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Annotazioni da un’estate ad umanità zero

 
Come in un taccuino personale, durante l’estate sulla mia pagina Facebook ho annotato, quasi quotidianamente, uno o due pensieri suscitati da alcune “notizie del giorno”. Rileggendole insieme, a posteriori, se ne può ricavare il senso complessivo di una estate ad umanità zero.  Eccone una selezione, dal 30 luglio all’1 settembre. 

30 luglio

I responsabili dell’Unicef, dell’Organizzazione mondiale della sanità e del Programma alimentare mondiale, al ritorno da una missione in Yemen – martoriato dalla guerra con l’Arabia Saudita – hanno certificato “la peggiore crisi di colera al mondo all’interno della più grande crisi umanitaria al mondo”.
“Circa 2 milioni di bambini dello Yemen” – scrivono nel loro rapporto – “sono colpiti da malnutrizione acuta. La malnutrizione rende questi bambini ancora più vulnerabili al colera, le malattie creano più malnutrizione. Una combinazione terribile”.
In tutto questo, il nostro Paese – mentre stanzia 10 milioni di euro di aiuti umanitari – autorizza 411 milioni di esportazioni di bombe per l’Arabia Saudita, che le scarica sulla popolazione yemenita.
Ciò significa che il governo italiano favorisce attivamente la catastrofe umanitaria. Per il profitto dell’industria bellica. Senza ritegno.
Un crimine contro l’umanità.
Una vergogna assoluta.
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La mia mamma, per esempio.

Ancora su papa, pugni, educazione nonviolenta. E memoria

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Si è fatto un gran parlare nei giorni passati dell’ormai famosa frase del papa ai giornalisti, a commento delle tragiche vicende di Parigi: se qualcuno “dice una parolaccia contro la mia mamma è normale che si aspetti un pugno”. A me – educatore e formatore che cerca d’impegnarsi nella ricerca nonviolenta – i commenti apparsi più interessanti sono stati quelli di Moni Ovadia, “questa battuta in sostanza mira ad evitare la contrapposizione tra cristiani e musulmani”; di Sergio Manghi “per accedere alla pace e al perdono bisogna passare per il conflitto e non fuggirlo. Anche Gandhi non sarebbe d’accordo, la non violenza non è la non azione”; di Mao Valpiana “una parola può essere violenta se detta senza carità, e un pugno può essere amorevole se mosso da carità (pensiamo alle famose “cinghiate” date da don Lorenzo Milani ai suoi amatissimi figlioli di Barbiana)”; di Monica Lanfranco “O s’insegna in famiglia, scuola, chiesa e dopolavoro una cultura del rispetto, del ripudio della violenza (dalle parole ai gesti), o presto si arriva a superare quella soglia, quel limite, che trasforma il faticoso ma fecondo terreno del conflitto nella rapida e mortale guerra”.  A me la frase del papa, ed i commenti successivi, hanno fatto tornare in mente un episodio della mia fanciullezza… Continua a leggere

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