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Primo, disarmare la cultura. Intervista su trent’anni di impegno nonviolento

All’interno della ricerca condotta dall’amico Saverio Morselli – tra i fondatori del Centro di documentazione per la pace di Reggio Emilia ed oggi impegnato nell’ANPI – sul movimento pacifista reggiano tra gli anni ’80 e ’90, ho risposto alle domande di questa intervista travalicando, in verità, nel tempo e nello spazio i confini della ricerca e provando a fare il punto, personale e politico, su oltre un trentennio di impegno nonviolento.

Come ti sei avvicinato ai temi legati alla pace ?

Ringrazio Saverio per avermi dato l’occasione di riflettere sull’impegno per la pace con un taglio biografico, ossia di ragionare e scrivere sul senso di avere investito del tempo – tanto tempo – che è la più importante risorsa personale, per contribuire al tentativo collettivo di riduzione della violenza tra gli esseri umani. E questo mi riporta lontano nel tempo, appunto, e nello spazio, ossia alla fine degli anni ‘80 quando studiavo all’Università di Messina da studente fuori sede, proveniente dalla costa tirrenica calabrese di Tropea. Ai tempi in cui, da giovane studente di filosofia, ero alla ricerca di una personale riflessione critica sull’esistente che si collegasse ad una prassi attiva di cambiamento della realtà, in particolare rispetto all’accettazione della inevitabilità della violenza e della guerra.

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Annotazioni da un’estate ad umanità zero

 
Come in un taccuino personale, durante l’estate sulla mia pagina Facebook ho annotato, quasi quotidianamente, uno o due pensieri suscitati da alcune “notizie del giorno”. Rileggendole insieme, a posteriori, se ne può ricavare il senso complessivo di una estate ad umanità zero.  Eccone una selezione, dal 30 luglio all’1 settembre. 

30 luglio

I responsabili dell’Unicef, dell’Organizzazione mondiale della sanità e del Programma alimentare mondiale, al ritorno da una missione in Yemen – martoriato dalla guerra con l’Arabia Saudita – hanno certificato “la peggiore crisi di colera al mondo all’interno della più grande crisi umanitaria al mondo”.
“Circa 2 milioni di bambini dello Yemen” – scrivono nel loro rapporto – “sono colpiti da malnutrizione acuta. La malnutrizione rende questi bambini ancora più vulnerabili al colera, le malattie creano più malnutrizione. Una combinazione terribile”.
In tutto questo, il nostro Paese – mentre stanzia 10 milioni di euro di aiuti umanitari – autorizza 411 milioni di esportazioni di bombe per l’Arabia Saudita, che le scarica sulla popolazione yemenita.
Ciò significa che il governo italiano favorisce attivamente la catastrofe umanitaria. Per il profitto dell’industria bellica. Senza ritegno.
Un crimine contro l’umanità.
Una vergogna assoluta.
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