Archivi tag: Difesa civile non armata e nonviolenta

Diamo difesa civile ad un Paese che brucia (anche le risorse in spese militari)

Era proprio il mese di luglio del 2013 quando – dopo averne parlato in riva al Lago di Garda con Mao Valpiana, presidente del Movimento Nonviolento – scrivevo per Azione nonviolenta l’intervento preparatorio al XXIV Congresso, nel quale proponevo di assumere come centrale nell’azione del movimento fondato da Aldo Capitini l’avvio di una campagna per la “pari dignità” tra la difesa militare e quella civile, condotta attraverso una grande alleanza tra l’area disarmista, nonviolenta e quella del servizio civile. Fu quanto avvenne al Congresso del gennaio 2014 a Torino, nel quale fu presa la decisione di lavorare alla costruzione dell’Alleanza delle sei reti (Conferenza nazionale Enti Servizio Civile, Forum Nazionale Servizio Civile, Sbilanciamoci, Tavolo Interventi Civili di Pace, Rete della Pace, Rete Italiana per il Disarmo) che a Verona, all'”Arena di pace e disarmo” del 25 aprile di quell’anno, lanciarono la campagna “Un’altra difesa è possibile”. Continua a leggere

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Cui prodest? A chi giova la licenza di uccidere, detta “legittima difesa”?

Tante paure arrivano nella nostra vita già con i loro rimedi,
di cui abbiamo tante volte sentito parlare,
prima ancora che i mali che essi promettono di curare
abbiano fatto in tempo a spaventarci.
Zygmunt Bauman

E così – con il voto favorevole di Partito democratico, Area popolare e Civici e innovatori – la Camera dei Deputati ha approvato la legge sulla cosiddetta “legittima difesa” che, sostanzialmente, depenalizza l’uso delle armi nei confronti di chiunque si intrufoli in casa “di notte” o “con inganno”. Se questa “introduzione in casa” causa “grave turbamento psichico” (e come potrebbe essere diversamente?) la “colpa dell’agente è sempre esclusa”, a priori. Si tratta, di fatto, della licenza di uccidere per tutti, di un salto di qualità negativo nella civiltà giuridica, per giunta controproduttivo rispetto all’obiettivo dichiarato di aumentare la sicurezza dei cittadini. La rincorsa all’emergenza securitaria evocata dagli imprenditori della paura – vera ratio di questa legge – è essa stessa generativa di insicurezza diffusa, anziché del suo contrario. Continua a leggere

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Il Servizio civile come formazione alla difesa civile, non armata e nonviolenta. Per tutti

Perché non è sufficiente formare i giovani alla difesa non armata ed alla costruzione della pace con mezzi pacifici se, a questi valori, non si forma anche la politica.  In attesa dei decreti attuativi sul Servizio Civile Universale della Legge di riforma del Terzo Settore e in preparazione degli Stati generali della difesa civile, non armata e nonviolenta  del 4 e 5 novembre a Trento, ecco qualche riflessione già pubblicata su benecomune.net

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Il Servizio civile universale, come si configura nella legge di riforma del “Terzo settore“, è l’importante tappa intermedia di un percorso che viene da lontano, ma che non ha ancora raggiunto la sua meta, già indicata in Costituzione.

E’ un percorso che affonda le radici repubblicane nella lotta di Pietro Pinna, il primo obiettore di coscienza “politico” al servizio militare (che ci ha lasciati lo scorso 13 aprile all’età di 89 anni), e dei tanti obiettori che hanno conquistato – dalle patrie galere militari – prima la concessione e poi il diritto al Servizio civile nazionale. Ma i diritti non è sufficiente che siano riconosciuti sul piano normativo, perché siano effettivi è necessario che siano dotati dei mezzi che li rendano davvero praticabili da tutti. I quindici anni di legge 64 hanno mostrato la fragilità di un sistema che sul piano normativo proclama il diritto al Servizio civile e sul piano pratico, a fronte di alcune centinaia di migliaia di giovani che hanno svolto il servizio, dieci volte tanti sono stati rifiutati per mancanza di risorse. Oggi il Servizio civile universale si propone di superare questo iato tra il diritto di tutti i giovani a impegnarsi per il Paese e l’effettiva possibilità di farlo. Vedremo se sarà effettivamente così, se potrà contare su risorse certe e sufficienti o se continueranno ad essere risorse di risulta, come è stato in questi anni. Continua a leggere

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Dei mezzi e dei fini. Qualche nota su proposte di legge, difesa e civiltà

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Le leggi – e le proposte di legge – possono avere un differente carattere. Un carattere regressivo, ossia nascere sull’onda di un impulso emotivo, generalmente fondato sulla paura, ed ancorare a questo norme che determinano un blocco o una diminuzione dell’orizzonte civile di un Paese (ne è un esempio paradigmatico il patriot act negli USA che, dopo l’11 settembre 2001, ha ridotto i diritti civili in nome dalla “sicurezza”). Oppure un carattere progressivo, ossia nascere dalla volontà di incarnare valori, ideali e diritti nella realtà, per far compiere un passo in avanti al tasso di civiltà del Paese (ne è recente l’esempio, seppur parziale, della cosiddetta “legge Cirinnà” sui diritti delle unioni di fatto). Il massimo di evidenza di questi poli opposti si esplicita quando è in ballo il concetto di “difesa” ed il correlato concetto di “minaccia”: quali sono i beni da difendere? E quali le minacce dalle quali difendersi? La risposta a queste domande fondamentali – e il relativo ordinamento giuridico – caratterizza massimamente la regressione o la progressione civile di una organizzazione sociale e politica. Nel giro di due giorni, l’1 e il 2 di giugno, questi differenti approcci al tema della difesa – seppur declinata su piani diversi – si sono confrontati attraverso due differenti proposte di legge di iniziativa popolare. Continua a leggere

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All’Università Bacha Khan del Pakistan è stata colpita anche la storia della nonviolenza musulmana. Perché fa paura

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Tra i molti criminali attentati terroristici in vari Paesi del mondo, sono particolarmente odiosi quelli che prendono di mira le scuole e le università, i luoghi di studio dove attraverso la conoscenza si vogliono superare fanatismi e fondamentalismi. Le scuole degli Stati Uniti sono quelle maggiormente colpite (dai fondamentalisti cristiani), l’attentato al campus di Garissa in Kenia il più sanguinoso e l’ultimo, quello all’università Bacha Khan di Charsadda, in Pakistan il più tristemente simbolico (questi ultimi colpiti dai fondamentalisti musulmani). Il 20 gennaio un commando terrorista ha fatto irruzione nell’Università pakistana dedicata a Bacha Khan, nel giorno delle celebrazioni per l’anniversario della morte di Khan Abdul Ghaffar Khan – detto Badshah o, appunto, Bacha Khan – uccidendo ventidue tra studenti e insegnanti e ferendone decine di altri. La scelta dell’Università e del giorno non è casuale, ma è un preciso attacco all’islam nonviolento di cui Badshah Kkan – morto il 20 gennaio del 1988 – è stato promotore e organizzatore. Chiamato, per questo, il “Gandhi della Frontiera”. Continua a leggere

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Accadono proprio cose strane, 50 anni dopo la Lettera di don Milani

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Risposta al Direttore del Quotidiano Nazionale  su disertori, volontari civili e difesa nonviolenta

Si, Direttore, come Lei scrive nell’editoriale del 7 giugno, accadono proprio cose strane nel nostro Paese.
Accade, per esempio, che il Direttore di un importante Quotidiano Nazionale si riferisca ancora ai disertori fucilati durante la prima guerra mondiale come a coloro che cercarono di “sottrarsi al proprio dovere”, contrapposti a coloro che invece morirono per “servire la patria”, in quella che papa Benedetto XV avrebbe definito “l’inutile strage”. La guerra dalla quale volevano disertare provocherà complessivamente 16 milioni di morti e 20 milioni di feriti e mutilati. Tra gli italiani, le vittime, militari e civili, furono 1.240.000, cioè il 3,4 % della popolazione, in grandissima parte appartenente ai ceti popolari. Dei 5 milioni e 200mila italiani che furono chiamati alla guerra il 15%, subirono processi per renitenza e insubordinazione. Molti furono direttamente passati per le armi dagli ufficiali attraverso la decimazione di interi reparti. In quella inutile strage, che porrà i presupposti generatori di fascismo e nazismo, per la prima volta vennero utilizzati tutti gli strumenti di distruzione di massa che erano stati sviluppati dalla rivoluzione industriale. I corpi delle persone vennero considerati dagli Stati maggiori meri mezzi per raggiungere fini di potenza, vera e propria carne da macello, al punto che nelle sue note di guerra il generale Cadorna scriveva: “le sole munizioni che non mi mancano sono gli uomini”. Chi è – dunque – che faceva davvero il proprio dovere morale: chi era costretto ad uccidere ed a farsi uccidere nella “inutile strage” o chi cercava di sottrarre la propria collaborazione alla follia collettiva, pagandone ugualmente il prezzo? Continua a leggere

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#AltraDifesaPossibile: la Campagna di primavera della “periferia onesta, pulita e nonviolenta”

(Pellizza da Volpedo e Mauro Biani accomunati da Antonella Iovino)

(Pellizza da Volpedo e Mauro Biani accomunati da Antonella Iovino)

 

E’ un vero risveglio di primavera quello che sta accadendo in queste ultime settimane utili per la Campagna Un’altra difesa è possibile. Dalla Sicilia alla Val d’Aosta, ogni giorno decine di banchetti di raccolta firme e di iniziative di riflessione stanno portando tenacemente avanti la proposta di legge di iniziativa popolare per la difesa civile, non armata e nonviolenta. Sono attivi comitati locali, a cura degli importanti soggetti nazionali che aderiscono alle Reti promotrici, ma anche piccoli, sorprendenti gruppi spontanei, come le signore di Anzola Emilia o le studentesse di Carpi o i volontari civili di Piacenza (faccio esempi emiliani che conosco direttamente in quanto coordinatore regionale della Campagna, ma è così in tutto il Paese). E’ un dispiegamento, quasi da manuale, di quella che Aldo Capitini definiva la “prima fase del potere” il potere dal basso senza il governo, fatto “di allargamento delle aperture, di addestramento alle tecniche della nonviolenza, di miglioramento della zona in cui si vive (perché da un periferia onesta, pulita, nonviolenta, avverrà la resurrezione del mondo), di lavoro educativo, di impostazione di continue solidarietà con altri nella rivoluzione permanente per la democrazia diretta, connessa intimamente con la nonviolenza” (Omnicrazia potere di tutti, 1968) . Continua a leggere

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Espansione di diritti: dal Servizio civile alla Difesa civile. Il compito della nostra generazione

(foto di Antonella Iovino)

(foto di Antonella Iovino)

Nei diversi incontri pubblici, svolti in giro per l’Italia per presentare e promuovere la campagna “Un’altra difesa è possibile” – collocati nel tempo attraversato tragicamente dalle stragi di inizio anno a Parigi e di marzo a Tunisi – argomentate le buone ragioni della difesa civile, non armata e nonviolenta, la domanda più ricorrente è relativa al come difendersi dal pericolo del terrorismo fondamentalista. Generalmente considerato causa in sé di violenza fanatica e non esito nefasto di oltre vent’anni di folli interventi bellici occidentali in medio-oriente – dall’Iraq all’Afghanistan, dalla Somalia alla Libia – in una dinamica perversa, reciprocamente alimentata, di guerra-terrorismo-guerra- terrorismo. Della quale non se ne vede la via di uscita, se la si cerca all’interno del meccanismo di escalation… La proposta di una legge di iniziativa popolare per la difesa civile, non armata e nonviolenta, mira proprio ad uscire da questo circolo vizioso attraverso la predisposizione di mezzi e strumenti di intervento nei conflitti più raffinati ed efficaci della cieca violenza che si aggiunge alla violenza cieca. La cui esigenza era già sentita, seppur non ancora compiutamente elaborata, dai “Padri costituenti”. Continua a leggere

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