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Viver come bruti anziché seguir virtute e canoscenza

Note a margine dell’inchiesta giornalistica di Presa Diretta su “la dittatura delle armi”

Considerate la vostra semenza:

fatti non foste a viver come bruti,

ma per seguir virtute e canoscenza

Dante Alighieri, Inferno, XXVI canto

L’importante inchiesta giornalistica condotta dallo staff della trasmissione “Presa Diretta” sul tema degli armamenti italiani, mandata in onda su RAI3 lunedì 22 marzo, ha di-mostrato a tutti in prima serata la questione essenziale che organizzazioni come l’Osservatorio sulle spese militari italiane (milex.org/) e la Rete Italiana Pace e Disarmo (retepacedisarmo.org/) documentano in maniera ineccepibile da anni (e che anche su questo blog ribadiamo da sempre): dove arriva quello che il presidente Eisenhower ha definito negli USA il “complesso militare-industriale”, mettendo in guardia dalla sua invadenza, viene condizionata fortemente la stessa democrazia. E chi prova minimamente a fare da argine viene espulso dal sistema, come accaduto all’ex presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sugli effetti dell’uranio impoverito Gian Piero Scanu, intervistato dalla brava Giulia Bosetti nella trasmissione e ribadito dallo stesso ex parlamentare democratico su “il manifesto” del 27 marzo (“Il PD subalterno al complesso militare industriale”). Ossia viviamo sotto “la dittatura delle armi”, come opportunamente è stata intitolata l’inchiesta giornalistica

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Fare memoria per costruire l’antibarbarie

La Giornata della Memoria volge al termine. auschwitz

E’ il momento giusto per ricordare la nuova barbarie: le tendenze naziste ancora ben presenti nel nostro tempo e nel nostro mondo, in tutte le latitudini. Così come le definisce Giuliano Pontara*, filosofo morale:

– la visione del mondo come una lotta spietata per la supremazia;

– il diritto assoluto del più forte;

– lo svincolamento della politica da ogni limite morale;

– il dominio delle élite;

– il disprezzo per il debole;

– la glorificazione della violenza;

– il culto dell’obbedienza assoluta;

– il dogmatismo fanatico.

Non solo fare memoria ma rovesciare queste tendenze nel loro contrario – il mondo come complesso di forze costruttive, il primato della democrazia, la subordinazione della politica all’etica, l’uguaglianza, l’empowerment dei “deboli”, la dissacrazione della violenza, la responsabilità della disobbedienza, la coscienza critica –  e costruire l’antibarbarie è il nostro compito urgente. Dovunque ed ora.

L’antibarbarie. La concezione etico-politica di Gandhi e il XXI secolo. EGA, 2006

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La democrazia parlamentare si arrende alla sovranità militare? Ho (ancora) un’obiezione

Mentre Shel Shapiro canta che “L’Italia ripudia la guerra, perché l’Italia è una Repubblica democratica e la sovranità appartiene al popolo”, e mentre sull’onda delle proteste popolari il governo del Canada ha rinunciato definitivamente al programma dei caccia F-35, martedì scorso è andata in scena in Italia la resa della democrazia parlamentare alla sovranità militare, con la consegna all’ammiraglio Di Paola – pro tempore ministro della Repubblica – della delega per “riformare” lo strumento militare, che mette al riparo le forze armate da ogni futuro possibile taglio di risorse, garantendone al contrario di aggiuntive e costanti per l’acquisto di ulteriori armamenti.  E’ l’ennesimo ribaltamento del Patto Costituzionale, nel quale tutti i diritti sanciti nei primi dieci articoli – dal lavoro alla salute, alla conoscenza –  sono compressi, taglieggiati e infine e negati, con il pretesto della crisi economica, e l’unico ripudiato – la guerra – è foraggiato insaziabilmente e instancabilmente, con il consenso bipartisan di destra e centro-sinistra, malgrado la crisi economica.483967_320543668040606_658350107_n

Di fronte a tutto ciò, oggi più che mai, ho un’obiezione. E sabato e domenica prossimi sarò a Firenze, al Convegno organizzato dal Movimento Nonviolento e dalla CNESC Avrei (ancora) un’obiezione!, non solo per celebrare i 40 anni dalla prima legge sull’obiezione di coscienza, ma soprattutto per capire, insieme a tanti altri obiettori di coscienza, attraverso quale ulteriore impegno rendere effettivi due principi complementari previsti dal nostro ordinamento: il ripudio costituzionale della guerra come “mezzo” e “strumento” di risoluzione dei conflitti e l’istituzione legislativa del Servizio Civile Nazionale – conquistato attraverso le lotte degli obiettori di coscienza alla guerra – come “mezzo” e “strumento”, alternativo e concorrente al militare, per la difesa della Patria.

Si tratta di esplicitare che l’ordinamento legislativo del nostro Paese prevede due forme di difesa della Patria: l’uno arcaico, fondato sulla violenza delle armi, contrario ai principi fondamentali della Costituzione, non solo velleitario ed incapace di difendere i cittadini dalle reali minacce alla propria quotidiana sicurezza – la povertà, l’analfabetismo, la disoccupazione, il dissesto del territorio, le mafie…- ma sottrattore delle risorse necessarie a sconfiggerle; l’altro nuovo, ma “antico come le colline”, fondato sulla nonviolenza, coerente con la Costituzione e potenzialmente efficace – se messo in grado di farlo – nel garantire la sicurezza della comunità e del territorio, sia rispetto alle minacce quotidiane sia rispetto alla difesa delle istituzioni democratiche.

E’ dunque necessario ancora l’impegno degli obiettori di coscienza, di ieri e di oggi, per un’ulteriore conquista di civiltà: il trasferimento di  risorse, nel bilancio dello Stato, dalla vecchia alla nuova organizzazione della difesa, ridimensionando fortemente la spesa per la difesa militare e potenziando specularmente quella per la difesa civile. Con la consapevolezza che la prima è blindata dalla casta militare, dagli interessi dei mercanti di armi e dalla sudditanza complice della politica; la seconda è ostacolata, impedita ed umiliata da questi poteri, palesi e occulti, pur essendo vicina ai bisogni delle persone ed un diritto – ancora in gran parte negato – di tutti i giovani italiani.

Bisogna perciò oggi prendere l’esempio e il testimone dalla lotta nonviolenta dai vecchi obiettori di coscienza per il diritto al servizio civile, per questa nuova lotta per il diritto del Paese alla difesa civile, non armata e nonviolenta. Un obbiettivo avanzato, di civiltà, che – quarant’anni dopo – ha ancora lo stesso avversario di sempre: la guerra e la sua preparazione.

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