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Krippendorff e la critica dell’istituzione militare

Apprendo della morte di Ekkehart Krippendorff, il grande politologo tedesco, pacifista, che ho conosciuto nei seminari del Movimento Nonviolento su “Politica e Nonviolenza”. Nel 2003, appena uscita in italiano,  avevo letto la sua raccolta di saggi L’arte di non essere governati. Politica etica da Socrate a Mozart e successivamente l’edizione italiana (meritoriamente pubblicata da Gandhi Edizioni nel 2008) del suo fondamentale testo degli anni Ottanta del ‘900 – ormai un classico della critica politica – Lo Stato e la guerra. L’insensatezza delle politiche di potenza. Per ricordarlo, o farlo conoscere, ripubblico qui, ancora una volta, un mio articolo del 2011 che riassume, riprendendone alcuni passaggi, il suo saggio serio ed efficace Critica dell’istituzione militare. Le cui tesi sono valide oggi più che mai.

Perché, pur in un momento di crisi e di ossessiva invocazione del rigore nel bilancio dello Stato, non si tagliano le spese militari? Perché, nonostante i drammatici tagli alla spesa pubblica imposti dal governo, solo flebili voci – per lo più extraparlamentari e marginali – chiedono una stretta a queste folli spese di morte che pre/vedono dei costi abnormi? Perché, per la stragrande maggioranza di forze politiche, sindacali, mediatiche non è assurda la crescita di questo unico capitolo di spesa pubblica, ma è assurda la richiesta che venga tagliato? Talmente assurda che non si pongono neanche il problema? Continua a leggere

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Tra realismo e utopia. Annotazioni sul discorso di Pietro Grasso

Ho prima visto e ascoltato in streaming e poi cercato e letto, con interesse, il testo del discorso del presidente del Senato Pietro Grasso, all’Assemblea romana fondativa del progetto elettorale di sinistra denominato “Liberi e uguali”.

“È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”. E’ il secondo comma dell’Art.3 della Costituzione italiana, citato integralmente – tra gli applausi – dal presidente Grasso, nell’accogliere la leadership di “Liberi e uguali”. Molto bene.

Quel che il Presidente ha mancato di esplicitare, tuttavia, è la consapevolezza che solo la piena ed effettiva attuazione della prima parte di un altro “principio fondamentale” della Costituzione, l’Art. 11 – “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali” – può consentire la piena realizzazione dell’Art. 3. Ossia, solo il disarmo e il reinvestimento sociale dei 25 miliardi di spesa pubblica militare italiana annua, pari all’1,42% del PIL – o, quanto meno, di una parte consistente di essa – possono liberare le risorse necessarie affinché la Repubblica possa davvero svolgere i suoi compiti costituzionali, economici e sociali, per la libertà e l’uguaglianza dei cittadini.

Il ripudio della guerra non è ormai più solo un lacerato principio costituzionale pacifista, ma – nella sua attuazione integrale – è l’unico vero fondamento possibile per la necessaria riconversione sociale e civile dell’economia del Paese. “Svuotare gli arsenali per colmare i granai”, avrebbe detto con una metafora efficace un indimenticato Presidente della Repubblica. Disarmo e reinvestimento sociale delle abnormi spese militari: da questo snodo realista non si può più sfuggire. Oggi meno che mai. Altrimenti una società di liberi e uguali rimarrà solo una bella ma irraggiungibile utopia

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Non c’è “sinistra” senza disarmo e politiche attive di pace. Oggi più che mai

In questi mesi di avvicinamento alle prossime elezioni nazionali, ho partecipato a diversi incontri ed iniziative – in particolare a Reggio Emilia dove vivo, ma non solo – promosse dalle forze della sinistra (civica e politica) per la faticosa costruzione comune del programma elettorale. Poiché le prossime settimane sono cruciali per definire l’orizzonte programmatico e le alleanze con il quale la “sinistra” si presenterà alle elezioni, ecco alcune annotazioni, che mi paiono fondamentali sul tema della pace e del disarmo. Ossia che stanno a fondamento del cambiamento necessario

1. Non basta più ribadire il principio costituzionale del “ripudio della guerra”: senza una sua precisa declinazione politica rischia di essere un mantra consolante. Necessario, rispetto alle missioni di guerra in cui l’Italia è ancora ingaggiata, ma non sufficiente rispetto alla corsa al riarmo degli ultimi quindici anni.

2. E’ tempo, dunque, di aggiornare le analisi politiche sul tema pace-guerra. Cambiare le coordinate, a partire dalla conoscenza dei dati reali. In particolare in merito alle spese militari di questo Paese. Non è un caso se il Movimento Nonviolento è il principale promotore dell’ Osservatorio sulle spese militari italiane, il MILEX. Continua a leggere

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Annotazioni da un autunno di ordinaria follia

Come in un taccuino personale, questo autunno ho annotato sulla mia pagina Facebook, quasi quotidianamente, uno o due pensieri suscitati da alcune “notizie del giorno”. Rileggendole insieme, a posteriori, se ne può ricavare il senso complessivo di un autunno di ordinaria follia. Seppur alleviata dalla costruzione collettiva di qualche antidoto. Eccone una selezione, dal 21 settembre al 27 ottobre.

21 settembre, Giornata internazionale della pace

Tra gli indicatori della vocazione pacifica o bellica di una società si dovrebbe aggiungere la comparazione tra le possibilità che essa offre al lavoro per la pace ed a quello per la guerra.
Nel nostro Paese i tanti che lavorano per la guerra lo fanno a tempo pieno, con grande dispiegamento di mezzi, implementazione continua delle risorse a loro destinate, riconoscimento sociale, peso politico e impatto economico.
I pochi che lavorano per la pace, il disarmo e la costruzione di relazioni nonviolente – al contrario – sono costretti a farlo nei ritagli del tempo libero dal lavoro, a sera e nei fine settimana, alla continua ricerca di risorse e di attenzione, auto-organizzandosi con gli amici, come si trattasse di un hobby qualsiasi.
Non del più urgente degli impegni civili. In uno dei Paesi più bellicisti del pianeta. Continua a leggere

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L’aggiunta nonviolenta: la sinistra riparta dalle politiche attive di pace

Tra i diversi appelli che circolano in questi giorni, quello di Anna Falcone e Tomaso Montanari che propone un’alleanza popolare per la democrazia e l’uguaglianza, e lancia l’assemblea del 18 giugno a Roma per una sinistra unita, contiene elementi condivisibili, che possono essere terreno comune per coltivare e far crescere valori ed esperienze plurali con una prospettiva politica originale. Ringraziamo Anna e Tomaso per il lavoro fatto.

Tuttavia riteniamo che anche questo appello abbia bisogna di un’aggiunta. Che è tanto un’aggiunta preliminare, una pregiudiziale costitutiva che dà sostanza e fisionomia a tutta la proposta, quanto un punto programmatico fondativo e preliminare a tutti gli altri.
E’ l’aggiunta nonviolenta, senza la quale sarebbe forte il rischio di ricadere in schemi già visti, percorsi già fatti, errori già commessi. Nonviolenza come orizzonte e come metodo di lavoro. Continua a leggere

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E’ tempo di Resistenza alla guerra e Liberazione dagli armamenti. Non solo il 25 aprile

Il 25 aprile è la Festa della Liberazione del nostro Paese dal nazifascismo. Il fondamento del nazifascismo erano il militarismo e la guerra. Guerra e militarismo sono gli elementi di nazifascismo, vivi e vegeti, con i quali dobbiamo ancora fare i conti. Per questo il fondamento dell’antifascismo non possono che essere l’anti-militarismo e il ripudio della guerra, non a caso principio fondamentale della Costituzione repubblicana. Per questo, oggi più che mai, la liberazione si chiama disarmo e la resistenza si chiama nonviolenza. Non solo il 25 aprile

Un brivido è corso lungo la schiena di molti alla notizia che gli USA hanno sganciato sull’Afghanistan la bomba “moab” – Massive Ordnance Air Blast bomb – la più potente bomba non nucleare utilizzata nella storia dell’umanità (ribattezzata, non a caso, “madre di tutte le bombe”) e alla successiva escalation nucleare (seppur, al momento, solo verbale) tra Donald Trump e Kim Jong-un. E’ come se improvvisamente, si sia presa coscienza del fatto che la corsa alla guerra è tornata ad essere davvero una minaccia per l’umanità, per tutti e ciascuno. Albert Einstein lo aveva detto fin dal 1955, nel pieno della corsa agli armamenti tra USA e URSS: “o l’umanità distruggerà gli armamenti o gli armamenti distruggeranno l’umanità”. Oggi l’URSS non c’è più, ma gli armamenti non sono stati affatto distrutti, anzi la corsa alle armi più distruttive è ricominciata, più folle che mai. Nonostante 1.700 miliardi di dollari dei bilanci degli Stati siano già spesi ogni anno dai governi per preparare e fare le guerre, Trump ha deliberato l’aumeto del 10% della – già stratosferica – spesa militare USA e ha chiesto a tutti i Paesi NATO, Italia compresa, di portare la propria spesa per la guerra al 2% del Prodotto interno lordo. Trascinando alla sua rincorsa la Russia, la Cina e tutte le “potenze” nucleari, che – non a caso – hanno disertato in massa il Tavolo delle trattative ONU per la messa al bando delle armi nucleari. Continua a leggere

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55 anni dopo, c’è sempre più bisogno di nonviolenza

Si svolge a Roma il 25° Congresso nazionale del Movimento Nonviolento

La nonviolenza va nel profondo più di quanto si creda. Essa si presenta, oggi in modo culminante, come antitesi ai maggiori mali: la guerra e il folle riarmo, l’assolutismo oppressivo dei governi, lo sfruttamento delle moltitudini povere, la chiusura individualistica egocentrica e disperata.
Perciò essa sta alla punta estrema del vecchio mondo più di ogni altro preteso, grossolano e superficiale estremismo: anche se altri sa distruggere la nonviolenza costruisce.
Aldo Capitini, relazione al 1° congresso del Movimento Nonviolento, 1966

Era il gennaio del 1962 quando, sui muri di Perugia, apparve il manifesto che annunciava la nascita del “Movimento Nonviolento per la Pace”. Nell’estate precedente, la “guerra fredda” tra i blocchi dell’Est e dell’Ovest aveva ricevuto una fortissima accelerazione con la costruzione del “muro di Berlino”; nel settembre Aldo Capitini, dalla Rocca di Assisi a conclusione della “Marcia per la pace e la fratellanza tra i popoli”, aveva lanciato la “Mozione del popolo della pace”, nella quale – tra l’altro – scriveva che “la pace è troppo importante perché possa essere lasciata nelle mani dei soli governanti”. In quell’autunno-inverno Aldo Capitini, Pietro Pinna, Daniele Lugli e alcuni altri amici diedero vita al Movimento Nonviolento, che prenderà nelle mani l’impegno per la pace nei successivi 55 anni. “Può darsi che la nostra posizione conservi il carattere di minoranza per lungo tempo e sia perciò semplice aggiunta” – scriveva Capitini nella relazione al 1° Congresso del Movimento Nonviolento, nel 1966 – “ma essa tanto più sarà persuasa di essere già “potere” – un nuovo tipo di potere – quanto più le sue iniziative saranno aperte e valide per tutti, da centri collocati al livello delle moltitudini”. L’1 e 2 aprile 2017 il Movimento Nonviolento celebra a Roma il suo 25° Congresso nazionale, si tratta ormai di una delle comunità politiche più longeve nella storia del nostro Paese. Continua a leggere

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Promemoria politico per il nuovo anno: è tempo di disarmo!

Reggio Emilia, 27 dicembre 2016

Reggio Emilia, 27 dicembre 2016

Mentre i cittadini sotto Natale sono scesi nelle strade d’Italia, e a capodanno in piazza San Pietro, per invocare “basta guerre”, in Siria e ovunque; mentre le spese militari crescono all’inverosimile e la proposta di legge per la difesa civile non armata e nonviolenta giace in Parlamento, il tema del disarmo è il grande rimosso dall’agenda della politica italiana

Nell’ultimo scorcio dell’anno, in diverse città d’Italia, alle tradizionali luminarie natalizie si sono aggiunte le luci delle fiaccole portate dai cittadini nelle tante manifestazioni spontanee per la Siria. Da Udine a Napoli, da Trento a Mantova, da Torino a Reggio Emilia, molte persone – nonostante le festività, il freddo, le informazioni spesso pilotate su una guerra dove, come in tutte le guerre, la prima vittima è la verità, il remare contro di qualche fetta di mondo “pacifista” cosiddetto antimperialista (stranamente alleato con i fascismi europei a sostegno del regime di Assad) – nonostante tutto questo, hanno voluto manifestare il loro sostegno ai civili siriani. Ossia alle maggiori vittime di questa come di tutte le guerre, ai civili stretti nella morsa tra i bombardamenti russo-iraniani a fianco del governo siriano – contro cui si era mossa pacificamente la “primavera siriana” stroncata nel sangue – e i tagliagole islamisti foraggiati dai regni del Golfo, alleati degli USA. Continua a leggere

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La tragedia di Aleppo, il terrorismo della guerra, il dramma del “movimento per la pace”

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Infine, dopo quattro anni di assedio e dopo mesi di bombardamenti, anche al fosforo bianco, sulle case di Aleppo est, l’esercito siriano di Assad – sostenuto da quello russo e da quello iraniano – ha raso al suolo e “ripulito” una parte della seconda città della Siria dalla ultime sacche di resistenza anti regime.

E’ una guerra sporca quella siriana, sporca come tutte le guerre. Nasce con la risposta violenta del regime familiare di Assad alla “primavera araba” siriana, alla richiesta popolare e pacifica di più diritti e più democrazia, soffocata nel sangue dal regime fin dal marzo del 2011 e repressa con la tortura sistematica degli oppositori, come denuncia anche il Syrian Nonviolence Movement Continua con la nascita dell'”esercito libero siriano” che risponde alla violenza del regime organizzando la contro-violenza armata, e poi con il radicamento delle milizie fondamentaliste, anche internazionali, che cercano di egemonizzare l’opposizione al regime. Si aggiungono – dall’altro lato – il sostegno militare russo e iraniano ad Assad e l’arrivo di armi, tante armi, a tutte le parti in guerra. Armi russe al regime, armi USA nelle mani di ribelli e terroristi. Armi italiane finite probabilmente da entrambi le parti in conflitto, visto che il nostro Paese, fino al 2011, è stato il principale fornitore di armi nell’Unione Europe al governo siriano. Continua a leggere

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Note su barbarie e antibarbarie, per decidere quale futuro costruire

O la sinistra fa dell’impegno per la pace
il terreno decisivo dello scontro tra cività e barbarie
o rimane di destra anche se si proclama di sinistra
Carlo Cassola

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Nel 1989 i popoli europei abbatterono il muro di Berlino che divideva in due l’Europa e il mondo. In molti immaginavamo – o forse speravamo – che con la fine della divisione tra Est e Ovest, la corsa agli armamenti, che aveva raggiunto il picco di spesa militare nel 1988, ed alimentato la “guerra fredda” (che alle periferie degli imperi era diventata terribilmente “calda”) potesse avere finalmente fine e si aprisse una fase nuova per l’umanità. Un periodo di prosperità fondato sui dividendi di pace, cioè sulla liberazione di risorse dalle spese militari a beneficio delle spese civili e sociali. Continua a leggere

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