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L’aggiunta nonviolenta: la sinistra riparta dalle politiche attive di pace

Tra i diversi appelli che circolano in questi giorni, quello di Anna Falcone e Tomaso Montanari che propone un’alleanza popolare per la democrazia e l’uguaglianza, e lancia l’assemblea del 18 giugno a Roma per una sinistra unita, contiene elementi condivisibili, che possono essere terreno comune per coltivare e far crescere valori ed esperienze plurali con una prospettiva politica originale. Ringraziamo Anna e Tomaso per il lavoro fatto.

Tuttavia riteniamo che anche questo appello abbia bisogna di un’aggiunta. Che è tanto un’aggiunta preliminare, una pregiudiziale costitutiva che dà sostanza e fisionomia a tutta la proposta, quanto un punto programmatico fondativo e preliminare a tutti gli altri.
E’ l’aggiunta nonviolenta, senza la quale sarebbe forte il rischio di ricadere in schemi già visti, percorsi già fatti, errori già commessi. Nonviolenza come orizzonte e come metodo di lavoro. Continua a leggere

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E’ tempo di Resistenza alla guerra e Liberazione dagli armamenti. Non solo il 25 aprile

Il 25 aprile è la Festa della Liberazione del nostro Paese dal nazifascismo. Il fondamento del nazifascismo erano il militarismo e la guerra. Guerra e militarismo sono gli elementi di nazifascismo, vivi e vegeti, con i quali dobbiamo ancora fare i conti. Per questo il fondamento dell’antifascismo non possono che essere l’anti-militarismo e il ripudio della guerra, non a caso principio fondamentale della Costituzione repubblicana. Per questo, oggi più che mai, la liberazione si chiama disarmo e la resistenza si chiama nonviolenza. Non solo il 25 aprile

Un brivido è corso lungo la schiena di molti alla notizia che gli USA hanno sganciato sull’Afghanistan la bomba “moab” – Massive Ordnance Air Blast bomb – la più potente bomba non nucleare utilizzata nella storia dell’umanità (ribattezzata, non a caso, “madre di tutte le bombe”) e alla successiva escalation nucleare (seppur, al momento, solo verbale) tra Donald Trump e Kim Jong-un. E’ come se improvvisamente, si sia presa coscienza del fatto che la corsa alla guerra è tornata ad essere davvero una minaccia per l’umanità, per tutti e ciascuno. Albert Einstein lo aveva detto fin dal 1955, nel pieno della corsa agli armamenti tra USA e URSS: “o l’umanità distruggerà gli armamenti o gli armamenti distruggeranno l’umanità”. Oggi l’URSS non c’è più, ma gli armamenti non sono stati affatto distrutti, anzi la corsa alle armi più distruttive è ricominciata, più folle che mai. Nonostante 1.700 miliardi di dollari dei bilanci degli Stati siano già spesi ogni anno dai governi per preparare e fare le guerre, Trump ha deliberato l’aumeto del 10% della – già stratosferica – spesa militare USA e ha chiesto a tutti i Paesi NATO, Italia compresa, di portare la propria spesa per la guerra al 2% del Prodotto interno lordo. Trascinando alla sua rincorsa la Russia, la Cina e tutte le “potenze” nucleari, che – non a caso – hanno disertato in massa il Tavolo delle trattative ONU per la messa al bando delle armi nucleari. Continua a leggere

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55 anni dopo, c’è sempre più bisogno di nonviolenza

Si svolge a Roma il 25° Congresso nazionale del Movimento Nonviolento

La nonviolenza va nel profondo più di quanto si creda. Essa si presenta, oggi in modo culminante, come antitesi ai maggiori mali: la guerra e il folle riarmo, l’assolutismo oppressivo dei governi, lo sfruttamento delle moltitudini povere, la chiusura individualistica egocentrica e disperata.
Perciò essa sta alla punta estrema del vecchio mondo più di ogni altro preteso, grossolano e superficiale estremismo: anche se altri sa distruggere la nonviolenza costruisce.
Aldo Capitini, relazione al 1° congresso del Movimento Nonviolento, 1966

Era il gennaio del 1962 quando, sui muri di Perugia, apparve il manifesto che annunciava la nascita del “Movimento Nonviolento per la Pace”. Nell’estate precedente, la “guerra fredda” tra i blocchi dell’Est e dell’Ovest aveva ricevuto una fortissima accelerazione con la costruzione del “muro di Berlino”; nel settembre Aldo Capitini, dalla Rocca di Assisi a conclusione della “Marcia per la pace e la fratellanza tra i popoli”, aveva lanciato la “Mozione del popolo della pace”, nella quale – tra l’altro – scriveva che “la pace è troppo importante perché possa essere lasciata nelle mani dei soli governanti”. In quell’autunno-inverno Aldo Capitini, Pietro Pinna, Daniele Lugli e alcuni altri amici diedero vita al Movimento Nonviolento, che prenderà nelle mani l’impegno per la pace nei successivi 55 anni. “Può darsi che la nostra posizione conservi il carattere di minoranza per lungo tempo e sia perciò semplice aggiunta” – scriveva Capitini nella relazione al 1° Congresso del Movimento Nonviolento, nel 1966 – “ma essa tanto più sarà persuasa di essere già “potere” – un nuovo tipo di potere – quanto più le sue iniziative saranno aperte e valide per tutti, da centri collocati al livello delle moltitudini”. L’1 e 2 aprile 2017 il Movimento Nonviolento celebra a Roma il suo 25° Congresso nazionale, si tratta ormai di una delle comunità politiche più longeve nella storia del nostro Paese. Continua a leggere

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Promemoria politico per il nuovo anno: è tempo di disarmo!

Reggio Emilia, 27 dicembre 2016

Reggio Emilia, 27 dicembre 2016

Mentre i cittadini sotto Natale sono scesi nelle strade d’Italia, e a capodanno in piazza San Pietro, per invocare “basta guerre”, in Siria e ovunque; mentre le spese militari crescono all’inverosimile e la proposta di legge per la difesa civile non armata e nonviolenta giace in Parlamento, il tema del disarmo è il grande rimosso dall’agenda della politica italiana

Nell’ultimo scorcio dell’anno, in diverse città d’Italia, alle tradizionali luminarie natalizie si sono aggiunte le luci delle fiaccole portate dai cittadini nelle tante manifestazioni spontanee per la Siria. Da Udine a Napoli, da Trento a Mantova, da Torino a Reggio Emilia, molte persone – nonostante le festività, il freddo, le informazioni spesso pilotate su una guerra dove, come in tutte le guerre, la prima vittima è la verità, il remare contro di qualche fetta di mondo “pacifista” cosiddetto antimperialista (stranamente alleato con i fascismi europei a sostegno del regime di Assad) – nonostante tutto questo, hanno voluto manifestare il loro sostegno ai civili siriani. Ossia alle maggiori vittime di questa come di tutte le guerre, ai civili stretti nella morsa tra i bombardamenti russo-iraniani a fianco del governo siriano – contro cui si era mossa pacificamente la “primavera siriana” stroncata nel sangue – e i tagliagole islamisti foraggiati dai regni del Golfo, alleati degli USA. Continua a leggere

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La tragedia di Aleppo, il terrorismo della guerra, il dramma del “movimento per la pace”

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Infine, dopo quattro anni di assedio e dopo mesi di bombardamenti, anche al fosforo bianco, sulle case di Aleppo est, l’esercito siriano di Assad – sostenuto da quello russo e da quello iraniano – ha raso al suolo e “ripulito” una parte della seconda città della Siria dalla ultime sacche di resistenza anti regime.

E’ una guerra sporca quella siriana, sporca come tutte le guerre. Nasce con la risposta violenta del regime familiare di Assad alla “primavera araba” siriana, alla richiesta popolare e pacifica di più diritti e più democrazia, soffocata nel sangue dal regime fin dal marzo del 2011 e repressa con la tortura sistematica degli oppositori, come denuncia anche il Syrian Nonviolence Movement Continua con la nascita dell'”esercito libero siriano” che risponde alla violenza del regime organizzando la contro-violenza armata, e poi con il radicamento delle milizie fondamentaliste, anche internazionali, che cercano di egemonizzare l’opposizione al regime. Si aggiungono – dall’altro lato – il sostegno militare russo e iraniano ad Assad e l’arrivo di armi, tante armi, a tutte le parti in guerra. Armi russe al regime, armi USA nelle mani di ribelli e terroristi. Armi italiane finite probabilmente da entrambi le parti in conflitto, visto che il nostro Paese, fino al 2011, è stato il principale fornitore di armi nell’Unione Europe al governo siriano. Continua a leggere

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Note su barbarie e antibarbarie, per decidere quale futuro costruire

O la sinistra fa dell’impegno per la pace
il terreno decisivo dello scontro tra cività e barbarie
o rimane di destra anche se si proclama di sinistra
Carlo Cassola

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Nel 1989 i popoli europei abbatterono il muro di Berlino che divideva in due l’Europa e il mondo. In molti immaginavamo – o forse speravamo – che con la fine della divisione tra Est e Ovest, la corsa agli armamenti, che aveva raggiunto il picco di spesa militare nel 1988, ed alimentato la “guerra fredda” (che alle periferie degli imperi era diventata terribilmente “calda”) potesse avere finalmente fine e si aprisse una fase nuova per l’umanità. Un periodo di prosperità fondato sui dividendi di pace, cioè sulla liberazione di risorse dalle spese militari a beneficio delle spese civili e sociali. Continua a leggere

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Oggi la liberazione si chiama disarmo, la resistenza si chiama nonviolenza

25 Aprile 2016_San Polo Enza_armato che fui

Note dall’intervento alla Festa della Liberazione di San Polo d’Enza (R.E.), 25 aprile 2016

Partecipare alla festa della Liberazione non è un atto retorico, ma un gesto di impegno. Perché la liberazione non è compiuta definitivamente una volta per tutte: né sul piano dei contenuti specifici né sul piano delle oppressioni dalle quali ancora dobbiamo liberarci.

Al contrario della Resistenza – che fu un grande moto popolare che accanto alla lotta partigiana vide tanto antifascismo militante disarmato: dai disertori e dalle donne che li rivestivano con abiti civili agli internati militari nei campi di concentramento che si rifiutarono di combattere nella repubblica di Salò, dalle famiglie contadine che coprivano e sfamavano i partigiani, o nascondevano i cittadini ebrei, agli scioperi operai nelle grandi fabbriche… – al contrario di questa pluralità coraggiosa e civile, uno degli elementi costitutivi del fascismo è stato – ed è tuttora – il militarismo, la costruzione del nemico e la preparazione della guerra come strumento principale, e fine ultimo, della politica. Continua a leggere

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Ricerca, educazione, azione. Gli impegni che Nanni Salio consegna al movimento per la pace

(foto Centro studi Sereno Regis)

(foto Centro studi Sereno Regis)

E così il primo febbraio se n’è andato Nanni Salio, fondatore e presidente del Centro Studi Sereno Regis di Torino, nonché insostituibile punto di riferimento delle persone di buona volontà impegnate per la pace e la nonviolenza.

Qualche ricordo personale
Avevo poco più di vent’anni quando conobbi Nanni, nella comunità carmelitana di Barcellona Pozzo di Gotto, dove partecipavo al mio primo corso di formazione alla nonviolenza da “aspirante” obiettore di coscienza presso la Caritas di Messina, con questo “fisico nonviolento” venuto da Torino. Da allora in avanti, la lucidità della sua analisi – che già nel 1991 parlava, al plurale, de “Le guerre del Golfo” (EGA) – e la generosità del suo impegno, hanno fatto sì che diventasse anche per me un preciso riferimento culturale e politico. Alcuni anni dopo, eletto nel Coordinamento nazionale del Movimento Nonviolento – di cui lui era da tempo una delle guide “scientifiche” – organizzammo insieme due seminari sul tema “Economia e Nonviolenza” (nel 1998 a Desenzano del Garda, nel 1999 all’Impruneta di Firenze): per il Movimento Nonviolento furono alla base dell’impegno decennale nella Rete Lilliput per un’economia di giustizia, per Nanni probabilmente anche il pretesto per buttare giù “Elementi di economia nonviolenta” (Quaderno di “Azione nonviolenta”, 2001). Molte volte, inoltre, l’avevo invitato a Reggio Emilia – dove vivo – per condurre momenti di formazione alla teoria ed alla pratica della nonviolenza (di particolare rilevanza il Seminario di studio sui “Modelli di sviluppo e sviluppo delle guerre” svolto a Salvarano di Quattro Castella, tra il 30 settembre e il primo ottobre del 2000), fino a coinvolgerlo – insieme all’Amministrazione Comunale – nel percorso di accompagnamento alla costituzione della Scuola di Pace di Reggio Emilia. L’ultima volta l’ho incontrato giusto il primo febbraio di due anni fa, al Congresso del Movimento Nonviolento, ospitato a Torino nel “suo” Centro Studi Sereno Regis. Le sue parole furono volte a indicare quel che c’è ancora da fare, anziché a celebrare quanto già fatto. Come sempre guardava avanti e invitava tutti a fare altrettanto. Continua a leggere

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Il tempo della guerra e il programma politico per la pace. Oggi più che mai, un’altra difesa è possibile e necessaria

(foto di Fouzia Tnatni)

(foto di Fouzia Tnatni)

Il terrorismo ha raggiunto il suo obiettivo: con la risposta della guerra il terrore vince. Quel terrorismo jihadista che – dopo aver provocato decine di migliaia di vittime con attentati terroristici quotidiani nei paesi di religione islamica, dall’Africa al Medioriente – ha colpito a Parigi il cuore dell’Europa, non ha ucciso solo 132 persone innocenti, ma ha fornito il pretesto per scatenare un nuovo ciclo di guerre planetarie, in continuità con quelle che lo hanno generato. Una nuova fase nella “guerra mondiale a pezzi”, già partita con gli incessanti bombardamenti franco-russi sulla popolazione civile siriana, che uccidono – a loro volta – migliaia di altri innocenti, terrorizzando le popolazioni e agevolando l’emersione di nuovo terrorismo e con esso il rinchiudersi dei paesi occidentali nella paura e nello stato di polizia permanente. Insomma, con la guerra il terrorismo vince su tutta la linea. Continua a leggere

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Dalla retorica della pace alla politica per la pace. Il passaggio necessario

invasione-gaza-labirinto-cervelloLa scorsa settimana sono stato invitato ad un dialogo sulla Campagna per il Disarmo e la difesa civile, all’interno della Festa di Sinistra Ecologia e Libertà di Reggio Emilia, con Giulio Marcon, coordinatore dell’Intergruppo dei Parlamentari per la pace, e Francesco Vignarca, coordinatore della Rete Italiana Disarmo.

Con Marcon ci eravamo ritrovati anche lo scorso anno alla Festa di SEL a Taneto di Gattatico, quando sembrava fosse imminente un attacco americano alla Siria. Quell’attacco non è più avvenuto, la guerra in Siria continua disperatamente, ma nessuno se ne ricorda più; come nessuno si ricorda del Congo o di altre decine di situazioni nelle quali sono in corso conflitti bellici. Tra questi la crisi tra Ucraina e Russia, nella quale probabilmente va inserito l’abbattimento dell’aereo civile malese.

Anche la recrudescenza del conflitto a Gaza è la nuova tappa di un storia nella quale da tempo la guerra è diventata la continuazione della politica attraverso altri mezzi, tra lo Stato più militarizzato del pianeta che occupa manu militari terre non sue e gruppi armati che follemente ritengono di poterlo sfidare sul piano militare, un gioco al massacro sulla pelle dei giovani palestinesi. Con una comunità internazionale impotente o più interessata a tutelare i propri interessi che la ricerca di una soluzione giusta e nonviolenta del conflitto. Anche i governi che ci rappresentano continuano a vedere nella guerra più un affare che un crimine. L’Italia è la maggiore esportatrice europea di sistemi d’arma verso Israele e la portaerei Cavour ha passato l’inverno al caldo, nei mari dei tropici, come fiera ambulante del made in Italy che tira e uccide. Continua a leggere

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