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Le lotte dei giovani per il diritto al futuro: riconoscerle, farle durare e dare loro spazio

Ero anch’io uno studente liceale quando l’Europa fu attraversata dall’ultimo grande Movimento di giovani e giovanissimi che chiedevano il diritto al futuro: erano gli anni ’80 del secolo scorso e in tutte le capitali europee sciami di studenti comprendevano che la lezione più importante era quella sul diritto alla vita – contro la follia del dislocamento di missili nucleari puntati contro l’Europa dell’Est e dell’Ovest – che rivendicavano nelle piazze, nelle strade, difronte alla basi militari. Erano gli anni in cui – anche sulla spinta di quel movimento – intellettuali come Gunter Anders pubblicavano “Essere o non essere. Diario di Hiroshima e Nagasaki”, Norberto Bobbio la raccolta di saggi “Il problema della guerra e le vie della pace” e Johan Galtung avviava la peace reserch internazionale connettendo – già allora – il tema della pace con la questione ecologica in “Ambiente, sviluppo e attività militare”. E i partiti della sinistra europea, insieme ai nascenti movimenti politici ecologisti, sostenevano ovunque la lotta degli studenti. Un Movimento che – collegando le manifestazioni dell’Ovet a quelle del dissenso crescente nei Paesi dell’Est – contribuì, infine, all’abbattimento del Muro di Berlino nel 1989 ed alla fine di quella fase di corsa agli armamenti. Continua a leggere

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Chi ha paura dell’impegno dei giovani per la pace?

il scn come difesa della patria e della pace

 

Tra la risoluzione dell’ONU e i freni del governo italiano

Lo scorso 9 dicembre è passata piuttosto sotto silenzio nei media italiani un’importante risoluzione, approvata all’unanimità, del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite (la n. 260/2015) che riconosce – per la prima volta in un documento ufficiale – il ruolo attivo che i giovani possono svolgere nella prevenzione, risoluzione e riconciliazione dei conflitti. Ricordando che la generazione tra i 18 e i 35 anni, in questo momento, è la più ampia che l’umanità abbia mai avuto e che i giovani spesso costituiscono la maggior parte della popolazione dei paesi colpiti da guerre e terrorismi, riconosce che essi possono giocare un ruolo attivo e importante nella costruzione dei percorsi di pace. Oltre ad invitare gli Stati ad attuare politiche di protezione delle giovani generazioni – vittime delle guerre o delle possibili tentazioni terroristiche – attraverso programmi di inclusione, lavoro e riconoscimento dei loro diritti fondamentali, la risoluzione “esorta gli Stati membri ad aumentare” – e questa è la vera novità – “la loro politica, finanziaria, tecnica e di supporto logistico, che tengono conto delle esigenze e partecipazione dei giovani negli sforzi di pace, in situazioni di conflitto e post-conflitto.” Continua a leggere

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