in Italia, come in Grecia, per le spese militari non c’è crisi che tenga

Lo dice il sito della Treccani, tacciono i candidati alle elezionidownload

Anche il sito della Treccani (l’autorevole e liberale Enciclopedia italiana) ci dice che la variabile “debito pubblico” varia in funzione della variabile “aumento delle spese militari”.
E ci ricorda che questo è proprio “quello che è successo in Grecia: nel 2011 ha dovuto sborsare ben 1,3 miliardi di euro per 2 sommergibili tedeschi, 403 milioni di euro per i carri armati da combattimento Leopard, costruiti in Germania, e 4,4 miliardi di euro per l’acquisto di 6 fregate, 15 elicotteri e alcune motovedette francesi”. Ossia proprio a beneficio di quei Paesi i cui governi le intimano di tagliare la vita delle persone. Al punto che “la percentuale delle spese militari greche rispetto al prodotto interno lordo è stata del 3,2%, cioè al secondo posto tra i Paesi Nato dopo il 4,7% degli Stati Uniti.”
Insomma, “le spese folli con le quali la Grecia ha immotivatamente ingigantito le proprie forze armate sicuramente hanno contribuito al proprio dissesto economico”.
Insomma, in tutta Europa “per le spese militari non c’è crisi che tenga”, come sappiamo bene noi italiani indirizzati – tecnicamente – sulla via della Grecia. Sempre più impoveriti ma sempre più armati.
Eppure di questo tema gigantesco non c’è quasi traccia nei programmi dei partiti e nelle dichiarazioni dei candidati alle elezioni. L’obiettivo è farlo diventare il cuore della campagna elettorale, perché questo è il cuore della vita delle persone. Adesso!

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