La lezione degli studenti europei. Per fuoriuscire dalla ricaduta nel fascismo eterno

Il 25 aprile del 1995 Umberto Eco pronunciò un discorso alla Columbia University – dov’era stato invitato a celebrare la liberazione d’Europa – poi apparso sulla “The New York Review of Books” con il titolo Ur-fascismo (tradotto oggi per La nave di Teseo con il titolo Il fascismo eterno): i suoi 14 punti, elaborati quasi un quarto di secolo fa per raccontare gli elementi di fascismo che attraversano le diverse epoche storiche, gettano una luce sinistra su ciò che sta succedendo adesso nel nostro Paese. “Gli unici che possono fornire una identità alla nazione sono i nemici. – scriveva l’autore del Il nome della rosa – Così, alla radice della psicologia Ur-Fascista vi è l’ossessione del complotto, possibilmente internazionale. I seguaci debbono sentirsi assediati. Il modo piu’ facile per far emergere un complotto è quello di fare appello alla xenofobia. (…) Per l’Ur-Fascismo gli individui in quanto individui non hanno diritti, e il “popolo” è concepito come una qualità, un’entità monolitica che esprime la “volontà comune”. Dal momento che nessuna quantità di esseri umani può possedere una volontà comune, il leader pretende di essere il loro interprete. (…) Nel nostro futuro si profila un populismo qualitativo Tv o Internet, in cui la risposta emotiva di un gruppo selezionato di cittadini può venire presentata e accettata come la voce del popolo”. Continua a leggere

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C’è chi dice no. I sindaci, l’obiezione di coscienza e la disobbedienza civile

La scelta di alcuni sindaci di fare obiezione di coscienza, per ragioni di umanità, all’applicazione del cosiddetto “decreto sicurezza” voluto dal ministro Salvini, fa riferimento alla lunga storia della disobbedienza civile. Una delle forme della lotta nonviolenta che afferma un principio di civiltà: il primato della coscienza rispetto alla legge, teorizzato per primo in Italia da Aldo Capitini. Anche in riferimento alla sua teoria critica del potere. Per approfondire il tema propongo la lettura integrale del paragrafo dedicato all’obiezione di coscienza e alla disobbedienza civile contenuto nell’ Introduzione alla filosofia della nonviolenza di Aldo Capitini (goWare 2018)

L’esercizio del potere di tutti non è lasciato al caso, ma – perché sia efficace – si serve delle “tecniche della nonviolenza”, ossia dell’insieme dei mezzi coerenti con il fine dell’omnicrazia e della realtà di tutti, fondati sul primato della coscienza individuale rispetto alle leggi dello Stato. Di fronte alle teorizzazioni dello Stato-Tutto ed alle sue concrete realizzazioni storiche – di cui i totalitarismi (Hannah Arendt) del ‘900 sono stati gli estremi esemplari – nei quali uomini e donne sono costretti a rinunciare anche alle libertà e ai diritti fondamentali, Capitini, già durante la dittatura fascista, e poi nell’Italia repubblicana propugna l’obiezione di coscienza e la disobbedienza civile, per aprire spazi concreti di democrazia partecipativa. È la teorizzazione della nonviolenza come strumento di liberazione dalla coercizione, diretta e indiretta, esercitata dal potere (totalitario e “democratico”) nei confronti dei cittadini. Per esempio in riferimento alla preparazione della guerra. Continua a leggere

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Riscoprire Capitini per risvegliarsi dal sonno della ragione

Appunti di lettura in occasione del compleanno del filosofo italiano della nonviolenza (23 dicembre 1899)

Siamo nel pieno di una discesa verso i più profondi livelli di violenza: dalla violenza diretta alla violenza strutturale alla violenza culturale, nella quale – oltre che le guerre – si ri-legittima il razzismo e la de-umanizzazione dell’altro. La logica del nemico è ridiventata tanto il fondamento della politica internazionale che della politica interna. E’ qui, nel punto della notte nel quale più profondo è il sonno della ragione che genera mostri, che ci viene in aiuto Aldo Capitini e ci indica la via del risveglio e della risalita: “la nonviolenza è ricerca, appassionamento e amore all’esistenza, alla libertà, allo sviluppo di ogni essere”.

La ricerca di Capitini si svolge su tutti i livelli: è un’aggiunta continua di teoria a prassi, di conoscenza e sperimentazione, fondata sul principio della responsabilità personale e sviluppata su campi molteplici: religione, politica, cultura, pedagogia, poesia e organizzazione. Con una produzione culturale ed una visione politica sempre in anticipo sui suoi tempi (ed ancora di più sui nostri), Aldo Capitini non si accontenta di lottare – durante il fascismo, la guerra e la democrazia – contro la violenza dell’epoca a lui presente, ma ha la pretesa rivoluzionaria di scovare e rimuovere gli “impliciti culturali” che stanno a fondamento della violenza di tutti i tempi. La sua è una contestazione radicale, perché scuote alla radice le giustificazioni della violenza, accettate come inevitabili dal senso comune, non messe in discussione dalle rivoluzioni registrate nella storia.

Il filosofo di Perugia non accetta che il fine giustifichi i mezzi, ma ribadisce – con Gandhi – che “il fine sta all’albero come il mezzo sta al seme, tra i due c’è lo stesso inviolabile legame” e su questo fonda una diversa prospettiva politica, anche nei mezzi dell’organizzazione; non accetta il principio che se si vuole la pace bisogna preparare la guerra – paradigma fondante di tutte le dottrine militari – che ribalta nel principio “se vuoi la pace prepara la pace”, sul quale fonda il proprio impegno formativo totale; non accetta inoltre una realtà nella quale sia normale che “il pesce grande mangi il pesce piccolo”, che la prepotenza sia l’ultima parola della storia, ma vuole costruire gli elementi per la liberazione integrale dalla violenza, e questo diventa il suo impegno filosofico. Capitini, dunque, mette in discussione in profondità – e su tutti i piani – l’idea che la sicurezza si fondi sulla capacità di fare violenza. Soltanto a partire da questo scuotimento si può costruire una società, un modello di relazioni ed un modello di difesa fondato sulla nonviolenza.

Questi pochi appunti li uso, di solito, come punto di partenza nelle presentazioni della Introduzione alla filosofia della nonviolenza di Aldo Capitini (edizioni GoWare) scritto e pubblicato quest’anno in occasione del 50° anniversario della sua morte (i cui diritti d’autore vanno al Movimento Nonviolento, fondato da Capitini). Oggi, che è l’anniversario della nascita del filosofo italiano della nonviolenza, la riscoperta della sua opera generativa è più urgente che mai.

 

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Annotazioni dall’autunno della civiltà. Per resistere all’inverno e preparare la primavera

Come in un taccuino personale, anche questo autunno ho annotato sulla mia pagina Facebook, quasi quotidianamente, pensieri suscitati da alcune “notizie del giorno”. Rileggendole insieme, a posteriori, se ne può ricavare il senso complessivo di questo autunno della civiltà. Per attrezzarci a resistere all’inverno e preparare la primavera. 

20 settembre
Oggi a Maryland ennesima strage negli USA. Nessun terrorismo ha mai fatto tante vittime quanto le armi libere: 30.000 morti all’anno sacrificati sull’altare della lobby delle armi. Più della somma delle vittime statunitensi nelle tante guerre nelle quali il governo americano è attualmente impegnato.
Oggi negli USA, domani in Italia. Grazie al “nostro” governo che, a sua volta, liberalizza le armi e la licenza di uccidere. E la chiama – beffardamente – “legittima difesa”.

25 settembre
In fondo, pensandoci bene, non è concettualmente sbagliato che nel “decreto Salvini” il governo Conte (si fa per dire) abbia collegato i temi della sicurezza e dell’immigrazione: la sicurezza degli immigrati non è mai stata così in pericolo da quando è in carica questo governo.
Del resto, con il decreto sulla liberalizzazione delle armi e la legge sulla cosiddetta “legittima difesa”, anche la sicurezza degli indigeni è già fortemente compromessa Continua a leggere

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Un altro modo di concepire le relazioni umane. Ripartire dall’opera di Aldo Capitini e Alex Langer

Decine di migliaia di persone hanno camminato, ancora una volta, lo scorso 7 ottobre, sulla strada che collega Perugia ad Assisi, lungo il percorso di pace tracciato nel 1961 da Aldo Capitini quando a Berlino era appena stato costruito il muro che tagliava in due l’Europa. Abbattuto quel muro, oggi molti altri muri e barriere attraversano l’Europa e il mondo e tagliano in due l’umanità, tra inclusi e respinti. Sulla strada per Assisi, a cinquanta anni dalla morte di Capitini, è emersa, vivace e colorita, la volontà comune di porre un argine alla logica dei muri e alla cultura della violenza che la sottende. Si è manifestato con grande forza e determinazione un rinnovato impegno, superata la logica delle diverse appartenenze, da parte di un mondo assai ampio e variegato, solidale e nonviolento, portatore di un’agenda differente da quella governativa, che soffia sulle tante paure e alimenta odiosi risentimenti verso l’altro. Nelle ultime settimane del resto si vanno moltiplicando iniziative di solidarietà e di apertura, con il concorso delle più diverse espressioni della società civile. In risposta alla “discriminazione del panino” in quel di Lodi, tempestive e spontanee sono giunte le tante donazioni di molti comuni cittadini. Continua a leggere

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Ormai solo l’educazione ci può salvare. Note per educare alla nonviolenza nel tempo della paura

All’inizio di questo anno scolastico, lo scorso 4 settembre, sono stato invitato dall’Istituto comprensivo 10 di Modena, insieme ad altri formatori, ad una giornata di formazione sull’educazione alla pace rivolta a tutti gli insegnanti. Queste sono le note con le quali ho preparato il mio intervento. Forse può essere non del tutto inutile renderle pubbliche e diffonderle 

Il panorama attuale

Si vis pacem para bellum, se vuoi la pace prepara la guerra, è il vecchio motto latino che ha accompagnato millenni di storia dell’umanità. Storia punteggiata da guerre, da centinaia di milioni di morti, da enormi sprechi di risorse sottratte all’educazione, all’istruzione, alla sanità, al welfare: nel solo 2017 la spesa pubblica militare mondiale è stata 1.739 miliardi di dollari, in crescita costante. Se si fosse trattato di un enorme esperimento scientifico per validare l’ipotesi – per quanto intuitivamente assurda – che per fare la pace bisogna preparare il suo contrario, la guerra, sarebbe stata abbandonata da tempo. Invece su questa ipotesi – spacciata per certezza – si basa l’organizzazione attuale della società. Continua a leggere

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Per la liberazione dalla violenza. Riscoprire il pensiero generativo di Aldo Capitini

Un’introduzione alla filosofia della nonviolenza dell’ideatore della Marcia della Pace. A cinquant’anni dalla morte. E dal ’68

Quando lo scorso inverno ho deciso di riprendere in mano la mia vecchia tesi di laurea in filosofia sull’opera di Aldo Capitini (scritta mentre, da obiettore di coscienza al servizio militare, svolgevo il servizio civile) per riscriverla alla luce dei miei venticinque anni d’impegno nel Movimento Nonviolento e nella redazione della rivista Azione nonviolenta – entrambi fondati da Capitini – e in occasione del Cinquantenario della morte, avvenuta il 19 ottobre del 1968, non eravamo ancora precipitati, collettivamente, nel governo della paura. E della violenza gratuita montante – anche dal basso – nei confronti dei più deboli, i profughi e i migranti, quelli che hanno bisogno di protezione e accoglienza e invece trovano respingimenti governativi e ronde fasciste. In questo scenario, rileggere Capitini oggi significa acquisire alcuni elementi di liberazione dalla violenza – culturali e politici – che il filosofo di Perugia proponeva ai suoi contemporanei e che risultano non solo attuali, quanto assolutamente necessari per noi. Qui ed ora. Continua a leggere

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Abbiamo bisogno di un salto di civiltà, non della leva obbligatoria

In questa tragica estate il ministro degli interni ha trovato anche il modo di intervenire, in maniera del tutto estemporanea e superficiale – come usa fare abitualmente – sul tema dell’obbligatorietà del servizio militare e di quello civile: “vorrei che oltre ai diritti tornassero a esserci i doveri” – ha detto il ministro in un comizio – “facciamo bene a studiare i costi, i modi e i tempi per valutare se, come e quando reintrodurre per alcuni mesi il servizio militare, il servizio civile per i nostri ragazzi e le nostre ragazze così almeno impari un po’ di educazione che mamma e papà non sono in grado di insegnarti”.

Da obiettore di coscienza al servizio militare finora non sono entrato nel merito delle sparate di Salvini sulla leva obbligatoria, che parla di questioni che non conosce, se non osservando che in nessuna democrazia il ministro degli interni si occupa delle forze armate, né si pensa di delegare all’esercito l’educazione: è quello che accade nei regimi totalitari. Tuttavia, poiché autorevoli ricercatori hanno preso sul serio le parole in libertà del ministro (come l’amico Giorgio Beretta su Unimondo), sollecitando interventi più strutturati, provo ad aggiungerne brevemente ancora qualcuna alle tante ragioni contro la leva obbligatoria già avanzate – anche dall’interno del governo – al ministro Salvini. Continua a leggere

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Controbilancio. Annotazioni su due mesi di governo della paura

Il presidente del consiglio Giuseppe Conte ha fatto su facebook il bilancio di governo di mezza estate. Ho pensato di fare anch’io lo stesso bilancio, recuperando le mie #annotazioni quasi quotidiane affidate a facebook, a partire dal giorno della fiducia al Senato. Dalla loro lettura consecutiva, giorno dopo giorno, ne emerge l’inquietante profilo di un governo che alimenta la paura e nutre di odio il Paese

5 giugno

Quindi il presidente Conte, nel discorso per la fiducia, ha detto di voler potenziare la “legittima difesa”… Sarei d’accordo con lui se intendesse difendere la civiltà con più scuola e più cultura – temi completamente dimenticati nelle sue parole – invece vuole “solo” liberalizzare il possesso delle armi.
Per l’illegittima difesa dell’industria armiera nazionale. Che rincorre il sogno americano degli arsenali privati. Che comprende l’incubo delle stragi quotidiane nei college e nei campus. Continua a leggere

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La vera opposizione al governo della paura si fonda su più cultura. Della nonviolenza

Annotazioni sulla difesa legittima e su quella illegittima

   C’ero anch’io in quel fine settimana di febbraio a Vicenza, durante la fiera delle armi Hit Show – che prevedeva anche lo scandaloso accesso dei bambini agli stands delle oscenità – nella quale Matteo Salvini incassava il sostegno elettorale esplicito dei referenti dell’industria delle armi e delle associazioni degli “armigeri” – come rivela la Repubblica – impegnandosi, in cambio, a coinvolgerli “ogni qual volta siano in discussione provvedimenti che possano influire su diritto a detenere e utilizzare a qualsiasi titolo armi.” Mentre Salvini, in quelle ore, consegnava nelle mani della lobby delle armi la politica della sicurezza del futuro governo, io mi trovavo presso i Missionari saveriani a dialogare sugli stessi temi con Riccardo Iacona e con Giorgio Beretta sulla denuncia e sul contrasto – con la nonviolenza – di questa spinta al riarmo fondata sul senso di insicurezza, sul rancore, sulla voglia di farsi giustizia da sé. Continua a leggere

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