Archivi tag: pace

Per la liberazione dalla violenza. Riscoprire il pensiero generativo di Aldo Capitini

Un’introduzione alla filosofia della nonviolenza dell’ideatore della Marcia della Pace. A cinquant’anni dalla morte. E dal ’68

Quando lo scorso inverno ho deciso di riprendere in mano la mia vecchia tesi di laurea in filosofia sull’opera di Aldo Capitini (scritta mentre, da obiettore di coscienza al servizio militare, svolgevo il servizio civile) per riscriverla alla luce dei miei venticinque anni d’impegno nel Movimento Nonviolento e nella redazione della rivista Azione nonviolenta – entrambi fondati da Capitini – e in occasione del Cinquantenario della morte, avvenuta il 19 ottobre del 1968, non eravamo ancora precipitati, collettivamente, nel governo della paura. E della violenza gratuita montante – anche dal basso – nei confronti dei più deboli, i profughi e i migranti, quelli che hanno bisogno di protezione e accoglienza e invece trovano respingimenti governativi e ronde fasciste. In questo scenario, rileggere Capitini oggi significa acquisire alcuni elementi di liberazione dalla violenza – culturali e politici – che il filosofo di Perugia proponeva ai suoi contemporanei e che risultano non solo attuali, quanto assolutamente necessari per noi. Qui ed ora. Continua a leggere

Annunci

1 Commento

Archiviato in pubblicazioni

Guerra globale oppure difesa e sicurezza? La campagna “Un’altra difesa è possibile” in campagna elettorale

Meglio leggere, ancora una volta, le parole del generale dell’esercito italiano Fabio Mini, nel suo ultimo interessante lavoro Che guerra sarà (il Mulino, 2017), per comprendere appieno la gravità della situazione presente: “Più che nel passato, oggi è necessario tenere i governati in uno stato permanente di agitazione e paura. L’uso della forza non è più l’extrema ratio; non è neppure lo strumento ancillare della politica e della sicurezza: la guerra e la minaccia della guerra consentono di creare l’insicurezza e mantenerla a quel livello di parossismo necessario all’esercizio del potere”. E un centinaio di pagine più avanti chiosa così sull’immediato futuro: “Ogni tipo di guerra sarà sperimentato e combattuto e la loro sommatoria permetterà di realizzare l’immenso campo di battaglia del futuro dal quale le élite mondiali di politica e affari trarranno i profitti materiali e di potere. Soltanto con questo tipo di guerra globale il parossismo può essere tenuto ai massimi livelli e lo sviluppo tecnologico bellico ha senso e avvenire perché orientato sempre verso qualcosa che può e deve accadere.” Continua a leggere

Lascia un commento

Archiviato in campagna disarmo e difesa civile

Tra realismo e utopia. Annotazioni sul discorso di Pietro Grasso

Ho prima visto e ascoltato in streaming e poi cercato e letto, con interesse, il testo del discorso del presidente del Senato Pietro Grasso, all’Assemblea romana fondativa del progetto elettorale di sinistra denominato “Liberi e uguali”.

“È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”. E’ il secondo comma dell’Art.3 della Costituzione italiana, citato integralmente – tra gli applausi – dal presidente Grasso, nell’accogliere la leadership di “Liberi e uguali”. Molto bene.

Quel che il Presidente ha mancato di esplicitare, tuttavia, è la consapevolezza che solo la piena ed effettiva attuazione della prima parte di un altro “principio fondamentale” della Costituzione, l’Art. 11 – “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali” – può consentire la piena realizzazione dell’Art. 3. Ossia, solo il disarmo e il reinvestimento sociale dei 25 miliardi di spesa pubblica militare italiana annua, pari all’1,42% del PIL – o, quanto meno, di una parte consistente di essa – possono liberare le risorse necessarie affinché la Repubblica possa davvero svolgere i suoi compiti costituzionali, economici e sociali, per la libertà e l’uguaglianza dei cittadini.

Il ripudio della guerra non è ormai più solo un lacerato principio costituzionale pacifista, ma – nella sua attuazione integrale – è l’unico vero fondamento possibile per la necessaria riconversione sociale e civile dell’economia del Paese. “Svuotare gli arsenali per colmare i granai”, avrebbe detto con una metafora efficace un indimenticato Presidente della Repubblica. Disarmo e reinvestimento sociale delle abnormi spese militari: da questo snodo realista non si può più sfuggire. Oggi meno che mai. Altrimenti una società di liberi e uguali rimarrà solo una bella ma irraggiungibile utopia

Lascia un commento

Archiviato in annotazioni

Non c’è “sinistra” senza disarmo e politiche attive di pace. Oggi più che mai

In questi mesi di avvicinamento alle prossime elezioni nazionali, ho partecipato a diversi incontri ed iniziative – in particolare a Reggio Emilia dove vivo, ma non solo – promosse dalle forze della sinistra (civica e politica) per la faticosa costruzione comune del programma elettorale. Poiché le prossime settimane sono cruciali per definire l’orizzonte programmatico e le alleanze con il quale la “sinistra” si presenterà alle elezioni, ecco alcune annotazioni, che mi paiono fondamentali sul tema della pace e del disarmo. Ossia che stanno a fondamento del cambiamento necessario

1. Non basta più ribadire il principio costituzionale del “ripudio della guerra”: senza una sua precisa declinazione politica rischia di essere un mantra consolante. Necessario, rispetto alle missioni di guerra in cui l’Italia è ancora ingaggiata, ma non sufficiente rispetto alla corsa al riarmo degli ultimi quindici anni.

2. E’ tempo, dunque, di aggiornare le analisi politiche sul tema pace-guerra. Cambiare le coordinate, a partire dalla conoscenza dei dati reali. In particolare in merito alle spese militari di questo Paese. Non è un caso se il Movimento Nonviolento è il principale promotore dell’ Osservatorio sulle spese militari italiane, il MILEX. Continua a leggere

Lascia un commento

Archiviato in annotazioni

Annotazioni da un autunno di ordinaria follia

Come in un taccuino personale, questo autunno ho annotato sulla mia pagina Facebook, quasi quotidianamente, uno o due pensieri suscitati da alcune “notizie del giorno”. Rileggendole insieme, a posteriori, se ne può ricavare il senso complessivo di un autunno di ordinaria follia. Seppur alleviata dalla costruzione collettiva di qualche antidoto. Eccone una selezione, dal 21 settembre al 27 ottobre.

21 settembre, Giornata internazionale della pace

Tra gli indicatori della vocazione pacifica o bellica di una società si dovrebbe aggiungere la comparazione tra le possibilità che essa offre al lavoro per la pace ed a quello per la guerra.
Nel nostro Paese i tanti che lavorano per la guerra lo fanno a tempo pieno, con grande dispiegamento di mezzi, implementazione continua delle risorse a loro destinate, riconoscimento sociale, peso politico e impatto economico.
I pochi che lavorano per la pace, il disarmo e la costruzione di relazioni nonviolente – al contrario – sono costretti a farlo nei ritagli del tempo libero dal lavoro, a sera e nei fine settimana, alla continua ricerca di risorse e di attenzione, auto-organizzandosi con gli amici, come si trattasse di un hobby qualsiasi.
Non del più urgente degli impegni civili. In uno dei Paesi più bellicisti del pianeta. Continua a leggere

Lascia un commento

Archiviato in annotazioni

L’aggiunta nonviolenta: la sinistra riparta dalle politiche attive di pace

Tra i diversi appelli che circolano in questi giorni, quello di Anna Falcone e Tomaso Montanari che propone un’alleanza popolare per la democrazia e l’uguaglianza, e lancia l’assemblea del 18 giugno a Roma per una sinistra unita, contiene elementi condivisibili, che possono essere terreno comune per coltivare e far crescere valori ed esperienze plurali con una prospettiva politica originale. Ringraziamo Anna e Tomaso per il lavoro fatto.

Tuttavia riteniamo che anche questo appello abbia bisogna di un’aggiunta. Che è tanto un’aggiunta preliminare, una pregiudiziale costitutiva che dà sostanza e fisionomia a tutta la proposta, quanto un punto programmatico fondativo e preliminare a tutti gli altri.
E’ l’aggiunta nonviolenta, senza la quale sarebbe forte il rischio di ricadere in schemi già visti, percorsi già fatti, errori già commessi. Nonviolenza come orizzonte e come metodo di lavoro. Continua a leggere

Lascia un commento

Archiviato in annotazioni

E’ tempo di Resistenza alla guerra e Liberazione dagli armamenti. Non solo il 25 aprile

Il 25 aprile è la Festa della Liberazione del nostro Paese dal nazifascismo. Il fondamento del nazifascismo erano il militarismo e la guerra. Guerra e militarismo sono gli elementi di nazifascismo, vivi e vegeti, con i quali dobbiamo ancora fare i conti. Per questo il fondamento dell’antifascismo non possono che essere l’anti-militarismo e il ripudio della guerra, non a caso principio fondamentale della Costituzione repubblicana. Per questo, oggi più che mai, la liberazione si chiama disarmo e la resistenza si chiama nonviolenza. Non solo il 25 aprile

Un brivido è corso lungo la schiena di molti alla notizia che gli USA hanno sganciato sull’Afghanistan la bomba “moab” – Massive Ordnance Air Blast bomb – la più potente bomba non nucleare utilizzata nella storia dell’umanità (ribattezzata, non a caso, “madre di tutte le bombe”) e alla successiva escalation nucleare (seppur, al momento, solo verbale) tra Donald Trump e Kim Jong-un. E’ come se improvvisamente, si sia presa coscienza del fatto che la corsa alla guerra è tornata ad essere davvero una minaccia per l’umanità, per tutti e ciascuno. Albert Einstein lo aveva detto fin dal 1955, nel pieno della corsa agli armamenti tra USA e URSS: “o l’umanità distruggerà gli armamenti o gli armamenti distruggeranno l’umanità”. Oggi l’URSS non c’è più, ma gli armamenti non sono stati affatto distrutti, anzi la corsa alle armi più distruttive è ricominciata, più folle che mai. Nonostante 1.700 miliardi di dollari dei bilanci degli Stati siano già spesi ogni anno dai governi per preparare e fare le guerre, Trump ha deliberato l’aumeto del 10% della – già stratosferica – spesa militare USA e ha chiesto a tutti i Paesi NATO, Italia compresa, di portare la propria spesa per la guerra al 2% del Prodotto interno lordo. Trascinando alla sua rincorsa la Russia, la Cina e tutte le “potenze” nucleari, che – non a caso – hanno disertato in massa il Tavolo delle trattative ONU per la messa al bando delle armi nucleari. Continua a leggere

Lascia un commento

Archiviato in annotazioni

Promemoria politico per il nuovo anno: è tempo di disarmo!

Reggio Emilia, 27 dicembre 2016

Reggio Emilia, 27 dicembre 2016

Mentre i cittadini sotto Natale sono scesi nelle strade d’Italia, e a capodanno in piazza San Pietro, per invocare “basta guerre”, in Siria e ovunque; mentre le spese militari crescono all’inverosimile e la proposta di legge per la difesa civile non armata e nonviolenta giace in Parlamento, il tema del disarmo è il grande rimosso dall’agenda della politica italiana

Nell’ultimo scorcio dell’anno, in diverse città d’Italia, alle tradizionali luminarie natalizie si sono aggiunte le luci delle fiaccole portate dai cittadini nelle tante manifestazioni spontanee per la Siria. Da Udine a Napoli, da Trento a Mantova, da Torino a Reggio Emilia, molte persone – nonostante le festività, il freddo, le informazioni spesso pilotate su una guerra dove, come in tutte le guerre, la prima vittima è la verità, il remare contro di qualche fetta di mondo “pacifista” cosiddetto antimperialista (stranamente alleato con i fascismi europei a sostegno del regime di Assad) – nonostante tutto questo, hanno voluto manifestare il loro sostegno ai civili siriani. Ossia alle maggiori vittime di questa come di tutte le guerre, ai civili stretti nella morsa tra i bombardamenti russo-iraniani a fianco del governo siriano – contro cui si era mossa pacificamente la “primavera siriana” stroncata nel sangue – e i tagliagole islamisti foraggiati dai regni del Golfo, alleati degli USA. Continua a leggere

Lascia un commento

Archiviato in annotazioni

Contro le banalizzazioni. Un ragionamento su Costituzione, referendum, pace e guerra

costituzione-manifestazione

Mentre la semplificazione mediatica banalizza le questioni oggetto del referendum costituzionale, facendolo passare per un plebiscito sul presidente del consiglio o, peggio, per uno scontro generazionale, propongo un ragionamento su alcuni elementi di fondo in ballo nella scelta del 4 dicembre. Sono ragioni di linguaggio, di metodo, di merito e di legittimità. Sono ragioni complesse che – a mio avviso- meritano attenzione per esercitare con responsabilità il diritto e il dovere di esprimersi nel referendum costituzionale. Consapevolmente.

Il linguaggio

In un convegno promosso dal Senato della Repubblica, alcuni anni fa, su Il linguaggio della Costituzione il linguista Tullio De Mauro raccontava della lingua scelta da coloro che scrissero la Costituzione italiana. Alla base della scelta linguistica ci furono due fattori: le condizioni culturali dell’Italia del tempo – “quando la Costituzione è stata scritta, tra il 1946 e la fine del 1947, le capacità di comprensione del testo costituzionale della popolazione italiana erano pessime, perché l’Italia prefascista e l’Italia fascista avevano lasciato in eredità alla Repubblica una massa sterminata di persone senza istruzione scolastica, che non avevano completato la scuola elementare, e, dentro questi, di analfabeti” – e poi la qualità umana dei Costituenti – “il processo di formazione di queste persone che era il frutto di una selezione durissima (le carceri, l’esilio, il riparo di Santa madre chiesa, in qualche caso) nella resistenza al fascismo, e poi nella lunga resistenza, anche armata, al fascismo e al nazismo. Era personale di alta qualità umana a raccogliere quelle esigenze”. Per queste ragioni i Costituenti scelsero consapevolmente una lingua che poteva essere compresa da tutti, un linguaggio semplice, efficace, inequivocabile: “non solo scelgono le parole più trasparenti, ma scelgono di scrivere frasi esemplarmente brevi. La Costituzione italiana è scritta con una media esemplare di un po’ meno di 20 parole per frase. Questi due elementi danno alla nostra Costituzione un grado altissimo di leggibilità”. Un’estetica del linguaggio che corrisponde ad un’etica della comprensibilità: tutti i cittadini avrebbero dovuto comprendere i principi, i diritti, i doveri e l’organizzazione dello Stato, ossia il funzionamento della democrazia, come stabilito dalla Costituzione. Continua a leggere

Lascia un commento

Archiviato in annotazioni

Note su barbarie e antibarbarie, per decidere quale futuro costruire

O la sinistra fa dell’impegno per la pace
il terreno decisivo dello scontro tra cività e barbarie
o rimane di destra anche se si proclama di sinistra
Carlo Cassola

Global_Peace_Index_3368829k
Nel 1989 i popoli europei abbatterono il muro di Berlino che divideva in due l’Europa e il mondo. In molti immaginavamo – o forse speravamo – che con la fine della divisione tra Est e Ovest, la corsa agli armamenti, che aveva raggiunto il picco di spesa militare nel 1988, ed alimentato la “guerra fredda” (che alle periferie degli imperi era diventata terribilmente “calda”) potesse avere finalmente fine e si aprisse una fase nuova per l’umanità. Un periodo di prosperità fondato sui dividendi di pace, cioè sulla liberazione di risorse dalle spese militari a beneficio delle spese civili e sociali. Continua a leggere

Lascia un commento

Archiviato in annotazioni