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Servizio civile: né obbligo, né mini naja, ma pari dignità tra difesa militare e difesa civile

Periodicamente riparte la corsa, da destra e da sinistra, a mettere le mani sul Servizio Civile con proposte – al contempo ideologiche ed estemporanee – di obbligatorietà, che fanno il paio con la rinascente idea di lanciare (più o meno) mini “naje”. L’ultima proposta di legge in questo senso, è passata recentemente alla Camera con ben 453 voti a favore e 10 contrari (i deputati di LEU), più 6 astenuti. Nel caso del Servizio Civile obbligatorio, c’è, sostanzialmente, una motivazione fondata sulla necessità di formare il carattere dei giovani italiani: “un antidoto fondamentale alla desertificazione delle relazioni, delle reti sociali e di senso a cui stiamo progressivamente assistendo”, scrive l’ex ministra della difesa Roberta Pinotti. Nel caso della cosiddetta mini naja, nelle motivazioni della proposta di legge c’è scritto: “il raggiungimento di obiettivi quali la comprensione del valore civico della difesa della patria sancito dall’articolo 52 della Costituzione quale sacro dovere di ogni cittadino; cognizione degli alti valori connessi alla difesa delle istituzioni democratiche del Paese attraverso lo strumento militare in Italia e all’estero; conoscenza, in maniera diversificata a seconda dell’età e del grado di istruzione dei partecipanti, delle principali minacce alla sicurezza interna e internazionale”. Continua a leggere

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Quattro princìpi per il Servizio civile

Una sentenza incompletaimages (22)

Come previsto, il Tribunale di Milano ha emanato l’ordinanza che accoglie il ricorso sul bando di Servizio Civile per non essere stato aperto ai cittadini stranieri residenti nel nostro Paese, come previsto dalla sentenza della Corte d’Appello del marzo scorso. Questo bando, rivolto a 15.466 volontari, il numero più basso dal 2005, con una copertura finanziaria complessiva di 65 milioni di euro (la metà del costo di un solo caccia f-35, per fare un raffronto congruente), uscito a due anni di distanza dall’ultimo bando ordinario e ad uno dalla presentazione dei progetti, con un numero di domande presentate ancora incerto, ma calcolato tra le 10 e le 20 volte eccedenti rispetto ai posti disponibili, è già il segno di un sistema al collasso per mancanza di fondi. La sentenza ha aggiunto, riproponendola, la questione del rapporto tra difesa della patria e diritto di accesso al servizio civile dei cittadini stranieri, temi che tiene giustamente insieme, ma attraverso una declinazione debole e incompleta, che non aiuta il necessario rilancio, per tutti, del servizio civile nazionale. Rimane alla politica il compito di darne, invece, una declinazione forte e completa che tenga insieme la realizzazione dei diversi principi. Continua a leggere

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