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Da 70 anni festeggiamo la Repubblica ripudiandone la Costituzione. E continuiamo a farlo

La Festa della Repubblica è passata, celebrata con una anacronistica parata militare ai Fori imperiali e una decina di iniziative civili e disarmate in varie città d’Italia. Quest’anno ha coinciso anche con la prima uscita pubblica del governo più a destra della storia repubblicana. Per questo è assolutamente necessario continuare a riflettere sui 70 anni della Costituzione italiana, per esempio leggendo le discussioni all’interno dell’Assemblea costituente, eletta il 2 giugno del 1946. Interessante perché fa scoprire le ragioni profonde che stanno alla base di articoli e principi, oggi completamente disattesi. Ma anche deprimente, perché segna la decadenza culturale nella quale è precipitata progressivamente la politica italiana nel trascorrere degli anni che ci separano dal 1948.

La Costituzione ebbe una lunga elaborazione – dal 25 giugno 1946 al 22 dicembre 1947 – con un denso e alto confronto sui temi, articolo per articolo, ma anche sulle parole. Nella relazione di presentazione all’Assemblea del progetto di Costituzione elaborato dalla Commissione per la Costituzione (la cosiddetta “Commissione dei 75”) del 6 febbraio del 1947, Meuccio Ruini presidente della Commissione, diceva “la Costituzione dev’essere più che possibile, breve, semplice e chiara; tale che tutto il popolo la possa comprendere” (M. Ruini, Come si è formata la Costituzione, Giuffrè, Milano, 1961). Concetto che ribadiva il 24 marzo del 1947, in riferimento all’articolo 11: “Non ci dobbiamo comunque dimenticare che la Costituzione si rivolge direttamente al popolo: e deve essere capita. Parlare di «politica nazionale» non avrebbe un senso chiaro e determinato. Da accettare invece, perché definitiva, la negazione della guerra «come risoluzione delle controversie internazionali» Continua a leggere

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