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Alla corte di re Mida bellico. Lo scandalo della “transizione ecologica” a mano armata

Quando Alex Langer, da presidente del gruppo dei Verdi al parlamento europeo, introdusse il concetto di conversione ecologica (https://www.alexanderlanger.org/it/140/268) mettendo in guardia dall’antico re Mida, che trasforma in oro tutto ciò che tocca, diventato simbolo del nostro tempo come “vero patrono dei culti del progresso e dello sviluppo”, forse non poteva immaginare che un quarto di secolo dopo, nel nome della transizione ecologica il parlamento italiano, quasi unanimamente, avrebbe chiesto al governo di utilizzare parte delle risorse europee del piano di “ripresa e resilienza” in spese per armamenti, sacrificandole sull’altare dell’industria bellica. Novello re Mida bellico, che trasforma in spese militari risorse necessarie a far risorgere il Paese dallo schianto sociale della pandemia in corso.

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Quando i nodi vengono al pettine. La riapertura di scuole e università tra valori e disvalori costituzionali

Il 2 giugno ricorda non solo la nascita della Repubblica, ma anche l’elezione dell’Assemblea che scrisse la Costituzione italiana, la Carta fondante del nuovo Stato repubblicano, per la quale i Costituenti scelsero, come diceva Tullio De Mauro, “le parole più trasparenti”, affinché – in un un Paese appena uscito dalla guerra, che contava un numero elevato di analfabeti – il loro significato fosse comprensibile da tutti, senza alcuna ambiguità. Tra i dodici “principi fondamentali”, che definiscono la geografia dei valori e dei disvalori sui quali si fonda la Repubblica, voglio citare l’articolo 9 che “promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica” e l’artico 11 che “ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”. Principi chiari, precisi e incisivi nel loro significato: un valore da promuovere, un disvalore da ripudiare. E tuttavia i momenti di crisi, come quello che stiamo attraversando, fanno esplodere le contraddizioni. Nei momenti di crisi i nodi irrisolti vengono al pettine. Continua a leggere

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Pandemia come guerra, ossia la banalizzazione della complessità. I dieci errori di un paradigma sbagliato

Chiarire le nozioni,  screditare le parole intrinsecamente vuote,

definire l’uso delle altre attraverso analisi precise,

ecco un lavoro che, per quanto strano possa sembrare, 

potrebbe preservare delle vite umane

Simone Weil

Non ricominciamo la guerra di Troia

 

Come insegnano i filosofi del linguaggio, noi abitiamo la lingua che parliamo, perché il linguaggio costruisce e definisce gli elementi concettuali e simbolici del mondo in cui viviamo. La narrazione dell’impegno contro la pandemia in corso come una guerra – come fanno abitualmente i media e i governi di ogni Paese coinvolto – non è dunque solo un espediente metaforico ma, per le notevoli implicazioni culturali e politiche che questo racconto porta con sé, per il mondo di significati che costruisce, si configura come un vero e proprio paradigma interpretativo. Ma è il paradigma sbagliato, un errore epistemologico, per almeno dieci ragioni che provo qui ad elencare

1.semplifica ciò che è complesso

La pandemia che il pianeta stra attraversando è la dimostrazione che viviamo nel più complesso dei mondi possibili, nell’orizzonte dell’incertezza globale, in un sistema di sistemi nel quale davvero “il battito d’ali di una farfalla in Brasile provoca un tornado in Texas”, secondo la celeberrima formula del meteorologo Edward Lorenz. Il paradigma della guerra, invece, è il più banale degli schemi, la semplificazione estrema, la certezza assoluta: la riduzione del fenomeno a mera dicotomia di potenza – tra noi e il nemico – che perde di vista l’interconnessione tra le persone e tra le persone e la natura, ossia l’eco-sistema e le sue interazioni. Usare la narrazione sbagliata significa dunque costruire immaginari e narrazioni fallaci, che portano fuori strada e non aiutano a identificare e costruire soluzioni efficaci e durature. Continua a leggere

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Servizio civile: né obbligo, né mini naja, ma pari dignità tra difesa militare e difesa civile

Periodicamente riparte la corsa, da destra e da sinistra, a mettere le mani sul Servizio Civile con proposte – al contempo ideologiche ed estemporanee – di obbligatorietà, che fanno il paio con la rinascente idea di lanciare (più o meno) mini “naje”. L’ultima proposta di legge in questo senso, è passata recentemente alla Camera con ben 453 voti a favore e 10 contrari (i deputati di LEU), più 6 astenuti. Nel caso del Servizio Civile obbligatorio, c’è, sostanzialmente, una motivazione fondata sulla necessità di formare il carattere dei giovani italiani: “un antidoto fondamentale alla desertificazione delle relazioni, delle reti sociali e di senso a cui stiamo progressivamente assistendo”, scrive l’ex ministra della difesa Roberta Pinotti. Nel caso della cosiddetta mini naja, nelle motivazioni della proposta di legge c’è scritto: “il raggiungimento di obiettivi quali la comprensione del valore civico della difesa della patria sancito dall’articolo 52 della Costituzione quale sacro dovere di ogni cittadino; cognizione degli alti valori connessi alla difesa delle istituzioni democratiche del Paese attraverso lo strumento militare in Italia e all’estero; conoscenza, in maniera diversificata a seconda dell’età e del grado di istruzione dei partecipanti, delle principali minacce alla sicurezza interna e internazionale”. Continua a leggere

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Cambiano i governi, ma la guerra rimane l’implicito culturale

Questo maggio, puntuale come ogni anno, è uscito il Rapporto del SIPRI (l’autorevole e indipendente Istituto svedese di ricerca per la pace) sulle spese militari globali, che registra – puntualmente – un nuovo aumento record delle spese militari: i governi del mondo sono arrivati a spendere nel 2017 in armamenti ed eserciti 1.739 miliardi di dollari. Un enorme flusso di denaro che diventa doppiamente distruttivo: quando le armi sparano e uccidono e quando le risorse per produrle e acquistarle sono sottratte agli investimenti per la cura dell’umanità dalla fame, dalle malattie, dall’ignoranza, dai cambiamenti climatici… In questo delirio bellicista, anche il nostro Paese risulta in pieno riarmo, arrivando a toccare i 29 miliardi di dollari in un anno di spesa pubblica militare, pari a 26 miliardi di euro, con un incremento del + 2,1% rispetto all’anno precedente. Una corsa agli armamenti senza sosta, che è sfociata da tempo in innumerevoli guerre “locali” e nell’insicurezza globale. Aggravata dal rischio nucleare con 15.000 testate nucleari puntate sulla nostra testa, nella disponibilità di personaggi come Trump e Putin, che hanno boicottato – come il governo italiano – la ratifica del Trattato ONU per la messa al bando delle armi nucleari. Un delirio bellicista, una situazione da allarme rosso, rispetto alla quale non c’è consapevolezza diffusa del pericolo in corso. Continua a leggere

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Guerra globale oppure difesa e sicurezza? La campagna “Un’altra difesa è possibile” in campagna elettorale

Meglio leggere, ancora una volta, le parole del generale dell’esercito italiano Fabio Mini, nel suo ultimo interessante lavoro Che guerra sarà (il Mulino, 2017), per comprendere appieno la gravità della situazione presente: “Più che nel passato, oggi è necessario tenere i governati in uno stato permanente di agitazione e paura. L’uso della forza non è più l’extrema ratio; non è neppure lo strumento ancillare della politica e della sicurezza: la guerra e la minaccia della guerra consentono di creare l’insicurezza e mantenerla a quel livello di parossismo necessario all’esercizio del potere”. E un centinaio di pagine più avanti chiosa così sull’immediato futuro: “Ogni tipo di guerra sarà sperimentato e combattuto e la loro sommatoria permetterà di realizzare l’immenso campo di battaglia del futuro dal quale le élite mondiali di politica e affari trarranno i profitti materiali e di potere. Soltanto con questo tipo di guerra globale il parossismo può essere tenuto ai massimi livelli e lo sviluppo tecnologico bellico ha senso e avvenire perché orientato sempre verso qualcosa che può e deve accadere.” Continua a leggere

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E’ tempo di nonviolenza. Non più di retorica della pace

Sono passati dieci anni da quando l’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha dichiarato il 2 ottobre, anniversario della nascita di Mohandas K. Gandhi, Giornata internazionale della nonviolenza. La risoluzione n. 61/271 del 2007 chiede agli Stati membri di celebrare in maniera appropriata questa Giornata e di “diffondere il messaggio della nonviolenza attraverso l’educazione per renderne consapevoli i cittadini”. Tuttavia, non solo il governo del nostro Paese non promuove in nessun modo il messaggio della nonviolenza, ma ne è culturalmente e politicamente lontanissimo. Continua a leggere

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Diamo difesa civile ad un Paese che brucia (anche le risorse in spese militari)

Era proprio il mese di luglio del 2013 quando – dopo averne parlato in riva al Lago di Garda con Mao Valpiana, presidente del Movimento Nonviolento – scrivevo per Azione nonviolenta l’intervento preparatorio al XXIV Congresso, nel quale proponevo di assumere come centrale nell’azione del movimento fondato da Aldo Capitini l’avvio di una campagna per la “pari dignità” tra la difesa militare e quella civile, condotta attraverso una grande alleanza tra l’area disarmista, nonviolenta e quella del servizio civile. Fu quanto avvenne al Congresso del gennaio 2014 a Torino, nel quale fu presa la decisione di lavorare alla costruzione dell’Alleanza delle sei reti (Conferenza nazionale Enti Servizio Civile, Forum Nazionale Servizio Civile, Sbilanciamoci, Tavolo Interventi Civili di Pace, Rete della Pace, Rete Italiana per il Disarmo) che a Verona, all'”Arena di pace e disarmo” del 25 aprile di quell’anno, lanciarono la campagna “Un’altra difesa è possibile”. Continua a leggere

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Universale o residuale? Il Servizio civile ossia la “difesa non armata della Patria”

volontarie-civili-reggio-emiliaIl governo ha approvato il decreto attuativo del Servizio civile universale, avanzamento positivo sul piano dei principi. Del tutto insufficiente sul piano delle risorse, soprattutto se comparate alle spese per la difesa militare, rese note dal Primo rapporto italiano del Milex. Per un anno di “strumento di difesa non armata” si spende quanto quattro giorni di “difesa” iper-armata

A quarantacinque anni dalla Legge 772/72, che riconosceva la possibilità dell’obiezione di coscienza al servizio militare e la concessione della possibilità del “servizio civile sostitutivo”, ed a sedici dalla Legge 64/2001 che istituiva il Servizio civile nazionale finalizzato a “concorrere, in alternativa al servizio militare obbligatorio, alla difesa della Patria con mezzi ed attività non militari”, il 10 febbraio scorso il governo ha approvato, in via definitiva, il decreto legislativo che disciplina il Servizio civile universale in attuazione della legge 6 giugno 2016, n.106 relativo alla riforma del Terzo settore.
Diciamo subito che, sul piano dei principi, si tratta di una notizia positiva da molti punti di vista. Eccone elencati alcuni sul piano dell’identità, della convivenza, dell’Europa. Continua a leggere

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Per la sicurezza di tutti, sottrarre il monopolio della difesa ai militari

cattura-minacce

Le vicende di questi giorni, che legano tragicamente i terremoti e la nevicate nel Centro Italia, mi fanno pensare che vorrei vivere in un Paese moderno, capace di dotarsi – capillarmente – di potenti mezzi di difesa, come turbine, spazzaneve, rilevatori della stabilità degli edifici, elicotteri della protezione civile in grado di volare di notte, canadair…Invece viviamo in un Paese che preferisce dotarsi – abnormemente – di tremendi strumenti di guerra: cacciabombardieri F35, portaerei, carriarmati… Che difendono egregiamente gli interessi dei produttori di armamenti, ma lasciano drammaticamente indifesi i cittadini di fronte alle minacce quotidiane e reali.
Per questo è ormai necessario sottrarre il monopolio dell’organizzazione della “difesa” – e delle relative risorse – ai militari. E’ il tema che ho provato a sviluppare anche agli Stati Generali della Difesa civile, non armata e nonviolenta dello scorso novembre a Trento. Ne riporto qui la sintesi, pubblicata su Azione nonviolenta (nov-dic 2016). Chi volesse ascoltare la registrazione integrale degli Stati Generali può trovarli sul sito di Radio Radicale. Continua a leggere

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