Archivi tag: difesa civile

La tua lettera ci fa bene. Una risposta a Chaimaa Fatihi

Chaimaa Fatihi

Grazie per la tua lettera, Chaimaa!

Ti scrivo da educatore e da formatore impegnato per la nonviolenza: la tua lettera ci fa bene.

Di fronte all’ondata di anti-islamismo becero e ignorante che sta montando nel nostro Paese, alimentato per fomentare a fini politici la paura nei confronti di chi è portatore di differenze, la tua lettera al quotidiano la Repubblica – che sta così tanto circolando in rete – è per tutti un insegnamento di civiltà. Sento le tue parole fondate sui “principi fondamentali” della Costituzione italiana, al contrario di quelle di chi pretestuosamente cerca di minare alla radice la capacità di convivenza tra le persone, assimilando in un unico impasto perverso “nemici” esterni ed interni. Ma anche al contrario di quelle di chi ipocritamente proclama la lotta al terrorismo, ma poi consente – e promuove, come anche tu scrivi – l’invio di armi nella polveriera del Medioriente, sapendo che oltre a seminare direttamente terrore e morte, esse generano altro terrorismo. Che ci tornerà indietro. Continua a leggere

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Confesso di aver disertato anch’io! Ed anche festeggiato nel nome della Costituzione

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L’ideologia

Lo scorso 2 giugno il Giornale.it scriveva che “durante la parata militare ai Fori Imperiali, un gruppo di associazioni ha deciso di disertare la diretta televisiva da Roma e si è ritrovata a Verona per festeggiare a suo modo il 2 giugno: Festa della Repubblica disarmata. E’ la rete di movimenti raggruppati intorno a una campagna dal nome Un’altra difesa è possibile”. I quali sono uniti, secondo questa ricostruzione, da una precisa “ideologia”: “un ripudio che dovrebbe diventare nazionale. L’Italia, secondo loro, dovrebbe gettare le armi e vestire le divise del servizio civile”. A parte le molte imprecisioni dell’articolo, confesso che quella Festa c’è stata davvero, io vi ho preso parte attivamente e (svelo un segreto all’articolista del Giornale) quell’ideologia del ripudio nazionale delle armi e della guerra esiste ed è scritta nei pricipi fondamentali della Costituzione italiana. Continua a leggere

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Dalla retorica della pace alla politica per la pace. Il passaggio necessario

invasione-gaza-labirinto-cervelloLa scorsa settimana sono stato invitato ad un dialogo sulla Campagna per il Disarmo e la difesa civile, all’interno della Festa di Sinistra Ecologia e Libertà di Reggio Emilia, con Giulio Marcon, coordinatore dell’Intergruppo dei Parlamentari per la pace, e Francesco Vignarca, coordinatore della Rete Italiana Disarmo.

Con Marcon ci eravamo ritrovati anche lo scorso anno alla Festa di SEL a Taneto di Gattatico, quando sembrava fosse imminente un attacco americano alla Siria. Quell’attacco non è più avvenuto, la guerra in Siria continua disperatamente, ma nessuno se ne ricorda più; come nessuno si ricorda del Congo o di altre decine di situazioni nelle quali sono in corso conflitti bellici. Tra questi la crisi tra Ucraina e Russia, nella quale probabilmente va inserito l’abbattimento dell’aereo civile malese.

Anche la recrudescenza del conflitto a Gaza è la nuova tappa di un storia nella quale da tempo la guerra è diventata la continuazione della politica attraverso altri mezzi, tra lo Stato più militarizzato del pianeta che occupa manu militari terre non sue e gruppi armati che follemente ritengono di poterlo sfidare sul piano militare, un gioco al massacro sulla pelle dei giovani palestinesi. Con una comunità internazionale impotente o più interessata a tutelare i propri interessi che la ricerca di una soluzione giusta e nonviolenta del conflitto. Anche i governi che ci rappresentano continuano a vedere nella guerra più un affare che un crimine. L’Italia è la maggiore esportatrice europea di sistemi d’arma verso Israele e la portaerei Cavour ha passato l’inverno al caldo, nei mari dei tropici, come fiera ambulante del made in Italy che tira e uccide. Continua a leggere

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Azione nonviolenta, la Festa, la Resistenza, la Difesa civile

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In un’intervista concessaci dieci anni fa da Pietro Pinna – primo obiettore di coscienza “politico” del nostro Paese e, successivamente, collaboratore di Aldo Capitini nel Movimento Nonviolento – per Azione nonviolenta, rivista fondata dallo stesso filosofo perugino, sulla quale ancora oggi Pinna figura come “Direttore responsabile”, ci raccontava le motivazioni che portarono alla nascita della prima rivista di cultura nonviolenta del nostro Paese, nata come diretta emanazione del Movimento Nonviolento. “Avvenne verso la fine del ’63″, narrava Pietro, “al termine di un Seminario di dieci giorni che tenemmo sulle tecniche della nonviolenza, rimanemmo ancora riuniti alcune ore tra una dozzina di amici per discutere del possibile avvio di un’attività organizzata del Movimento. Due elementari esigenze ponemmo alla base dell’eventuale programma: il chiarimento e la diffusione dell’idea nonviolenta – allora misconosciuta per non dire avversata – e un corrispondente impegno ad una sua pur minima esplicazione pratica. Le due cose dovevano procedere congiuntamente: non la sola teoria, che se non tradotta in atto risulta essere mera astrazione; non azione soltanto, poiché se cieca di idee chiare e definite, finisce per risultare inconcludente. Rispetto al primo punto, decidemmo in questo modo. Fino a quella data l’unico mezzo di collegamento del Movimento era costituito da un ciclostilato di 4 pagine spedito mensilmente ad un centinaio di supposti simpatizzanti – il Movimento non disponeva ancora di aderenti iscritti. Venne deciso di passare da quel ciclostilato ad un giornaletto a stampa; dopo aver avuto assicurata dagli stessi presenti alla riunione la disponibilità finanziaria per l’uscita di almeno tre numeri mensili, Capitini ed io ci assumemmo l’incarico di curarne la pubblicazione, che uscì col titolo Azione nonviolenta.“ Continua a leggere

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il Servizio Civile Universale e la danza del gambero

Scaduto il termine della consultazione pubblica promossa dal governo sulle Linee guida per la riforma del Terzo Settore, l’evocazione del Servizio Civile Nazionale Universale ha fatto partire una sorta di danza del gambero nella quale ad importanti passi in avanti si mescolano altrettanti passi indietro. Vediamo.servizio_civile_mondo_530_400

Nelle linee guida emanate dal governo Renzi è scritto di voler assicurare una “leva giovani per la difesa della Patria accanto al servizio militare: il Servizio Civile Nazionale Universale”? Ecco che il sottosegretario Luigi Bobba, con delega al Servizio civile dello stesso Governo, si pone la domanda se davvero “vogliamo che sia ancora legato al principio della difesa non armata della Patria”. In effetti, il dubbio del sottosegretario è legittimo, visto che nel programma governativo di Garanzia Giovani – lanciato simbolicamente il 1° maggio dallo stesso Governo – per dare un’opportunità a chi non lavora né studia, nella presentazione delle finalità del Servizio civile, la “difesa della Patria” (prima finalità della legge istitutiva) non è neanche citata. Ancora. Nelle Linee Guida si dice di voler garantire il servizio civile a 100.000 giovani l’anno? Bene, è un passo avanti verso il Servizio civile come diritto per tutti. Salvo che – come denuncia il presidente del Forum nazionale del servizio civile – intanto “la scure della spending review sottrae quasi 21 milioni al Fondo Nazionale Servizio Civile”. Si tratta di un “accantonamento tecnico” – risponde il sottosegretario – che, intanto, corrisponde a circa 4.000 giovani in meno rispetto ai progetti in corso. Continua a leggere

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Questione di simboli. Civili e no.

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I simboli sono importanti nella vita delle persone e delle collettività, forniscono rappresentazione di sé comunicando la priorità dei valori. Per questo ogni cambio di ordine sociale, ogni rivoluzione politica comincia abbattendo i simboli del passato regime ed issando le nuove bandiere sui palazzi del potere.

Mentre il 3 giugno l’ISTAT rende noti i dati della disoccupazione che in Italia raggiunge il record storico di 3 milioni e mezzo di persone (ossia il più alto dal 1977, da quando vengono registrate le variazioni trimestrali), raggiungendo il nuovo picco del 46% tra i giovani, il giorno prima – il 2 giugno – la Festa della “Repubblica democratica fondata sul lavoro” anche quest’anno è stata celebrata con la “rassegna militare”. Ossia con quel simbolo bellico che evoca ed esalta la guerra ripudiata dalla Costituzione. L’ordine simbolico dei festeggiamenti contraddice così l’ordine dei valori costituzionali, indicando una priorità differente e contraddittoria.

Ancora una volta ad evidenziare questa cortocircuito assiologico sono state le reti civili che si occupano di disarmo, pace, servizio civile ed economia solidale le quali hanno celebrato la Festa della Repubblica promuovendo congiuntamente la Campagna per il disarmo e la difesa civile, ossia lanciando la proposta di legge di iniziativa popolare per l’istituzione e il finanziamento del “Dipartimento per la difesa civile, non armata e nonviolenta”. Continua a leggere

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Un “atto che la pace esige”. Campagna per il disarmo e la difesa civile

(articolo pubblicato su Azione nonviolenta – numero speciale per Arena di pace e disarmo)

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Il 7 maggio 1945, a liberazione dell’Italia appena avvenuta, Aldo Capitini scriveva sul Corriere di Perugia: “ha fine la più grande guerra che sia mai stata, e comincia la più vasta e più complessa pace del mondo. Il primo attimo di una pace è quando gli eserciti non stanno più schierati e intrecciati nella mischia lampeggiante e cruenta, ma non è che il primo fatto: se la guerra è composta di una serie di azioni, di battaglie, di bombardamenti, di blocchi commerciali, di spionaggi; anche la pace è una serie di azioni: e noi subito ci domandiamo: sono gli uomini preparati a tutti questi atti che la pace esige per stabilirsi durevole su tutta la estensione dei continenti e degli oceani?”

La prima tragica risposta sarebbe giunta appena due mesi dopo: il 6 e il 9 agosto dello stesso anno gli Stati Uniti sganciavano le bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki, inserendo nelle possibilità della storia l’arma atomica e avviando una nuova corsa internazionale agli armamenti che – da allora – non si è più fermata. Dopo un piccolo rallentamento tra la caduta dei regimi dell’Est europeo e l’abbattimento delle Torri gemelle a New York, ossia tra il 1989 e il 2001, le spese militari hanno ripreso a bruciare ingenti risorse dei bilanci degli Stati. Oggi – come certifica anno dopo anno l’autorevole SIPRI di Stoccolma – si spende complessivamente per gli armenti nel mondo quanto non si è mai speso nella storia dell’umanità. I ricercatori del Global Peace Index calcolano che se si cancellassero con un colpo di spugna le spese militari globali si libererebbero talmente tante risorse economiche da ripagare il debito estero dei Paesi impoveriti, da fornire abbastanza risorse per il meccanismo di stabilità europeo e finanziare il costo annuale degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio promosso dalle Nazioni Unite: eradicare la povertà e la fame, dare a tutti l’educazione primaria, promuovere l’uguaglianza di genere, ridurre la mortalità infantile ecc. Continua a leggere

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Arena disarmo. Da un evento straordinario il programma politico del movimento per la pace

 

Quello andato in scena all’Arena di Verona il 25 aprile non è stato solo un evento straordinario,  ma anche un momento di svolta per il movimento per la pace italiano.

10154925_10202950862546672_1469362895576930701_nUn evento straordinario nella sua preparazione: hanno aderito all’Appello di convocazione  centinaia di sottoscrittori singoli; circa cento tra reti, organizzazioni ed enti che si occupano di solidarietà, volontariato, pace, ecologia ed economa di giustizia; dieci fondazioni culturali; quaranta riviste; otto centri studi per la pace e il disarmo E straordinario nella partecipazione: quattordicimila le persone contate dentro all’Arena, arrivate con ogni mezzo da tutto il Paese: non solo treni, pullman e automobili, ma anche in bicicletta ed a piedi, come i marciatori da Reggio Emilia, partiti una settimana prima. E moltissimi volontari civili che si sono fatti vedere e sentire in una giornata riconosciuta anche dall’Ufficio nazionale per il servizio civile. Tutti hanno reso indimenticabile la scenografia arcobaleno che ha colorato l’Arena, ma anche piazza Bra fin dal mattino.

Un evento straordinario per il lavoro di centinaia di volontari che lo hanno reso possibile. Straordinario nella partecipazione degli artisti, intervenuti gratuitamente, sotto la direzione del Club Tenco partner artistico dell’evento. Straordinario per gli interventi dal palco, che sarebbe troppo lungo elencare uno ad uno ed ingeneroso ometterne qualcuno. Straordinario per i messaggi di saluto pervenuti, dalla presidente della Camera Laura Boldrini al segretario di Stato Vaticano Pietro Parolin, e per la discreta presenza in platea di molti parlamentari aderenti all’Intergruppo per la pace, insieme al coordinatore Giulio Marcon di SEL. Ma anche straordinario per il fastidio dimostrato dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che lo stesso giorno ha protestato contro la demagogia antimilitarista.

Eppure l’Arena di pace e disarmo non è stato “solo” questo. Continua a leggere

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Verso #ArenaPaceDisarmo. Con i Costituenti e i volontari civili

Le parole della Costituzione1609779_10202740268542199_2004347561_n

Uno degli aspetti più interessanti negli incontri di “formazione generale” con i volontari civili sul tema della “difesa della patria” è la possibilità di mettere a fuoco alcune parole della Costituzione. A proposito delle quali il linguista Tullio De Mauro racconta lo scrupolo dei Costituenti nello scrivere una Costituzione con un linguaggio “trasparente”, comprensibile a tutti, in quell’Italia del primo dopo-guerra nella quale il 60% dei cittadini non aveva neanche la “licenza elementare”.  Analizzando l’articolo 11 con i volontari poniamo l’attenzione sul verbo “ripudiare”, che ha un significato diverso del più semplice “rifiutare” scritto in prima stesura, ma significa respingere, allontanare, non riconoscere. Quella generazione di antifascisti che scrive il Patto fondamentale sul quale si fonda l’Italia liberata, appena uscita dal flagello della guerra, aveva chiaro, e vuole che lo sia tutti, che la guerra non fa parte dei mezzi e degli strumenti leciti né come “offesa alla libertà degli altri popoli” (mi piacerebbe poter dire “ovviamente”) ma neanche come “mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”. Un vera e propria affermazione di disarmo unilaterale, posta nei “principi fondamentali” della Costituzione repubblicana. Che non a caso – notiamo con i volontari – fu colta dal diciottenne Pietro Pinna che alla fine dello stesso anno in cui la Costituzione fu promulgata – il 1948 – esprimeva il proprio personale ripudio della guerra, rifiutandosi di prepararla attraverso il servizio militare. Finendo in galera, ma aprendo la strada all’obiezione di coscienza, al servizio civile, alla difesa civile non armata e nonviolenta. Continua a leggere

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#ArenaPaceDisarmo 2014

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Dopo un lungo e partecipato percorso di condivisione e costruzione dal basso, mercoledì 22 gennaio è stata presentata alla stampa nazionale – a Roma nella sala della Promototeca del Campidoglio – l’Arena di pace e disarmo del prossimo 25 aprile, un grande raduno di persone, associazioni, movimenti per la pace, la solidarietà, l’impegno civile, che hanno risposto all’appello Oggi la resistenza si chiama disarmo e la liberazione si chiama nonviolenza, sottoscritto da padre Alex Zanotelli e da molte autorevoli personalità della vita civile, sociale e culturale del nostro Paese. In una fase storica nella quale i diritti sociali sono costituzionalmente garantiti ma strutturalmente ripudiati da continui tagli finanziari, mentre enormi risorse sono utilizzate per la preparazione della guerra, al contrario costituzionalmente ripudiata ma strutturalmente preparata, questo appello pone autorevolmente il tema urgente e rimosso del disarmo e della redistribuzione civile delle spese militari, al centro dell’agenda della politica nazionale, nella data simbolo della nostra storia repubblicana, la Festa della Liberazione dal fascismo e dalla guerra. Continua a leggere

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