Un’agenda pacifista per affrontare la crisi sistemica globale. E le prossime elezioni

Scriveva Edgar Morin, già ne La testa ben fatta, che “più i problemi diventano multidimensionali, più si è incapaci di pensare la loro multidimensionalità; più la crisi progredisce, più progredisce l’incapacità a pensare la crisi; più i problemi diventano planetari, più essi diventano impensati. Un’intelligenza incapace di considerare il contesto e il complesso planetario rende ciechi, incoscienti e irresponsabili” (ed. italiana, 2000) . E in effetti, la cecità, l’incoscienza e l’irresponsabilità – oltre vent’anni dopo – sembrano essere la cifra predominante nel discorso pubblico, incapace di considerare che il precipitare della crisi politica italiana si inserisce all’interno – ed è un effetto collaterale – della crisi sistemica, che è insieme crisi ecologica, energetica, pandemica, bellica, alimentare, sociale e infine culturale. La crisi del pensiero, in specie politico, in Italia è così grave che non riesce a pensare la complessità della crisi nella quale siamo immersi, ma solo a balbettare di posizionamenti elettorali sulla crisi di governo, incapace di collegare l’effetto locale – e le possibili soluzioni – alla crisi globale.

Continua a leggere

“Pace o condizionatore acceso?” Pace è conversione nonviolenta ed ecologica

[murales di Laika, apparso a Roma in occasione dell’8 marzo]

“Ma lei preferisce la pace o il condizionatore acceso? Questa è la domanda che ci dobbiamo porre”, rispose il presidente Draghi alla giornalista nella conferenza stampa del 6 aprile, dis/velando così ciò che sapevamo già: stiamo inviando montagne di armi al governo ucraino, assistendo agli orrori senza fine che prolungano la guerra – in un’escalation dagli esiti incontrollabili, anche potenzialmente nucleari – per preservarci dai sacrifici derivanti dalla rinuncia al gas russo. Eppure la nostra rinuncia a quelle forniture di gas – che rappresentano circa il 38% del gas complessivo importato dal nostro Paese, al costo di un miliardo di euro al giorno – per quanto particolarmente impegnativa per il nostro assetto economico, non solo potrebbe contribuire in maniera significativa al depotenziamento della guerra – come sottolineano anche nel loro appello Nadia Urbinati e Roberto Esposito (Domani, 9 aprile 2022) – ma si iscriverebbe anche all’interno di una modalità nonviolenta di gestione del conflitto. Fornendoci, al contempo, l’opportunità di accelerare la necessaria conversione ecologica dell’economia. Continuare ad inviare armi agli ucraini – invece – è funzionale al potenziamento della guerra, che prolunga la sofferenza degli ucraini, promuove l’escalation – fino alla possibilità del nucleare – alimenta l’industria bellica. Rinunciare al gas russo sottrae comburente all’incendio, inviare armi getta combustibile sul fuoco. Entrambe le azioni sono di fatto partecipazioni al conflitto bellico, ma la prima avverrebbe attraverso un nostro sacrificio, la seconda avviene attraverso quello ben più tragico degli ucraini. Ed anche dei ragazzini russi spediti nell’orrore.

Continua a leggere

Ricerca, educazione, azione. Gli impegni che Nanni Salio consegna al movimento per la pace

(foto Centro studi Sereno Regis)

(foto Centro studi Sereno Regis)

E così il primo febbraio se n’è andato Nanni Salio, fondatore e presidente del Centro Studi Sereno Regis di Torino, nonché insostituibile punto di riferimento delle persone di buona volontà impegnate per la pace e la nonviolenza.

Qualche ricordo personale
Avevo poco più di vent’anni quando conobbi Nanni, nella comunità carmelitana di Barcellona Pozzo di Gotto, dove partecipavo al mio primo corso di formazione alla nonviolenza da “aspirante” obiettore di coscienza presso la Caritas di Messina, con questo “fisico nonviolento” venuto da Torino. Da allora in avanti, la lucidità della sua analisi – che già nel 1991 parlava, al plurale, de “Le guerre del Golfo” (EGA) – e la generosità del suo impegno, hanno fatto sì che diventasse anche per me un preciso riferimento culturale e politico. Alcuni anni dopo, eletto nel Coordinamento nazionale del Movimento Nonviolento – di cui lui era da tempo una delle guide “scientifiche” – organizzammo insieme due seminari sul tema “Economia e Nonviolenza” (nel 1998 a Desenzano del Garda, nel 1999 all’Impruneta di Firenze): per il Movimento Nonviolento furono alla base dell’impegno decennale nella Rete Lilliput per un’economia di giustizia, per Nanni probabilmente anche il pretesto per buttare giù “Elementi di economia nonviolenta” (Quaderno di “Azione nonviolenta”, 2001). Molte volte, inoltre, l’avevo invitato a Reggio Emilia – dove vivo – per condurre momenti di formazione alla teoria ed alla pratica della nonviolenza (di particolare rilevanza il Seminario di studio sui “Modelli di sviluppo e sviluppo delle guerre” svolto a Salvarano di Quattro Castella, tra il 30 settembre e il primo ottobre del 2000), fino a coinvolgerlo – insieme all’Amministrazione Comunale – nel percorso di accompagnamento alla costituzione della Scuola di Pace di Reggio Emilia. L’ultima volta l’ho incontrato giusto il primo febbraio di due anni fa, al Congresso del Movimento Nonviolento, ospitato a Torino nel “suo” Centro Studi Sereno Regis. Le sue parole furono volte a indicare quel che c’è ancora da fare, anziché a celebrare quanto già fatto. Come sempre guardava avanti e invitava tutti a fare altrettanto. Continua a leggere