Un documento sconosciuto: la Dichiarazione di Siviglia sulla violenza

Nel 1986, Anno internazionale della Pace, circa venti studiosi di diverse discipline si incontrarono presso l’Università di Siviglia e stilarono un documento scientifico che contrasta, in quanto scientificamente non fondato, il pregiudizio  diffuso che ritiene la violenza – e dunque la guerra – un dato naturale, quindi inevitabile. La violenza – e sopratutto la guerra – è un dato storico/culturale dunque socialmente superabile. Il documento si conclude con questa formula: “la biologia non condanna l’umanità alla guerra. Così come le guerre cominciano nella mente degli esseri umani, anche la pace comincia nella nostra mente. La stessa specie che ha inventato la guerra può inventare la pace. In questo compito ciascuno di noi ha la sua parte di responsabilità”.

Questo documento, nonostante l’autorevolezza degli autori, alla sua uscita fu pubblicato praticamente solo sul Bollettino dell’UNESCO ed ha avuto una diffusione carsica: è citato qua e là nei testi degli addetti ai lavori, è stato contestato dagli animalisti perché si fa riferimento anche ad esperimenti condotti con animali, si trova su qualche sito web pacifista e, nonostante lo scorso anno il CNR gli abbia dedicato un convegno per i 25 anni (http://www.cnr.it/cnr/news/CnrNews?IDn=2286 ) è ancora pressoché sconosciuto. Dunque da pubblicare ancora.

La Conferenza Generale dell’UNESCO ha adottato il seguente documento il 16 novembre 1968.

INTRODUZIONE
Ritenendo che sia nostra responsabilità analizzare, dal punto di vista delle nostre particolari
discipline, le più pericolose e distruttive attività della nostra specie, la violenza e la guerra;
riconoscendo che la scienza è un prodotto culturale umano che non può essere definitivo o
onnicomprensivo; e ringraziando per il loro appoggio le autorità di Siviglia e i rappresentanti
dell’UNESCO spagnolo, noi sottoscritti, studiosi di varie parti del mondo (tra cui antropologi,
etologi, fisiologi, politologi, psichiatri, psicologi e sociologi), ci siamo incontrati e abbiamo
redatto la seguente Dichiarazione sulla Violenza.
In questa dichiarazione noi contestiamo alcune presunte scoperte biologiche che sono state
usate, anche da qualche studioso delle nostre discipline, per giustificare la violenza e la guerra.
Poiché queste presunte scoperte hanno contribuito a creare un’atmosfera di pessimismo nella
nostra epoca, noi riteniamo che un esplicito e ponderato rifiuto di queste asserzioni sbagliate
possa contribuire in modo significativo all’Anno Internazionale della Pace.
L’uso scorretto di teorie e dati scientifici al fine di giustificare la violenza e la guerra non è un
fenomeno nuovo poiché è stato praticato fin dalla nascita della scienza moderna.
la teoria dell’evoluzione è stata utilizzata per giustificare non solo la guerra, ma anche il
genocidio, il colonialismo e la soppressione dei deboli.
Enunciamo la nostra posizione mediante cinque proposizioni.

PRIMA PROPOSIZIONE
E’ SCIENTIFICAMENTE SCORRETTO DIRE CHE NOI ABBIAMO EREDITATO UNA
TENDENZA A FARE LA GUERRA DAI NOSTRI ANTENATI ANIMALI.

La guerra è un fenomeno tipicamente umano e non si ritrova nelle altre specie animali.
Il fatto che i modi di fare la guerra siano cambiati così radicalmente nelle varie epoche indica
che essa è un prodotto della cultura. Si connette a ciò che è biologico fondamentalmente
attraverso il linguaggio, che rende possibile il coordinamento dei gruppi, la trasmissione della
tecnologia e l’uso di strumenti.
La guerra è biologicamente possibile, ma non è inevitabile, come è dimostrato dalle sue
variazioni per quel che riguarda la sua frequenza e la sua natura nelle diverse epoche e nelle
diverse zone della terra.
Ci sono culture che non hanno avuto guerre per secoli e ci sono culture che hanno avuto
frequenti guerre in certi periodi e non in altri.

COMMENTO
Gli scienziati hanno effettuato molti studi sul comportamento animale, inclusa l’aggressività
animale. I dati illustrati a Siviglia portano alla conclusione che la guerra è una prerogativa degli
esseri umani.
Il comportamento animale si è modificato nel tempo nel corso dell’evoluzione biologica. Invece
la guerra umana si è modificata secondo modalità chiaramente legate all’evoluzione culturale
piuttosto che a quella biologica.
Perciò, nel tempo relativamente breve di storia di cui possediamo una documentazione, la
guerra è cambiata in modo rilevante sia per quanto riguarda la sua organizzazione militare sia
per quanto riguarda i tipi di armi usate.
le cause dei conflitti e delle guerre internazionali sono così complesse che devono essere
studiate per mezzo di un’analisi sistematica e scientifica dei documenti storici. Esse non
possono essere ridotte semplicemente ad alcuni fattori, siano essi biologici o sociali. La guerra,
a differenza della biologia umana, varia in modo rilevante nel tempo e nello spazio. Popolazioni
che sono state impegnate in attività belliche in un determinato secolo (come, ad esempio, i
Vichinghi), possono vivere in pace con i popoli vicini in un altro secolo.

SECONDA PROPOSIZIONE.
E’ SCIENTIFICAMENTE SCORRETTO DIRE CHE LA GUERRA,
O QUALSIASI COMPORTAMENTO VIOLENTO,
SIA GENETICAMENTE PROGRAMMATA NELLA NATURA UMANA.

Sebbene i geni abbiano un effetto sul funzionamento del sistema nervoso a tutti i
livelli, essi forniscono un potenziale di sviluppo che può realizzarsi solo interagendo con
l’ambiente ecologico e sociale. Sebbene gli individui differiscano per quel che riguarda la
predisposizione ad essere influenzati dall’esperienza, è l’interazione fra il loro patrimonio
genetico e le condizioni in cui sono stati allevati che determina la loro personalità.
Tranne che in rari casi patologici i geni non producono individui necessariamente predisposti
alla violenza. Ma nemmeno hanno l’effetto opposto. Sebbene i geni contribuiscano a
determinare le nostre capacità comportamentali, da soli non determinano il risultato.

COMMENTO
Nel corso della storia ci sono stati autori che hanno sostenuto che gli esseri umani sono
intrinsecamente violenti o egoisti. La teoria dell’evoluzione di Darwin è stata usata per
giustificare questa asserzione. Negli ultimi anni queste posizioni sono state espresse nei
termini della moderna genetica.
Queste posizioni non riconoscono che, se è vero che gli esseri umani sono capaci di violenza e
di egoismo, sono anche capaci di azioni non violente e di cooperazione. Queste posizioni di
solito rappresentano una resistenza da parte degli autori nei riguardi di riforme sociali basate
sull’uguaglianza. Il fatto che queste posizioni siano espresse nei termini della teoria di Darwin o
della moderna genetica non le rende affatto più scientifiche.
Le scoperte di Darwin e della moderna genetica sono state rivoluzionarie per molte branche
della scienza, ma non possono spiegare in modo diretto il comportamento animale e quello
umano.

TERZA PROPOSIZIONE
E’ SCIENTIFICAMENTE SCORRETTO DIRE CHE NEL CORSO DELL’EVOLUZIONE UMANA
C’È STATA UNA SELEZIONE DEL COMPORTAMENTO AGGRESSIVO PIÙ CHE DI ALTRI
TIPI DI COMPORTAMENTO.

In tutte le specie che sono state studiate esaurientemente lo status all’interno del gruppo è
raggiunto in base alla capacità di cooperare e di svolgere funzioni sociali importanti per la
struttura del gruppo.
La “dominanza” implica legami sociali e affiliazioni; non è solo una questione di possesso e di
uso di una maggiore forza fisica, quantunque implichi comportamenti aggressivi. Quando la
selezione genetica del comportamento aggressivo è stata perseguita artificialmente negli
animali, essa ha portato rapidamente alla produzione di individui iperaggressivi; ciò indica che
l’aggressività non è stata selezionata in misura massimale in condizioni naturali.
Quando questi animali iperaggressivi creati sperimentalmente sono inseriti in un gruppo
sociale, o ne disgregano la struttura o ne vengono espulsi. La violenza non è parte della nostra
eredità evolutiva né risiede nei nostri geni.

COMMENTO
Gli autori che sostengono che gli esseri umani sono per natura violenti ed egoisti tendono ad
attribuire un’eccessiva importanza all’aggressività nel comportamento animale. Nello stesso
tempo essi tendono ad attribuire scarsa importanza alla cooperazione.
La dominanza e la leadership degli animali che vivono in gruppi sono caratterizzate sia dalla
loro capacità di cooperare che dalla loro aggressività. Naturalmente questo non vuol dire che il
comportamento aggressivo non abbia una sua funzione sia nel comportamento animale che in
quello umano. Per esempio, è noto che le madri sono particolarmente aggressive nel difendere
i piccoli quando questi vengono minacciati. Nelle specie animali che vivono in gruppi il
comportamento aggressivo è selezionato nel contesto della cooperazione e dell’aiuto reciproco.
Anche nel comportamento umano il comportamento aggressivo si manifesta in un contesto di
cooperazione.
Infatti la cooperazione mostrata da tutte le società umane nella raccolta del cibo e nella caccia
è considerata dagli antropologi una delle nostre caratteristiche comportamentali più
significative. La cooperazione è stata soprattutto importante per la sopravvivenza della nostra
specie.

QUARTA PROPOSIZIONE
E’ SCIENTIFICAMENTE SCORRETTO DIRE CHE GLI ESSERI UMANI HANNO UN
“CERVELLO VIOLENTO”. IL CERVELLO FA PARTE DEL NOSTRO CORPO COME
LE GAMBE E LE MANI, POSSONO ESSERE TUTTI USATI PER LA COOPERAZIONE COME PER LA VIOLENZA.

Sebbene abbiamo un apparato neurale per agire violentemente, esso non è automaticamente
attivato dagli stimoli interni o esterni. Come i primati superiori e diversamente da altri animali,
i nostri processi neurali superiori filtrano questi stimoli prima che essi provochino una reazione.
Il modo in cui agiamo dipende dal modo in cui siamo stati condizionati e socializzati. Non c’è
nulla nella nostra neurofisiologia che ci costringa a reagire violentemente.

COMMENTO
Le ricerche sul cervello hanno cercato di capire i modi in cui il cervello controlla le emozioni
come la rabbia e la paura e le abilità sociali come la capacità di imparare e l’uso del linguaggio.
Anche a livello di animali, i meccanismi cerebrali dell’aggressività non sono attivati
direttamente dagli stimoli, ma sono regolati sulla base del contesto sociale, per esempio dal
grado di familiarità dell’altro animale.
” il comportamento aggressivo umano è molto più complesso di quello degli altri vertebrati.
Esso ha subito delle trasformazioni per effetto di molti fattori culturali come lo sviluppo delle
istituzioni e dei sistemi economici e l’elaborazione di schemi motori con l’uso degli utensili e del
linguaggio. Dal momento che sappiamo tutto questo, abbiamo l’obbligo morale di evitare
estrapolazioni filogenetiche semplicistiche, che possono essere particolarmente provocatorie, e
dovremmo chiarire che fenomeni umani come il crimine e la guerra non sono il risultato
inevitabile dei nostri circuiti neurali.”

QUINTA PROPOSIZIONE
E’ SCIENTIFICAMENTE SCORRETTO DIRE CHE LA GUERRA È CAUSATA DALL'”ISTINTO”
O DA QUALSIASI ALTRA SINGOLA MOTIVAZIONE.

L’origine della guerra moderna corrisponde ad un passaggio dal primato dei fattori emozionali
e motivazionali, a volte chiamati “istinti”, al primato dei fattori cognitivi.
La guerra moderna implica un uso istituzionale di caratteristiche personali come l’obbedienza,
la suggestionabilità e l’idealismo, abilità sociali come il linguaggio, e considerazioni razionali
come il calcolo dei costi, la pianificazione e l’elaborazione dell’informazione.
La tecnologia della guerra moderna ha esagerato i tratti associati alla violenza sia
nell’addestramento dei veri e propri combattenti sia nella preparazione di ciò che serve di
sostegno alla guerra in tutta la popolazione.
Come risultato di questa esagerazione, tali tratti vengono spesso erroneamente considerati le
cause del processo, mentre invece ne sono le conseguenze.

COMMENTO
Per capire qualcosa di complesso come la guerra moderna è necessario adottare un approccio
a più livelli. E’ necessario prendere in considerazione le differenze tra la natura e le cause delle
azioni a livelli diversi di complessità, dall’individuo al gruppo fino alla società e allo stato.
Il comportamento dei soldati nella guerra moderna ha poco a che fare con la loro aggressività.
“L’istituzione della guerra prescrive una varietà di ruoli, ciascuno con i suoi relativi diritti e
doveri. I politici, i generali, i soldati, i lavoratori dell’industria bellica mentre eseguono i compiti
che sono stati loro assegnati e assolvono il loro dovere, sono scarsamente influenzati dalle loro
tendenze aggressive. Questo è vero anche per i combattenti, per i quali più importanti
dell’aggressività possono essere la cooperazione e i rapporti con i commilitoni, l’ubbidienza e la
paura.
Quando le nazioni si preparano per la guerra usano i mass media in campagne di propaganda
per provocare paura e rabbia contro il nemico.
Tuttavia, l’immagine del nemico è una costruzione artificiale piuttosto che un tratto umano
costante.
Inoltre, la capacità della mente umana è così grande che possiamo provare nello stesso tempo
un senso di lealtà globale nel momento in cui ci identifichiamo con la nostra nazione, il nostro
gruppo etnico e la nostra famiglia.

CONCLUSIONE
Concludiamo affermando che la biologia non condanna l’umanità alla guerra.
Così come “le guerre cominciano nella mente degli esseri umani”, anche la pace comincia nella
nostra mente. La stessa specie che ha inventato la guerra può inventare la pace. In questo
compito ciascuno di noi ha la sua parte di responsabilità.

David Adams, Psychology, Wesleyan University, Middletown, CT., U.S.A.

S.A. Barnett, Ethology, The AustralianNational University, Canberra, Australia

N.P. Bechtereva, Neurophysiology, Institute for Experimental Medicine of Academy of Medical Sciences of the U.S.S.R., Leningrad, U.S.S.R.

Bonnie Frank Carter, Psychology, Albert Einstein Medical Center, Philadelphia (PA), U.S.A.

José M. Rodriguez Delgado, Neurophysiology, Centro de Estudios Neurobiologicos, Madrid, Spain

José Luis Diaz, Ethology, Instituto Mexicano de Psiquiatria, Mexico D.F., Mexico

Andrzej Eliasz, Individual Differences Psychology, Polish Academy of Sciences, Warsaw, Poland

Santiago Genovés, Biological Anthropology, Instituto de Estudios Antropologicos, Mexico D.F., Mexico

Benson E. Ginsburg, Behavior Genetics, University of Connecticut, Storrs, CT., U.S.A.

Jo Groebel, Social Psychology, Erziehungswissenschaftliche Hochschule, Landau, Federal Republic of Germany

Samir-Kumar Ghosh, Sociology, Indian Institute of Human Sciences, Calcutta, India

Robert Hinde, Animal Behaviour, Cambridge University, Cambridge, U.K.

Richard E. Leakey, Physical Anthropology, National Museums of Kenya, Nairobi, Kenya

Taha H. Malasi, Psychiatry, Kuwait University, Kuwait

J. Martin Ramirez, Psychobiology, Universidad de Sevilla, Spain

Federico Mayor Zaragoza, Biochemistry, Universidad Autonoma, Madrid, Spain

Diana L. Mendoza, Ethology, Universidad de Sevilla, Spain

Ashis Nandy, Political Psychology, Centre for the Study of Developing Societies, Delhi, India

John Paul Scott, Animal Behavior, Bowling Green State University, Bowling Green, OH., U.S.A.

Riitta Wahlstrom, Psychology, University of Jyväskylä, Finland

Annunci

Lascia un commento

Archiviato in documenti

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...