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Un altro modo di concepire le relazioni umane. Ripartire dall’opera di Aldo Capitini e Alex Langer

Decine di migliaia di persone hanno camminato, ancora una volta, lo scorso 7 ottobre, sulla strada che collega Perugia ad Assisi, lungo il percorso di pace tracciato nel 1961 da Aldo Capitini quando a Berlino era appena stato costruito il muro che tagliava in due l’Europa. Abbattuto quel muro, oggi molti altri muri e barriere attraversano l’Europa e il mondo e tagliano in due l’umanità, tra inclusi e respinti. Sulla strada per Assisi, a cinquanta anni dalla morte di Capitini, è emersa, vivace e colorita, la volontà comune di porre un argine alla logica dei muri e alla cultura della violenza che la sottende. Si è manifestato con grande forza e determinazione un rinnovato impegno, superata la logica delle diverse appartenenze, da parte di un mondo assai ampio e variegato, solidale e nonviolento, portatore di un’agenda differente da quella governativa, che soffia sulle tante paure e alimenta odiosi risentimenti verso l’altro. Nelle ultime settimane del resto si vanno moltiplicando iniziative di solidarietà e di apertura, con il concorso delle più diverse espressioni della società civile. In risposta alla “discriminazione del panino” in quel di Lodi, tempestive e spontanee sono giunte le tante donazioni di molti comuni cittadini. Continua a leggere

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Dalla reazione alle guerre alla costruzione della pace

Qualche domanda e alcune risposte sul movimento pacifista, oggi in Italia. Tra Siria, Yemen e interventi militari

(foto di Antonella Iovino)

 

Gli sviluppi della nonviolenza si accrescono continuamente.

La nonviolenza promuove azioni per la pace sia sotto forma di manifestazioni,

sia come rifiuto di cooperare alla preparazione della guerra,

e costituisce perciò la punta più avanzata del pacifismo.

Aldo Capitini

(Le tecniche della nonviolenza, 1967)

1. L’attacco missilistico USA-anglo-francese alla Siria dello scorso 14 aprile, tutto sommato privo di effetti pratici all’interno di un conflitto armato che dura ormai da sei anni – se non per il colpo autopromozionale battuto da Trump, probabilmente in funzione interna, e per il rafforzamento del regime di Assad, che non ha subito perdite ma può vantare la persecuzione occidentale – ha avuto invece due effetti collaterali e complementari in Italia. Da un lato l’agitazione di un certo “pacifismo” che reagisce per riflesso condizionato “contro la guerra” solo quando si muovono militarmente gli USA, come se gli anni di martirio del popolo siriano – colpito dal regime, dal terrorismo islamista, ma anche dalle geopolitiche di potenza contrapposte di Russia ed USA – non fossero guerra degna di nota. Dall’altra la ripetizione ossessiva, da parte di media, giornalisti e politici dell’annosa domanda “dove sono i pacifisti”? Incapaci di vedere il salto di qualità in corso nel movimento per la pace che, ispirandosi alla nonviolenza, da reattivo si fa sempre più proattivo. Continua a leggere

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Armi e legittima difesa? Un’altra idea di sicurezza, realistica ed efficace

Mentre negli USA mezzo milione di studenti protestano contro l’industria delle armi e la “libertà” di armarsi promossa dal complesso politico-militare-industriale e – contemporaneamente – il Senato della Repubblica italiana elegge come proprio presidente una signora che in campagna elettorale ha promesso di presentare come prima proposta di legge quella sulla “legittima difesa”, cioè sulla libertà di armarsi e uccidere, mi pare utile diffondere l’intervento svolto lo sorso 19 febbraio al convegno di Vicenza su “Insicurezza, rancore, farsi giustizia: dentro l’Italia che si arma” – organizzato da OPAL e Rete Italiana Disarmo, in occasione della fiera delle armi Hit Show – al quale sono stato invitato insieme a Riccardo Iacona e Giorgio Beretta.  Già pubblicato su Azione nonviolenta, nel numero cartaceo di gennaio-febbraio 2018 

In un episodio della serie tv Black Mirror si racconta di un esercito ai cui militari viene impiantato nel cervello un dispositivo elettronico, detto “maschera”, che trasforma, nella loro percezione, coloro che vengono indicati dai comandanti come i nemici – non un esercito avversario ma civili che hanno una particolare composizione del dna – in mostri: i soldati, dal momento che impiantano la “maschera”, non ricordano nulla della vita precedente e danno la caccia spietata a queste persone, chiamate “parassiti”, che a loro appaiono mostri tante nelle fattezze fisiche quanto nei suoni che emettono… Per una serie di ragioni, il dispositivo mentale di un soldato si inceppa e il militare – riconoscendo nelle sue vittime gli esseri umani e comprendendone la lingua – si rende conto di ciò che sta facendo e si rifiuta di proseguire. A quel punto lo psicologo dell’esercito gli spiega che durante la prima guerra mondiale solo il 15% dei soldati sparava davvero ai nemici perché inibito dalle caratteristiche umane dell’avversario e su questo “difetto di umanità” l’esercito ha lavorato, per disinibire la violenza dell’uomo sull’uomo: con le normali tecniche di addestramento si era riusciti ad arrivare al 75%, ma non era ancora sufficiente: adesso il dispositivo (la “maschera”) – continua lo psicologo – che de-umanizza e mostrifica l’altro, garantisce il 100% del risultato. Ossia la disponibilità totale ad uccidere, senza se e senza ma. Continua a leggere

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Dopo le elezioni, ripartiamo dallo sconfiggere i nostri mostri

Come sarebbero andate le elezioni politiche del 4 marzo potevamo prevederlo ampiamente se solo avessimo letto con serietà e attenzione il Rapporto sulla situazione sociale del Paese, reso noto dal Censis, il 4 gennaio scorso. Quel rapporto che dimostra come, nonostante una certa ripresa economica, la vera crescita sia quella del rancore – non come odio sociale delle classi oppresse nei confronti delle classi dominanti – ma come paura e rancore dei penultimi nei confronti degli ultimi della scala sociale. L’87,3% degli appartenenti al ceto popolare non vede nessuna possibilità di futuro e si sente insediato  dall’immigrazione, con percentuali sempre più alte man mano che si scende nel livello sociale e culturale. Che è tutto dire nel Paese penultimo in Europa per numero di laureati (25,6%), nel quale predomina il sentimento di paura e di ostilità nei confronti delle differenze (il 66,2% dei genitori italiani si dice contrario all’eventualità che la propria figlia sposi una persona di religione islamica, il 42,4% una dello stesso sesso, il 41,4% un immigrato). Inoltre, non solo l’84% dei cittadini non ha fiducia nei partiti, ma tra il 70 e l’80% degli italiani non ha fiducia neanche nelle istituzioni democratiche: governo, parlamento, enti locali. E il 64% di essi ritiene che “la voce del cittadino non conti nulla”. Insomma un panorama di desolazione culturale, di frammentazione sociale e di sfiducia democratica che avrebbe potuto avere due esiti elettorali: un’astensione di massa o una vittoria dei partiti che spacciano i propri prodotti politici sul mercato dalla paura e dal rancore. E così è stato. Continua a leggere

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Annotazioni da un’estate ad umanità zero

 
Come in un taccuino personale, durante l’estate sulla mia pagina Facebook ho annotato, quasi quotidianamente, uno o due pensieri suscitati da alcune “notizie del giorno”. Rileggendole insieme, a posteriori, se ne può ricavare il senso complessivo di una estate ad umanità zero.  Eccone una selezione, dal 30 luglio all’1 settembre. 

30 luglio

I responsabili dell’Unicef, dell’Organizzazione mondiale della sanità e del Programma alimentare mondiale, al ritorno da una missione in Yemen – martoriato dalla guerra con l’Arabia Saudita – hanno certificato “la peggiore crisi di colera al mondo all’interno della più grande crisi umanitaria al mondo”.
“Circa 2 milioni di bambini dello Yemen” – scrivono nel loro rapporto – “sono colpiti da malnutrizione acuta. La malnutrizione rende questi bambini ancora più vulnerabili al colera, le malattie creano più malnutrizione. Una combinazione terribile”.
In tutto questo, il nostro Paese – mentre stanzia 10 milioni di euro di aiuti umanitari – autorizza 411 milioni di esportazioni di bombe per l’Arabia Saudita, che le scarica sulla popolazione yemenita.
Ciò significa che il governo italiano favorisce attivamente la catastrofe umanitaria. Per il profitto dell’industria bellica. Senza ritegno.
Un crimine contro l’umanità.
Una vergogna assoluta.
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Immane silenzio.

“…di quegli anni in cui personaggi da operetta recitano la tragedia dell’umanità.” (Karl Kraus)
Così come ancora accade.

Antonellaiovino

Immane silenzio. LA VOCE DI DIO. Io non l'ho voluto. LA VOCE DI DIO. Io non l’ho voluto.
– Karl Kraus, Gli ultimi giorni dell’umanità –

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cent’anni nell’ombra

Quando torneranno per tutti prati? A cento anni dalla prima guerra mondiale c’è la terza – diffusa – in corso. Quanti anni ancora di ombre, prima delle luci del disarmo e della nonviolenza?

Antonellaiovino

"La guerra che verrà non è la prima. Prima ci sono state altre guerre. Alla fine dell’ultima c’erano vincitori e vinti. Fra i vinti la povera gente faceva la fame. Fra i vincitori faceva la fame la povera gente egualmente." Bertolt Brecht “La guerra che verrà non è la prima. Prima ci sono state altre guerre. Alla fine dell’ultima c’erano vincitori e vinti. Fra i vinti la povera gente faceva la fame. Fra i vincitori faceva la fame la povera gente egualmente.”
Bertolt Brecht

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Per carità di patria Ministro, chi depaupera chi?

Si rimane di stucco a rileggere sulla stampa le parole del ministro della difesa Mario Mauro che – a pochi giorni dalla presentazione del drammatico Rapporto ISTAT sull’impoverimento progressivo degli italiani – ha denunciato in Commissione difesa del Parlamento “il continuo depauperamento delle risorse destinate alla difesa” ed ha reiterato la richiesta di rispristinare “ragionevoli livelli di spesa per l’esercizio delle Forze Armate”, minacciando altrimenti il “completo defoult”, ossia il fallimento, dell’apparato bellico italiano. Per avvalorare la sua tesi, invece di presentare dati aggiornati del Ministero che presiede (in particolare sui costi specifici dei caccia F-35, come gli veniva richiesto) il ministro ha sfoderato i dati forniti nel rapporto del SIPRI – l’autorevole istiituto di Stoccolma che monitora le spese militari globali – dai quali ha estrapolato la riduzione stimata del 5,2 %, tra il 2011 e il 2012, nella spesa militare italiana. Stimata, perché la spesa militare italiana è di ben difficile lettura in quanto distribuita su più ministeri, tra i quali quello per lo sviluppo economico (sic!) Continua a leggere

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Il nostro impegno per il Disarmo

dichiarazione congiunta di Giulio Marcon* e Pasquale Pugliese**download

Siamo impegnati in questa campagna elettorale perché condividiamo l’impegno di SEL per il taglio drastico delle spese militari, non solo contro i
 cacciabombardieri F-35, e per una nuova politica di pace, a cominciare
 dall’istituzione dei Corpi Civili di Pace e dal sostegno al Servizio Civile
 Nazionale come diritto universale, connaturato al suo progetto politico.

In particolare SEL è impegnata attivamente, da sempre, per la cancellazione
dello sciagurato programma dei cacciabombardieri d’attacco F-35, il più
folle progetto di riarmo militare della nostra storia: oscenamente
dispendiosi, inutili per la difesa della Patria, mal funzionanti.

Noi siamo contrari anche perché vogliamo rispettare integralmente la 
Costituzione italiana che ripudia sempre la guerra e non siamo disponibili
a ripudiare, invece, la Costituzione, come troppo spesso è avvenuto negli 
anni passati. Continua a leggere

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