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Guerre e difesa: le contro-narrazioni della nonviolenza

Intervista rilasciata a Fabrizio Coticchia, dell’ Istituto Universitario Europeo e Scuola Sant’Anna, per la sua ricerca in preparazione della Conferenza 2014 dell’ASMI Association for the study of modern Italy

(foto di Antonella Iovino)

(foto di Antonella Iovino)

Le narrazioni strategiche sono trame convincenti, storie che possono spiegare gli eventi in maniera persuasiva. Le narrazioni sono strategiche perché sono costruite intenzionalmente, con il deliberato scopo di collegare tra loro gli eventi, formulare risposte che possano illustrare una determinata prospettiva della realtà evidenziando vincitori e vinti. Esse contengono messaggi, espliciti e non, circa futuri obiettivi, interessi percepiti e modalità di azione. Non si tratta di “storie inventate”, né di solo marketing o di pura propaganda, bensì di narrazioni capaci di ispirare il pubblico, introducendo termini e concetti tramite i quali gli attori identificano valori e obiettivi. Attraverso una storia convincente, la narrazione rende accettabili determinate scelte politiche (come quella di intervenire in un conflitto o di acquisire nuovi armamenti) che altrimenti non raccoglierebbero alcun consenso.
La capacità di elaborare una chiara e persuasiva narrazione strategica diventa un aspetto dirimente per ottenere fiducia e supporto. La modalità con la quale ottenere il consenso del pubblico rispetto ai temi della difesa e della sicurezza è centro della riflessione contemporanea.
La mia attuale ricerca si concentra proprio sulle caratteristiche delle contro-narrazioni elaborate da partiti e movimenti sui temi della difesa e della sicurezza nel nuovo secolo. Lo scopo è quello di comprendere i contenuti delle contro-narrazioni e valutarne il grado di efficacia nel contrastare una narrazione dominante, a proposito di un intervento militare o dell’acquisito di un nuovo programma d’armamento. Pertanto, in relazione al ruolo svolto da gruppi e movimenti pacifisti e disarmisti nel corso degli ultimi anni, l’obiettivo è quello di trovare risposta ai seguenti quesiti: Continua a leggere

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Fuor di retorica. Dal Movimento Nonviolento una critica politica alla Perugia-Assisi

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Da Gaza all’Iraq, dalla Siria all’Ucraina, dalla Libia al Congo…la guerra è tornata ad essere prepotentemente, in Europa e nel Mondo, la continuazione della politica con altri mezzi. In Italia il movimento per la pace, il disarmo e la nonviolenza sta cercando di dare una risposta non effimera ed occasionale, ma continuativa e di prospettiva – attraverso le Reti nazionali che ne collegano le organizzazioni – con la costruzione di un nuovo percorso collettivo e condiviso, che ha avuto avvio lo scorso 25 aprile all’Arena di Pace e Disarmo e avrà un nuovi punti di sviluppo politico nella Manifestazione nazionale del 21 settembre Per un passo di pace e poi con la Campagna per il disarmo e la difesa civile che partirà il prossimo 2 ottobre, Giornata internazionale della nonviolenza. Parallelamente a questo percorso, continuano le prese di posizione critiche nei confronti della Marcia Perugia-Assisi Per un’Europa della fraternità, convocata per il 19 ottobre prossimo dal “Comitato promotore Marcia Perugia Assisi”. Continua a leggere

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Azione nonviolenta, la Festa, la Resistenza, la Difesa civile

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In un’intervista concessaci dieci anni fa da Pietro Pinna – primo obiettore di coscienza “politico” del nostro Paese e, successivamente, collaboratore di Aldo Capitini nel Movimento Nonviolento – per Azione nonviolenta, rivista fondata dallo stesso filosofo perugino, sulla quale ancora oggi Pinna figura come “Direttore responsabile”, ci raccontava le motivazioni che portarono alla nascita della prima rivista di cultura nonviolenta del nostro Paese, nata come diretta emanazione del Movimento Nonviolento. “Avvenne verso la fine del ’63″, narrava Pietro, “al termine di un Seminario di dieci giorni che tenemmo sulle tecniche della nonviolenza, rimanemmo ancora riuniti alcune ore tra una dozzina di amici per discutere del possibile avvio di un’attività organizzata del Movimento. Due elementari esigenze ponemmo alla base dell’eventuale programma: il chiarimento e la diffusione dell’idea nonviolenta – allora misconosciuta per non dire avversata – e un corrispondente impegno ad una sua pur minima esplicazione pratica. Le due cose dovevano procedere congiuntamente: non la sola teoria, che se non tradotta in atto risulta essere mera astrazione; non azione soltanto, poiché se cieca di idee chiare e definite, finisce per risultare inconcludente. Rispetto al primo punto, decidemmo in questo modo. Fino a quella data l’unico mezzo di collegamento del Movimento era costituito da un ciclostilato di 4 pagine spedito mensilmente ad un centinaio di supposti simpatizzanti – il Movimento non disponeva ancora di aderenti iscritti. Venne deciso di passare da quel ciclostilato ad un giornaletto a stampa; dopo aver avuto assicurata dagli stessi presenti alla riunione la disponibilità finanziaria per l’uscita di almeno tre numeri mensili, Capitini ed io ci assumemmo l’incarico di curarne la pubblicazione, che uscì col titolo Azione nonviolenta.“ Continua a leggere

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50 anni di Azione nonviolenta. Invito a Festa

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Sono passati 50 anni da quando Aldo Capitini, Pietro Pinna e pochi altri amici pensarono che all’attività del Movimento Nonviolento – nato qualche anno prima come esito politico principale della prima marcia Perugia-Assisi e già molto attivo – era necessario aggiungere uno strumento di comunicazione, approfondimento e divulgazione.

“Con Azione nonviolenta – scriveva Capitini nel primo editoriale (gennaio 1964) – poniamo un centro di questo lavoro. Esso sarà informativo. Fornendo notizie su tutto ciò che avviene nel mondo con attinenza al metodo nonviolento; sarà teorico, perché esaminera le ragioni e tutti i problemi, anche i più tormentosi, di questo metodo; sarà pratico-informativo, perché illustrerà via via le tecniche di questo metodo, in modo che diventi palese quanto esse sono ricche e complesse e possono ancora accrescersi infinitamente, perché la nonviolenza è infinita e creativa nel suo sviluppo.” Raccontando più tardi le ragioni di questa scelta, molto impegnativa per un’associazione tutto sommato di dimensioni ridotte, così dirà Pietro Pinna (primo obiettore di coscienza “politico” italiano e poi collaboratore e prosecutore dell’opera di Capitini) molti anni dopo: “due elementari esigenze ponemmo alla base del programma del Movimento Noonviolento: il chiarimento e la diffusione dell’idea nonviolenta – allora misconosciuta per non dire avversata – e un corrispondente impegno ad una sua pur minima esplicazione pratica. Le due cose dovevano procedere congiuntamente: non la sola teoria, che se non tradotta in atto risulta essere mera astrazione; non azione soltanto, poiché se cieca di idee chiare e definite, finisce per risultare inconcludente”. Continua a leggere

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Arena disarmo. Da un evento straordinario il programma politico del movimento per la pace

 

Quello andato in scena all’Arena di Verona il 25 aprile non è stato solo un evento straordinario,  ma anche un momento di svolta per il movimento per la pace italiano.

10154925_10202950862546672_1469362895576930701_nUn evento straordinario nella sua preparazione: hanno aderito all’Appello di convocazione  centinaia di sottoscrittori singoli; circa cento tra reti, organizzazioni ed enti che si occupano di solidarietà, volontariato, pace, ecologia ed economa di giustizia; dieci fondazioni culturali; quaranta riviste; otto centri studi per la pace e il disarmo E straordinario nella partecipazione: quattordicimila le persone contate dentro all’Arena, arrivate con ogni mezzo da tutto il Paese: non solo treni, pullman e automobili, ma anche in bicicletta ed a piedi, come i marciatori da Reggio Emilia, partiti una settimana prima. E moltissimi volontari civili che si sono fatti vedere e sentire in una giornata riconosciuta anche dall’Ufficio nazionale per il servizio civile. Tutti hanno reso indimenticabile la scenografia arcobaleno che ha colorato l’Arena, ma anche piazza Bra fin dal mattino.

Un evento straordinario per il lavoro di centinaia di volontari che lo hanno reso possibile. Straordinario nella partecipazione degli artisti, intervenuti gratuitamente, sotto la direzione del Club Tenco partner artistico dell’evento. Straordinario per gli interventi dal palco, che sarebbe troppo lungo elencare uno ad uno ed ingeneroso ometterne qualcuno. Straordinario per i messaggi di saluto pervenuti, dalla presidente della Camera Laura Boldrini al segretario di Stato Vaticano Pietro Parolin, e per la discreta presenza in platea di molti parlamentari aderenti all’Intergruppo per la pace, insieme al coordinatore Giulio Marcon di SEL. Ma anche straordinario per il fastidio dimostrato dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che lo stesso giorno ha protestato contro la demagogia antimilitarista.

Eppure l’Arena di pace e disarmo non è stato “solo” questo. Continua a leggere

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La FP CGIL dice No agli F35. Risultato partito da Reggio Emilia

Ecco il comunicato stampa con il quale la FP CGIL di Reggio Emilia ed il Movimento Nonviolento reggiano raccontano il percorso dell’emendamento per il disarmo e contro gli F35, presentato nelle assemblee sindacali di base di Reggio Emilia no-f35 

E’ partito dalle assemblee di base della CGIL-Funzione pubblica di Reggio Emilia l’emendamento che chiede al primo sindacato italiano un impegno diretto per la riduzione drastica delle spese per gli armamenti, “a cominciare dalla cancellazione del programma di acquisto degli F35”.

Primo firmatario Pasquale Pugliese del Movimento Nonviolento di Reggio Emilia, iscritto anche alla CGIL, che ha proposto nella propria assemblea congressuale di base di aggiungere al documento Camusso-Landini “Il lavoro decide il futuro” la seguente formula: “considerando che il nostro nostro Paese è agli ultimi posti in UE in quanto a capacità di tenuta del welfare e tra i primi in quanto a spesa pubblica militare, diventa ineludibile ridurre drasticamente le spese per gli armamenti, a cominciare dalla cancellazione del programma di acquisto degli F35, con l’obiettivo di recuperare risorse per difendere i diritti costituzionalmente garantiti, a partire da quello al lavoro, anziché usarle per la preparazione della guerra costituzionalmente ripudiata”. Votato all’unanimità dai partecipanti alle assemblee di base, l’emendamento è passato al Congresso provinciale sia di categoria che di Camera del lavoro. Giunto così al Congresso regionale di Rimini dell’11 e 12 marzo 2014, è stato assunto dalla “commissione politica” ed è quindi stato inserito nel documento congressuale  ed è divenuto un ordine del giorno del Congresso nazionale della categoria che si è tenuto ad Assisi la settimana scorsa. Continua a leggere

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Ucraina. Le politiche di potenza e il potere dei popoli

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Non sappiamo come andrà a finire la vicenda Ucraina. Possiamo però 1920490_10152391490327985_1398972667_n (1)provare a riconoscere alcune delle cose che ci dice, tra le quali la più importante è che in Europa la guerra – la sua preparazione e la sua minaccia – non è solo memoria, ma ancora realtà. Vent’anni dopo l’assedio di Sarajevo, mentre ci stiamo preparando a ricordare il centenario dell’inizio della “grande guerra”, minacciosi venti di guerra tornano a soffiare in quella Crimea di cui avevamo studiato sui libri di scuola, quando la politica degli Stati era politica di “potenza”. Esattamente come lo è oggi. Le parole con le quali il politologo tedesco Ekkehart Krippendorff, spiegava lo “scivolamento” dell’Europa dentro alla prima guerra mondiale – “nessuna delle caste al potere voleva una grande guerra in Europa nel senso di perseguirla attivamente. Al contempo esse, sia pure con finalità e interessi diversi, neppure volevano rinunciare alla guerra, agli armamenti e alla politica delle minacce come mezzo della politica internazionale” – sono valide ancora adesso e possono, in men che non si dica, condurre allo stesso scivolamento. Non si tratta di una distopia prefigurata da irriducibili pacifisti, ma dal fatto che l’accumulazione attuale di armamenti in Europa non ha precedenti. Continua a leggere

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Riappropriamoci della difesa del Paese

La sfida lanciata dal XXIV Congresso nazionale del Movimento Nonviolento

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Negli stessi giorni nei quali quelli che qualcuno aveva avventatamente scambiato per i nuovi gandhiani italiani si esercitavano in attacchi violenti e sessisti, sui social network, verso i propri avversari politici in Parlamento e l’Italia annegava sotto le piogge dimostrando ancora una volta tragicamente di essere priva di difese, anche idrogeologiche, si svolgeva a Torino il 24° Congresso del Movimento Nonviolento, un esempio di buona politica partecipativa che ha posto le basi per la Campagna di riappropriazione civile della difesa del Paese. Oltre cento tra rappresentanti di centri territoriali e di associazioni amiche, provenienti da tutta Italia ed anche dall’estero (con una delegazione dalla Svizzera italiana e la partecipazione di Sam Biesemans dal BEOC l’Ufficio europeo per l’obiezione di coscienza), hanno elaborato per tre giorni – dal 31 gennaio al 2 febbraio presso il Centro Studi Sereno Regis – l’impegno per i prossimi anni del Movimento fondato nel 1961 da Aldo Capitini (comunità politica di gran lunga più longeva di qualunque partito oggi presente in Parlamento). Continua a leggere

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Per un anno di consapevolezza e d’impegno. Come un augurio

944793_10151896904738768_460733966_nPer iniziare con consapevolezza questo nuovo anno suggerisco un indicatore di attualità del discorso pubblico dominante: andate a rileggere il primo messaggio di fine anno agli italiani del presidente Pertini. Era il 1978 e c’era la consapevolezza diffusa del pericolo alla sicurezza generale derivante dalla corsa agli armamenti e della corrispondente necessità di disarmo. Nella sera dell’ultimo dell’anno Pertini, con la sua pipa in mano, diceva così agli italiani: “bastano alcuni dati per persuaderci dell’importanza di questo compito: oggi si spendono per le armi nucleari quattrocentomila miliardi all’anno; le superpotenze posseggono dodicimila testate nucleari che corrispondono a circa un milione e cinquecentomila bombe uguali a quelle che hanno distrutto Hiroshima ed Hiroshima è là ad ammonire tutta l’umanità. La tragedia che ha conosciuto Hiroshima potrebbe conoscerla domani l’umanità intera, eppure vi sono seicento milioni di creature umane che mentre io parlo stanno lottando contro la fame. Lo ripeto qui a voi, italiani ed italiane, quello che ebbi a dire innanzi al parlamento quando fui insediato come presidente della repubblica: si svuotino gli arsenali di guerra sorgente di morte, si colmino i granai sorgente di vita per milioni di creature umane che stanno lottando contro la fame.”

Oggi, i dati proposti allora dal Presidente della Repubblica alla consapevolezza degli italiani sono drammaticamente più gravi: Continua a leggere

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Note sparse verso il 24° Congresso del Movimento Nonviolento

Da Brescia a Torino: consolidamento delle reti, chiarificazione dei temi

Un rapido sguardo a ritroso, per costruire un promemoria delle più importanti inziative nazionali del
Movimento Nonviolento, realizzate nei tre anni che ci separano dal Congresso di Brescia 2010, ci
riconsegna la fotografia di una fase di grande impegno del nostro Movimento, centrato sul tema del
disarmo:
− co-promozione della Marcia della pace per la fratellanza dei popoli – Perugia-Assisi, 2011
− Festa per i 50 anni del Movimento Nonviolento – Verona, 2012
− manifestazione e visita all’ex carcere militare di Peschiera del Garda – 2012
− co-promozione del Convegno per i 40 anni della legge sull’OdC – Firenze, 2012
− co-costruzione del 2 Giugno Festa della Repubblica che ripudia la guerra – Roma, 2013
− potenziamento dell’impegno nella Rete Disarmo e nella Campagna No-F35 – 2011-2013
− manifesto e coordinamento nazionale delle iniziative per il 2 ottobre – 2012/2013
− interlocuzione con l’intergruppo parlamentare per la pace – 2013
− Nascita di nuovi Centri territoriali attivi – 2011-2013
− Costituzione del Gruppo Giovani – 2013
− Campagna in difesa del Parco dell’Alta Murgia – 2013

Questo primo, parziale elenco delle iniziative lascia intravedere il non facile lavorìo per il
consolidamento delle connessioni esistenti e, in qualche caso, per la costruzione di nuove,
centrate sulla chiarificazione dei temi, nel quale l’apporto del MN è stato determinante.

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direttivo

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