Archivi del mese: giugno 2014

Azione nonviolenta, la Festa, la Resistenza, la Difesa civile

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In un’intervista concessaci dieci anni fa da Pietro Pinna – primo obiettore di coscienza “politico” del nostro Paese e, successivamente, collaboratore di Aldo Capitini nel Movimento Nonviolento – per Azione nonviolenta, rivista fondata dallo stesso filosofo perugino, sulla quale ancora oggi Pinna figura come “Direttore responsabile”, ci raccontava le motivazioni che portarono alla nascita della prima rivista di cultura nonviolenta del nostro Paese, nata come diretta emanazione del Movimento Nonviolento. “Avvenne verso la fine del ’63″, narrava Pietro, “al termine di un Seminario di dieci giorni che tenemmo sulle tecniche della nonviolenza, rimanemmo ancora riuniti alcune ore tra una dozzina di amici per discutere del possibile avvio di un’attività organizzata del Movimento. Due elementari esigenze ponemmo alla base dell’eventuale programma: il chiarimento e la diffusione dell’idea nonviolenta – allora misconosciuta per non dire avversata – e un corrispondente impegno ad una sua pur minima esplicazione pratica. Le due cose dovevano procedere congiuntamente: non la sola teoria, che se non tradotta in atto risulta essere mera astrazione; non azione soltanto, poiché se cieca di idee chiare e definite, finisce per risultare inconcludente. Rispetto al primo punto, decidemmo in questo modo. Fino a quella data l’unico mezzo di collegamento del Movimento era costituito da un ciclostilato di 4 pagine spedito mensilmente ad un centinaio di supposti simpatizzanti – il Movimento non disponeva ancora di aderenti iscritti. Venne deciso di passare da quel ciclostilato ad un giornaletto a stampa; dopo aver avuto assicurata dagli stessi presenti alla riunione la disponibilità finanziaria per l’uscita di almeno tre numeri mensili, Capitini ed io ci assumemmo l’incarico di curarne la pubblicazione, che uscì col titolo Azione nonviolenta.“ Continua a leggere

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50 anni di Azione nonviolenta. Invito a Festa

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Sono passati 50 anni da quando Aldo Capitini, Pietro Pinna e pochi altri amici pensarono che all’attività del Movimento Nonviolento – nato qualche anno prima come esito politico principale della prima marcia Perugia-Assisi e già molto attivo – era necessario aggiungere uno strumento di comunicazione, approfondimento e divulgazione.

“Con Azione nonviolenta – scriveva Capitini nel primo editoriale (gennaio 1964) – poniamo un centro di questo lavoro. Esso sarà informativo. Fornendo notizie su tutto ciò che avviene nel mondo con attinenza al metodo nonviolento; sarà teorico, perché esaminera le ragioni e tutti i problemi, anche i più tormentosi, di questo metodo; sarà pratico-informativo, perché illustrerà via via le tecniche di questo metodo, in modo che diventi palese quanto esse sono ricche e complesse e possono ancora accrescersi infinitamente, perché la nonviolenza è infinita e creativa nel suo sviluppo.” Raccontando più tardi le ragioni di questa scelta, molto impegnativa per un’associazione tutto sommato di dimensioni ridotte, così dirà Pietro Pinna (primo obiettore di coscienza “politico” italiano e poi collaboratore e prosecutore dell’opera di Capitini) molti anni dopo: “due elementari esigenze ponemmo alla base del programma del Movimento Noonviolento: il chiarimento e la diffusione dell’idea nonviolenta – allora misconosciuta per non dire avversata – e un corrispondente impegno ad una sua pur minima esplicazione pratica. Le due cose dovevano procedere congiuntamente: non la sola teoria, che se non tradotta in atto risulta essere mera astrazione; non azione soltanto, poiché se cieca di idee chiare e definite, finisce per risultare inconcludente”. Continua a leggere

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il Servizio Civile Universale e la danza del gambero

Scaduto il termine della consultazione pubblica promossa dal governo sulle Linee guida per la riforma del Terzo Settore, l’evocazione del Servizio Civile Nazionale Universale ha fatto partire una sorta di danza del gambero nella quale ad importanti passi in avanti si mescolano altrettanti passi indietro. Vediamo.servizio_civile_mondo_530_400

Nelle linee guida emanate dal governo Renzi è scritto di voler assicurare una “leva giovani per la difesa della Patria accanto al servizio militare: il Servizio Civile Nazionale Universale”? Ecco che il sottosegretario Luigi Bobba, con delega al Servizio civile dello stesso Governo, si pone la domanda se davvero “vogliamo che sia ancora legato al principio della difesa non armata della Patria”. In effetti, il dubbio del sottosegretario è legittimo, visto che nel programma governativo di Garanzia Giovani – lanciato simbolicamente il 1° maggio dallo stesso Governo – per dare un’opportunità a chi non lavora né studia, nella presentazione delle finalità del Servizio civile, la “difesa della Patria” (prima finalità della legge istitutiva) non è neanche citata. Ancora. Nelle Linee Guida si dice di voler garantire il servizio civile a 100.000 giovani l’anno? Bene, è un passo avanti verso il Servizio civile come diritto per tutti. Salvo che – come denuncia il presidente del Forum nazionale del servizio civile – intanto “la scure della spending review sottrae quasi 21 milioni al Fondo Nazionale Servizio Civile”. Si tratta di un “accantonamento tecnico” – risponde il sottosegretario – che, intanto, corrisponde a circa 4.000 giovani in meno rispetto ai progetti in corso. Continua a leggere

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Questione di simboli. Civili e no.

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I simboli sono importanti nella vita delle persone e delle collettività, forniscono rappresentazione di sé comunicando la priorità dei valori. Per questo ogni cambio di ordine sociale, ogni rivoluzione politica comincia abbattendo i simboli del passato regime ed issando le nuove bandiere sui palazzi del potere.

Mentre il 3 giugno l’ISTAT rende noti i dati della disoccupazione che in Italia raggiunge il record storico di 3 milioni e mezzo di persone (ossia il più alto dal 1977, da quando vengono registrate le variazioni trimestrali), raggiungendo il nuovo picco del 46% tra i giovani, il giorno prima – il 2 giugno – la Festa della “Repubblica democratica fondata sul lavoro” anche quest’anno è stata celebrata con la “rassegna militare”. Ossia con quel simbolo bellico che evoca ed esalta la guerra ripudiata dalla Costituzione. L’ordine simbolico dei festeggiamenti contraddice così l’ordine dei valori costituzionali, indicando una priorità differente e contraddittoria.

Ancora una volta ad evidenziare questa cortocircuito assiologico sono state le reti civili che si occupano di disarmo, pace, servizio civile ed economia solidale le quali hanno celebrato la Festa della Repubblica promuovendo congiuntamente la Campagna per il disarmo e la difesa civile, ossia lanciando la proposta di legge di iniziativa popolare per l’istituzione e il finanziamento del “Dipartimento per la difesa civile, non armata e nonviolenta”. Continua a leggere

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