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Annotazioni dall’autunno della civiltà. Per resistere all’inverno e preparare la primavera

Come in un taccuino personale, anche questo autunno ho annotato sulla mia pagina Facebook, quasi quotidianamente, pensieri suscitati da alcune “notizie del giorno”. Rileggendole insieme, a posteriori, se ne può ricavare il senso complessivo di questo autunno della civiltà. Per attrezzarci a resistere all’inverno e preparare la primavera. 

20 settembre
Oggi a Maryland ennesima strage negli USA. Nessun terrorismo ha mai fatto tante vittime quanto le armi libere: 30.000 morti all’anno sacrificati sull’altare della lobby delle armi. Più della somma delle vittime statunitensi nelle tante guerre nelle quali il governo americano è attualmente impegnato.
Oggi negli USA, domani in Italia. Grazie al “nostro” governo che, a sua volta, liberalizza le armi e la licenza di uccidere. E la chiama – beffardamente – “legittima difesa”.

25 settembre
In fondo, pensandoci bene, non è concettualmente sbagliato che nel “decreto Salvini” il governo Conte (si fa per dire) abbia collegato i temi della sicurezza e dell’immigrazione: la sicurezza degli immigrati non è mai stata così in pericolo da quando è in carica questo governo.
Del resto, con il decreto sulla liberalizzazione delle armi e la legge sulla cosiddetta “legittima difesa”, anche la sicurezza degli indigeni è già fortemente compromessa Continua a leggere

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Annotazioni da un autunno di ordinaria follia

Come in un taccuino personale, questo autunno ho annotato sulla mia pagina Facebook, quasi quotidianamente, uno o due pensieri suscitati da alcune “notizie del giorno”. Rileggendole insieme, a posteriori, se ne può ricavare il senso complessivo di un autunno di ordinaria follia. Seppur alleviata dalla costruzione collettiva di qualche antidoto. Eccone una selezione, dal 21 settembre al 27 ottobre.

21 settembre, Giornata internazionale della pace

Tra gli indicatori della vocazione pacifica o bellica di una società si dovrebbe aggiungere la comparazione tra le possibilità che essa offre al lavoro per la pace ed a quello per la guerra.
Nel nostro Paese i tanti che lavorano per la guerra lo fanno a tempo pieno, con grande dispiegamento di mezzi, implementazione continua delle risorse a loro destinate, riconoscimento sociale, peso politico e impatto economico.
I pochi che lavorano per la pace, il disarmo e la costruzione di relazioni nonviolente – al contrario – sono costretti a farlo nei ritagli del tempo libero dal lavoro, a sera e nei fine settimana, alla continua ricerca di risorse e di attenzione, auto-organizzandosi con gli amici, come si trattasse di un hobby qualsiasi.
Non del più urgente degli impegni civili. In uno dei Paesi più bellicisti del pianeta. Continua a leggere

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La tragedia di Aleppo, il terrorismo della guerra, il dramma del “movimento per la pace”

caschi-bianchi-siriani

Infine, dopo quattro anni di assedio e dopo mesi di bombardamenti, anche al fosforo bianco, sulle case di Aleppo est, l’esercito siriano di Assad – sostenuto da quello russo e da quello iraniano – ha raso al suolo e “ripulito” una parte della seconda città della Siria dalla ultime sacche di resistenza anti regime.

E’ una guerra sporca quella siriana, sporca come tutte le guerre. Nasce con la risposta violenta del regime familiare di Assad alla “primavera araba” siriana, alla richiesta popolare e pacifica di più diritti e più democrazia, soffocata nel sangue dal regime fin dal marzo del 2011 e repressa con la tortura sistematica degli oppositori, come denuncia anche il Syrian Nonviolence Movement Continua con la nascita dell'”esercito libero siriano” che risponde alla violenza del regime organizzando la contro-violenza armata, e poi con il radicamento delle milizie fondamentaliste, anche internazionali, che cercano di egemonizzare l’opposizione al regime. Si aggiungono – dall’altro lato – il sostegno militare russo e iraniano ad Assad e l’arrivo di armi, tante armi, a tutte le parti in guerra. Armi russe al regime, armi USA nelle mani di ribelli e terroristi. Armi italiane finite probabilmente da entrambi le parti in conflitto, visto che il nostro Paese, fino al 2011, è stato il principale fornitore di armi nell’Unione Europe al governo siriano. Continua a leggere

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Tra terrorismo e terremoto: dov’è la difesa?

Se ogni tre giorni spendiamo per la difesa militare più del budget annuo per la difesa antisismica del territorio, è giunto il momento di ridefinire culturalmente e politicamente il concetto di difesa, sottraendolo alla ricerca del nemico e al conseguente riduzionismo militarista che risucchia tutte le risorse destinate a questa voce di spesa.

Biani terremoto
Prologo. Per alcuni anni – a cavallo del passaggio di secolo – sono stato educatore nei Gruppi Educativi Territoriali di Reggio Emilia, centri pomeridiani dove la pratica educativa nella complessità culturale era – già allora – la regola. Ricordo una gita al mare, in Liguria, con il gruppo dei ragazzini di prima media: una di loro di religione musulmana, Khadija, conquistato con i propri genitori il diritto a venire in gita, porta con sé nello zainetto, insieme alla merenda, anche abiti e hjiab di ricambio. Giunti in spiaggia, osserva i compagni di gita spogliarsi, rimanere in costume o in calzoncini corti e poi, insieme a loro si getta in acqua, vestita. Dopo il lungo bagno le altre ragazzine del gruppo – complici e solidali – organizzano per lei un curato sipario, che la occulta agli sguardi indiscreti, dietro il quale Khadija si cambia i vestiti ed il hjiab. E’ asciutta e pronta tornare a casa. Felice. Continua a leggere

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Ecco a voi la strategia della paura

Ossia come ti servo la “guerra di religione” mentre faccio affari con le armi

murales via Eritrea

Nizza, Monaco, Rouen, sono città e paesi d’Europa sconvolti in questo tragico luglio di stragi e omicidi, delitti del tutto diversi tra loro per dinamiche e motivazioni, ma accomunati dall’essere stati realizzati, in due casi su tre, da sbandati in cerca d’identità terrorista (accanitamente cercata dai media – ma non trovata – anche nel folle pluriomicida di Monaco). Ciò è bastato per mobilitare la stampa italiana facendola strillare, ancora una volta, alla “guerra di religione”, diventata l’ultima sotto categoria “interpretativa” pret à porter dello “scontro di civiltà”.
Eppure, negli stessi giorni, il Medioriente è stato squassato da devastanti stragi nel più classico stile terrorista: il 3 luglio, durante la festa di fine Ramadan, tre esplosioni hanno fatto 250 morti a Baghdad (l’attacco più sanguinoso dalla guerra del 2003); il 22 luglio un attentato kamikaze durante una manifestazione ha fatto 80 morti e 200 feriti a Kabul; il 27 luglio un kamizaze si è fatto esplodere a Quamshli, in Siria, provocando 50 morti e 170 feriti. Il tutto mentre continua la guerra in/civile in Siria – supportata da Francia e Russia – che ha visto l’ennesimo bombardamento prima degli ospedali da campo ad Aleppo e poi dell’ospedale pediatrico di Save the Children: veri e propri crimini contro l’umanità. La stragrande maggioranza dei morti sono musulmani occisi per mano terrorista e per mano della guerra. Che è l’altra faccia del terrorismo. Continua a leggere

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Il sonno della ragione genera mostri. Meglio svegliarsi

biani lasciaci lavorare

E chi parla del nemico
è lui stesso il nemico.
Bertold Brecht

Tra guerre, terrorismi e spese militari, molti mostri sono generati dal sonno della ragione. Proviamo a scacciarne qualcuno

Non attacco islamico all’Europa, ma mancata convivenza nelle nostre città

Nelle scorse settimane l’Espresso ha intervistato alcune mamme dei terroristi di Molenbeek Saint Jean, il Comune multietnico nella cintura di Bruxelles, dove è stato arrestato l’attentatore di Parigi e da dove provengono quelli di Bruxelles. Mamme che vivono il dramma di vedere i figli nati e cresciuti in Belgio che, da un giorno all’altro, spariscono e diventano terroristi: “le istituzioni sembrano non capire che la repressione è soltanto la cura estrema di un malanno che andrebbe invece prevenuto”. L’approdo al terrorismo è il punto di arrivo di un percorso di mancata convivenza e di marginalità culturale. Annalisa Gadaleta, assessore all’Istruzione del Comune di Molenbeek, italiana, in un’ intervista a Famiglia Cristiana, lo conferma: “Mentre i genitori pensavano solo a lavorare con l’idea di ritornare nel loro Paese, questi giovani avrebbero voluto integrarsi, ma noi non siamo riusciti a trasmettere i nostri valori. Gli insegnanti non erano preparati a educarli alla democrazia. Così sono cresciuti confusi, finché in questa ricerca di un’identità non hanno trovato su Internet qualcuno che gli ha indicato una strada: il fondamentalismo.” Continua a leggere

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Il vecchio pacifismo non si supera con il solito bellicismo, ma con un nuovo movimento per la pace

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Una risposta all’emerito presidente Napolitano

Nell’intervento al Senato dell’8 marzo scorso Lei, emerito presidente Napolitano, dopo l’informativa del governo sull’annunciato intervento italiano in Libia, ha detto – tra le altre cose – che “non si può accettare l’idea che il ricorso alle armi sia qualcosa di contrario ai valori e alla storia italiana”, aggiungendo che “generare l’illusione che non abbiamo mai nel nostro futuro la possibilità di interventi con le forze armate in un mondo che ribolle di conflitti e minacce sarebbe ingannare l’opinione pubblica” ed anzi andrebbe a “sollecitare un pacifismo di vecchissimo stampo”. Le prime due osservazioni già gravi se pronunciate da un senatore della Repubblica, che disconosce i principi fondamentali della Costituzione italiana, sono gravissime in quanto affermate da un ex presidente della Repubblica, che della Costituzione avrebbe dovuto esserne il supremo garante. Rispetto al “vecchissimo pacifismo”, inoltre, potremmo essere d’accordo con Lei nella misura in cui condividesse con noi la prospettiva che esso vada superato in un nuovo – efficace e non ingenuo – pacifismo, non certo in un ancor più vecchio bellicismo. Come invece emerge dalle Sue parole. Continua a leggere

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La tua lettera ci fa bene. Una risposta a Chaimaa Fatihi

Chaimaa Fatihi

Grazie per la tua lettera, Chaimaa!

Ti scrivo da educatore e da formatore impegnato per la nonviolenza: la tua lettera ci fa bene.

Di fronte all’ondata di anti-islamismo becero e ignorante che sta montando nel nostro Paese, alimentato per fomentare a fini politici la paura nei confronti di chi è portatore di differenze, la tua lettera al quotidiano la Repubblica – che sta così tanto circolando in rete – è per tutti un insegnamento di civiltà. Sento le tue parole fondate sui “principi fondamentali” della Costituzione italiana, al contrario di quelle di chi pretestuosamente cerca di minare alla radice la capacità di convivenza tra le persone, assimilando in un unico impasto perverso “nemici” esterni ed interni. Ma anche al contrario di quelle di chi ipocritamente proclama la lotta al terrorismo, ma poi consente – e promuove, come anche tu scrivi – l’invio di armi nella polveriera del Medioriente, sapendo che oltre a seminare direttamente terrore e morte, esse generano altro terrorismo. Che ci tornerà indietro. Continua a leggere

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Il tempo della guerra e il programma politico per la pace. Oggi più che mai, un’altra difesa è possibile e necessaria

(foto di Fouzia Tnatni)

(foto di Fouzia Tnatni)

Il terrorismo ha raggiunto il suo obiettivo: con la risposta della guerra il terrore vince. Quel terrorismo jihadista che – dopo aver provocato decine di migliaia di vittime con attentati terroristici quotidiani nei paesi di religione islamica, dall’Africa al Medioriente – ha colpito a Parigi il cuore dell’Europa, non ha ucciso solo 132 persone innocenti, ma ha fornito il pretesto per scatenare un nuovo ciclo di guerre planetarie, in continuità con quelle che lo hanno generato. Una nuova fase nella “guerra mondiale a pezzi”, già partita con gli incessanti bombardamenti franco-russi sulla popolazione civile siriana, che uccidono – a loro volta – migliaia di altri innocenti, terrorizzando le popolazioni e agevolando l’emersione di nuovo terrorismo e con esso il rinchiudersi dei paesi occidentali nella paura e nello stato di polizia permanente. Insomma, con la guerra il terrorismo vince su tutta la linea. Continua a leggere

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La strategia della violenza ha fallito. Ora intelligenza contro stupidità

peace eiffel

Stiamo saturando il mondo di armi, questo è il nostro problema.
Così produciamo i risultati che poi tutti detestiamo

Zygmut Bauman
(Festival Filosofia, Carpi 19 settembre 2015)

Siamo ancora frastornati da quanto avvenuto a Parigi, ma il dolore per le vittime misto alla sensazione che la guerra sia alle porte, e può colpire ciascuno di noi, non deve paralizzarci. Questo è il fine del terrorismo: terrorizzare per rendere impotenti oppure uguali, ossia “spetati”. Non dobbiamo fare ne l’uno ne l’altro. E’ necessario reagire, ma occorre farlo con intelligenza.
Il messaggio che sta passando in queste ore, dall’Eliseo in giù, è “siamo in guerra”, che significa “a la guerre comme a la guerre”. Ed è vero che siamo in guerra, con tutte le sue criminali implicazioni, solo che non lo siamo dal 13 novembre 2015: lo siamo da decenni in tutti gli scenari mediorientali. Anzi, in Europa ci siamo illusi di poter fare guerre ovunque e vendere armi a tutti senza subirne le conseguenze. Abbiamo giocato col fuoco e ci siamo bruciati. Oltre a bruciare, ogni anno, centinaia di miliardi di euro in spese militari. Continua a leggere

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