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Per la liberazione dalla violenza. Riscoprire il pensiero generativo di Aldo Capitini

Un’introduzione alla filosofia della nonviolenza dell’ideatore della Marcia della Pace. A cinquant’anni dalla morte. E dal ’68

Quando lo scorso inverno ho deciso di riprendere in mano la mia vecchia tesi di laurea in filosofia sull’opera di Aldo Capitini (scritta mentre, da obiettore di coscienza al servizio militare, svolgevo il servizio civile) per riscriverla alla luce dei miei venticinque anni d’impegno nel Movimento Nonviolento e nella redazione della rivista Azione nonviolenta – entrambi fondati da Capitini – e in occasione del Cinquantenario della morte, avvenuta il 19 ottobre del 1968, non eravamo ancora precipitati, collettivamente, nel governo della paura. E della violenza gratuita montante – anche dal basso – nei confronti dei più deboli, i profughi e i migranti, quelli che hanno bisogno di protezione e accoglienza e invece trovano respingimenti governativi e ronde fasciste. In questo scenario, rileggere Capitini oggi significa acquisire alcuni elementi di liberazione dalla violenza – culturali e politici – che il filosofo di Perugia proponeva ai suoi contemporanei e che risultano non solo attuali, quanto assolutamente necessari per noi. Qui ed ora. Continua a leggere

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Non ho partecipato alla marcia Perugia-Assisi (ma la pace ha bisogno dell’impegno di chi ha marciato)

PrimaMarcia_1Per la prima volta, da quando ho l’età della ragione, quest’anno non ho partecipato alla marcia Perugia-Assisi.

Eppure negli anni passati, ho fatto anche lunghi viaggi per potervi prendere parte, sia a quelle “ordinarie” che a quelle “straordinarie” che a quelle “specifiche”. Per esempio, ricordo la Marcia del 1990, per partecipare alla quale ero partito in pullman la sera prima da Messina, città nella quale studiavo filosofia all’università. Avevo anche appuntamento, il giorno dopo la Marcia, a Perugia nella casa di Aldo Capitini in via dei Filosofi, con Pietro Pinna – il primo obiettore di coscienza politico all’obbligo militare e fondatore con Capitini del Movimento Nonviolento – per un incontro sul filosofo della nonviolenza, ideatore della Marcia, sul quale stavo cercando materiali per fare la tesi di laurea. Un incontro, con Pietro e con Aldo, che ha segnato il seguito della mia vita. Continua a leggere

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Disarmo e Difesa nonviolenta: la nuova mozione del popolo della pace

La “Marcia della pace per la fratellanza tra i popoli” DSC_0048 voluta da Aldo Capitini nel 1961 ha rappresentato, per il nostro Paese, l’ingresso sulla scena politica e culturale di un nuovo “soggetto della storia” (convocato da “un nucleo indipendente e pacifista integrale”), ossia di quel “popolo della pace” a nome del quale Capitini lesse, dalla Rocca di Assisi, appunto la “mozione del popolo della pace”. Ripensando un anno dopo all’esperienza della prima “Perugia-Assisi”, Capitini scriveva che “una marcia non e’ fine a se stessa; continua negli animi, produce onde che vanno lontano, fa sorgere problemi, orientamenti, attività”. Quando Aldo Capitini scriveva queste parole a commento della “Marcia per la pace e la fratellanza tra i popoli” del 1961 era consapevole di aver aperto un varco nella storia del ‘900 attraverso il quale per la prima volta era entrato in scena ed aveva preso la direttamente la parola, senza ulteriori mediazioni, il “popolo della pace” che, convocato in una “Assemblea itinerante” partita da Perugia e giunta alla Rocca di Assisi, poneva – con il suo stesso manifestarsi – all’ordine del giorno dell’agenda della politica e della cultura la sua specifica “mozione”. Continua a leggere

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