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Natale 1914: la pace dal basso tra le trincee

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“All’inizio c’è soltanto uno che canticchia Stille Nacht, heilige Nacht. La canzone della nascita di Gesù risuona lieve e si disperde lentamente nel paesaggio spettrale delle Fiandre. Poi, però, quel canto si diffonde lungo il fronte come un’ondata, <<da un riparo all’altro e dall’intera linea scura delle trincee risuonò: “Schlafe in himmlischer Ruh”>>. Dall’altra parte del fronte, a cento metri di distanza, nelle postazioni degli inglesi, rimane tutto tranquillo. Ma i soldati tedeschi sono in vena e, canzone dopo canzone, danno vita ad un concerto di <<migliaia di voci umane, da ogni dove>> fino a che, dopo Es ist ein Ros entsprungen, rimangono senza fiato. Svanita l’ultima nota, gli uomini che si trovavano dall’altra parte aspettano ancora un minuto, poi cominciano ad applaudire e a gridare: <<Good, old fritz>> e <<encore, encore>>, <<more, more>>. Bis, bis.”

E’ questo l’incipit del libro del giornalista tedesco Michael Jurgs che con il libro La piccola pace nella Grande guerra (2003, edito in Italia nel 2005 da il Saggiatore, con successive ristampe) fa conoscere al grande pubblico la notizia della disobbedienza civile di massa compiuta la notte di Natale del 1914 dai soldati degli opposti eserciti lungo la linea del fronte della “grande guerra”, che sospesero le ostilità e fraternizzarono. Continua a leggere

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La disobbedienza civile, un approfondimento

Scheda di approfondimento realizzata per le guide di Unimondo.org 

“L’obbedienza non è più una virtù” (don Lorenzo Milani)

“Grandi e gravi minacce all’esistenza stessa del genere umano provengono dal militarismo, dalla corsa agli armamenti e dal connesso rischio di guerre combattute con armi di portata distruttiva sempre maggiore, da politiche che mettono seriamente a repentaglio interessi vitali di future generazioni, dai rischi crescenti di catastrofi ecologiche, ecc. In questa situazione la presenza di persone e gruppi disposti a praticare la disobbedienza civile fondata su approfondite ragioni morali, in forme nonviolente, può rivelarsi di ancor maggior importanza che non in passato. Per questo la disobbedienza civile è oggi una virtù”. (Giuliano Pontara)enhanced-buzz-wide-20861-1338324633-14

La disobbedienza civile: una pratica passata attraverso le prigioni.

“Sotto un governo che imprigiona la gente ingiustamente, il vero posto per un uomo giusto è la prigione”. Con queste parole, scritte dopo aver passato una notte in prigione per essersi rifiutato di pagare le tasse in segno di protesta contro la guerra che nel 1846 gli Stati Uniti muovono al Messico, il poeta e scrittore Henry David Thoureau fonda la moderna definizione di quell’atteggiamento politico nei confronti dello Stato che prende il nome di “disobbedienza civile” proprio dal suo saggio del 1859 dal titolo Resistance to Civil Government”. Continua a leggere

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