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Contro le violenze sulle donne ripartire dall’educazione alla nonviolenza. Per tutti

non-una-di-menoDopo decenni durante i quali l’8 marzo, Giornata internazionale delle donne, è stata trasformata nella commerciale “festa della donna”, al punto che la memoria dell’impegno antico e recente delle donne per i propri diritti – e delle stesse origini socialiste e di lotta della Giornata – è ormai per lo più sconosciuta alle ragazze e alle donne più giovani (che si vedono offrire mimose nei centri commerciali come fosse un sanvalentino qualunque) un cartello di associazioni internazionali ha voluto rilanciare la Giornata di lotta per i diritti delle donne e contro la violenza di genere. E’ la rete “Non una di meno” – nata in Argentina contro la violenza “machista” sulle donne che provoca nel paese latino-americano la morte di una donna ogni 30 ore – che si è rapidamente diffusa in tutto il mondo. Raccolta anche dalle referenti italiane che hanno lanciato, per l’8 marzo, insieme alla rete dei Centri anti-violenza, una serie di iniziative culminanti nello “sciopero globale delle donne”. Continua a leggere

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Ricerca, educazione, azione. Gli impegni che Nanni Salio consegna al movimento per la pace

(foto Centro studi Sereno Regis)

(foto Centro studi Sereno Regis)

E così il primo febbraio se n’è andato Nanni Salio, fondatore e presidente del Centro Studi Sereno Regis di Torino, nonché insostituibile punto di riferimento delle persone di buona volontà impegnate per la pace e la nonviolenza.

Qualche ricordo personale
Avevo poco più di vent’anni quando conobbi Nanni, nella comunità carmelitana di Barcellona Pozzo di Gotto, dove partecipavo al mio primo corso di formazione alla nonviolenza da “aspirante” obiettore di coscienza presso la Caritas di Messina, con questo “fisico nonviolento” venuto da Torino. Da allora in avanti, la lucidità della sua analisi – che già nel 1991 parlava, al plurale, de “Le guerre del Golfo” (EGA) – e la generosità del suo impegno, hanno fatto sì che diventasse anche per me un preciso riferimento culturale e politico. Alcuni anni dopo, eletto nel Coordinamento nazionale del Movimento Nonviolento – di cui lui era da tempo una delle guide “scientifiche” – organizzammo insieme due seminari sul tema “Economia e Nonviolenza” (nel 1998 a Desenzano del Garda, nel 1999 all’Impruneta di Firenze): per il Movimento Nonviolento furono alla base dell’impegno decennale nella Rete Lilliput per un’economia di giustizia, per Nanni probabilmente anche il pretesto per buttare giù “Elementi di economia nonviolenta” (Quaderno di “Azione nonviolenta”, 2001). Molte volte, inoltre, l’avevo invitato a Reggio Emilia – dove vivo – per condurre momenti di formazione alla teoria ed alla pratica della nonviolenza (di particolare rilevanza il Seminario di studio sui “Modelli di sviluppo e sviluppo delle guerre” svolto a Salvarano di Quattro Castella, tra il 30 settembre e il primo ottobre del 2000), fino a coinvolgerlo – insieme all’Amministrazione Comunale – nel percorso di accompagnamento alla costituzione della Scuola di Pace di Reggio Emilia. L’ultima volta l’ho incontrato giusto il primo febbraio di due anni fa, al Congresso del Movimento Nonviolento, ospitato a Torino nel “suo” Centro Studi Sereno Regis. Le sue parole furono volte a indicare quel che c’è ancora da fare, anziché a celebrare quanto già fatto. Come sempre guardava avanti e invitava tutti a fare altrettanto. Continua a leggere

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