interezza, con particolare riferimento all’art. 11, che non prevede l’acquisizione di micidiali strumenti di offesa, capaci di trasportare anche armi nucleari”Anche questa mozione consiliare è una provocazione?

Certo, una salutare provocazione, perché serve a ricordare che la Costituzione italiana prevede tra i dodici “Principi fondamentali” della Repubblica, il “ripudio della guerra come mezzo di offesa alla libertà degli altri popoli e come strumento di risoluzione delle controversie internazionali”. In una fase storica nella quale – acquistando a carissimo prezzo micidiali strumenti di offesa – invece della guerra è sotto ripudio proprio la Costituzione, la bandiera della pace che sventola dal Municipio, vicino alla Sala del Tricolore, nella piazza principale della nostra bella città della Resistenza, sta lì a ricordarci – ad ammonirci anzi – che se si vuole la pace, non bisogna preparare la guerra, che è anzi da ripudiare, ma è necessario preparare la pace. Di questi tempi, un’autentica “provocazione non regolamentare”, ma un giorno l’umanità imparerà questa lezione: noi non ci saremo più, come oggi non c’è più Aldo Capitini, ma qualcuno sventolerà ancora la bandiera della pace.

Tutto sommato, grazie agli amici della destra per avercelo ricordato.

 

Movimento Nonviolento – Centro di Reggio Emilia

 

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Anche a Reggio Emilia il 2 ottobre è dedicato al disarmo

Giornata internazionale della nonviolenza

Il 2 ottobre si celebra la Giornata Internazionale della Nonviolenza (indetta dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite). La data è stata scelta in quanto anniversario della nascita di Gandhi, ispiratore dei movimenti per la pace, la giustizia, la libertà di tutto il mondo. È infatti con Gandhi che nasce l’azione politica nonviolenta, strumento collettivo di liberazione, metodo di lotta alternativo alla violenza e alla guerra.

La crisi generale che stiamo vivendo – economica, sociale, politica – è sempre più forte. Oggi la vita stessa del pianeta è a rischio: crisi ecologica, crisi belliche, aumento senza precedenti delle spese militari nazionali e globali, rendono il futuro incerto.
Per uscirne c’è bisogno di una nuova politica, fondata sui due pilastri che Gandhi ci ha indicato: la nonviolenza e il disarmo.

Anche da Reggio Emilia, nei mesi passati, abbiamo chiesto al Governo italiano un gesto di disarmo, il taglio delle spese militari, la rinuncia all’acquisto dei cacciabombardieri F-35. Abbiamo raccolto nella nostra città centinaia di firme e le abbiamo portate a Roma, insieme alle migliaia raccolte in tutta Italia; il nostro Consiglio Comunale, insieme a centinaia di altri Enti Locali, si è espresso contro l’acquisto dei caccia F-35 e per l’uso civile degli oltre 13 miliardi di risorse liberate, contro la grave crisi economomica e sociale. Ma le richieste del popolo della pace sono totalmente disattese: ai tagli ai quali è costretta la spesa pubblica civile è sottratta proprio la spesa incivile, quella militare e per gli armamenti. Anche in Italia, come in Grecia, mentre si svuotano i granai si riempiono pericolosamente gli arsenali. E il tema del disarmo è il grande rimosso dall’agenda della politica.

Dunque, anche a Reggio Emilia, come nel resto del Paese, vogliamo fare del 2 ottobre una nuova occasione di impegno per la nonviolenza e per il disarmo, attraverso un incontro-laboratorio che si svolgerà presso la Scuola di Pace – e in collaborazione con essa – con proiezione di video, attività, in/formazione e distribuzione gratuita ai partecipanti di “Azione nonviolenta-Speciale disarmo”, il numero doppio di 40 pagine della rivista fondata nel 1964 da Aldo Capitini, fondatore del Movimento Nonviolento italiano.

Movimento Nonviolento – Centro di Reggio Emilia
http://www.nonviolenti.org

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