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Viver come bruti anziché seguir virtute e canoscenza

Note a margine dell’inchiesta giornalistica di Presa Diretta su “la dittatura delle armi”

Considerate la vostra semenza:

fatti non foste a viver come bruti,

ma per seguir virtute e canoscenza

Dante Alighieri, Inferno, XXVI canto

L’importante inchiesta giornalistica condotta dallo staff della trasmissione “Presa Diretta” sul tema degli armamenti italiani, mandata in onda su RAI3 lunedì 22 marzo, ha di-mostrato a tutti in prima serata la questione essenziale che organizzazioni come l’Osservatorio sulle spese militari italiane (milex.org/) e la Rete Italiana Pace e Disarmo (retepacedisarmo.org/) documentano in maniera ineccepibile da anni (e che anche su questo blog ribadiamo da sempre): dove arriva quello che il presidente Eisenhower ha definito negli USA il “complesso militare-industriale”, mettendo in guardia dalla sua invadenza, viene condizionata fortemente la stessa democrazia. E chi prova minimamente a fare da argine viene espulso dal sistema, come accaduto all’ex presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sugli effetti dell’uranio impoverito Gian Piero Scanu, intervistato dalla brava Giulia Bosetti nella trasmissione e ribadito dallo stesso ex parlamentare democratico su “il manifesto” del 27 marzo (“Il PD subalterno al complesso militare industriale”). Ossia viviamo sotto “la dittatura delle armi”, come opportunamente è stata intitolata l’inchiesta giornalistica

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Il vaccino e la nave da guerra

La narrazione suprematista della vita attraverso due viaggi

Tra la vigilia e il giorno di natale sono iniziati due viaggi internazionali, forieri uno di vita e l’altro di morte. Il primo seguito passo passo da tutti i media, il secondo oscenamente ignorato.

Il 24 dicembre da Puurs, la cittadina belga che ospita la sede della Pfizer, sono partiti i tir per la distribuzione europea del vaccino anti-covd. Del percorso dei vaccini, in particolare dopo aver superato il confine del Brennero sappiamo tutto: dall’arrivo a Roma alla ripartenza di ciascuna dose per le diverse città italiane, fino ai nomi dei primi fortunati vaccinati, paese per paese, grazie alla copertura massiccia dell’operazione da parte di tutte le testate giornalistiche internazionali, nazionali e locali.

Il mattino dopo, 25 dicembre, inizia un altro e diverso viaggio: da La Spezia parte la prima delle due fregate FREMM, navi da guerra di ultima generazione costruite da Fincantieri, e consegnata in sordina al governo egiziano due giorni prima, il 23 dicembre, non solo senza alcun passaggio parlamentare, ma senza neanche un comunicato stampa né una testata giornalistica a raccontarlo. La notizia viene diffusa dalla Rete italiana pace e disarmo e solo dopo, timidamente, qualche giornale comincia a riprenderla, fino al 31 dicembre giorno in cui – mentre la fregata arriva ad Alessandria d’Egitto – i genitori di Giulio Regeni dichiarano di aver preparato un esposto-procura contro il governo italiano “per violazione della legge 185/90, che vieta le esportazioni di armi verso Paesi i cui governi sono responsabili di gravi violazioni dei diritti umani e l’Egitto rientra tra questi”. A quel punto l’informazione non può essere più taciuta e con l’inizio del nuovo anno esplode.

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Annotazioni dall’autunno della civiltà. Per resistere all’inverno e preparare la primavera

Come in un taccuino personale, anche questo autunno ho annotato sulla mia pagina Facebook, quasi quotidianamente, pensieri suscitati da alcune “notizie del giorno”. Rileggendole insieme, a posteriori, se ne può ricavare il senso complessivo di questo autunno della civiltà. Per attrezzarci a resistere all’inverno e preparare la primavera. 

20 settembre
Oggi a Maryland ennesima strage negli USA. Nessun terrorismo ha mai fatto tante vittime quanto le armi libere: 30.000 morti all’anno sacrificati sull’altare della lobby delle armi. Più della somma delle vittime statunitensi nelle tante guerre nelle quali il governo americano è attualmente impegnato.
Oggi negli USA, domani in Italia. Grazie al “nostro” governo che, a sua volta, liberalizza le armi e la licenza di uccidere. E la chiama – beffardamente – “legittima difesa”.

25 settembre
In fondo, pensandoci bene, non è concettualmente sbagliato che nel “decreto Salvini” il governo Conte (si fa per dire) abbia collegato i temi della sicurezza e dell’immigrazione: la sicurezza degli immigrati non è mai stata così in pericolo da quando è in carica questo governo.
Del resto, con il decreto sulla liberalizzazione delle armi e la legge sulla cosiddetta “legittima difesa”, anche la sicurezza degli indigeni è già fortemente compromessa Continua a leggere

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Controbilancio. Annotazioni su due mesi di governo della paura

Il presidente del consiglio Giuseppe Conte ha fatto su facebook il bilancio di governo di mezza estate. Ho pensato di fare anch’io lo stesso bilancio, recuperando le mie #annotazioni quasi quotidiane affidate a facebook, a partire dal giorno della fiducia al Senato. Dalla loro lettura consecutiva, giorno dopo giorno, ne emerge l’inquietante profilo di un governo che alimenta la paura e nutre di odio il Paese

5 giugno

Quindi il presidente Conte, nel discorso per la fiducia, ha detto di voler potenziare la “legittima difesa”… Sarei d’accordo con lui se intendesse difendere la civiltà con più scuola e più cultura – temi completamente dimenticati nelle sue parole – invece vuole “solo” liberalizzare il possesso delle armi.
Per l’illegittima difesa dell’industria armiera nazionale. Che rincorre il sogno americano degli arsenali privati. Che comprende l’incubo delle stragi quotidiane nei college e nei campus. Continua a leggere

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Salvini, la sicurezza e la “legittima difesa” dell’ignoranza

   

   Il primo rapporto del Censis sulla sicurezza in Italia, pubblicato lo scorso 27 giugno, ci consegna dei dati che meritano un approfondimento. Tutti i reati in questo Paese sono in calo, in particolare negli ultimi dieci anni gli omicidi sono praticamente dimezzati (dai 611 del 2008 ai 343 del 2017), le rapine sono diminuite del 37,6% e i furti del 13,9%. In generale i reati tra il 2016 e il 2017 sono diminuiti del 10,2%. Tuttavia, il Rapporto registra la crescita nel Paese della voglia di sicurezza fai da te: nonostante nell’ultimo anno siano aumentate del 13,8% le licenze per porto d’armi (di cui il 21% per “tiro al volo”, le più facili da ottenere) e nelle case degli italiani ci siano già qualcosa come 4,5 milioni di armi da fuoco, il 39% di essi chiede una maggiore libertà nell’acquisto di armi per difesa personale. Quota che diventa sensibilmente più alta tra le persone meno scolarizzate (51%), quelle che hanno al massimo la licenza di media, e quelle più anziane (41%), oltre i 65 anni. Ossia il senso di insicurezza diventa paura e senso di minaccia – che genera la voglia di armarsi per farsi “giustizia” da sé – in maniera inversamente proporzionale alla capacità di comprendere la realtà e le sue modificazioni.  Continua a leggere

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Avanti verso le elezioni tra disprezzo per la vita e impoverimento culturale

Il 20 giugno scorso, le agenzie battono una notizia che trova pochissimo spazio sui media italiani: l’Organizzazione Internazionale delle Migrazioni – che tiene un tragico conteggio – comunica che, dall’inizio del 2017 fino alla metà di giugno, sono già 2000 le persone annegate nel Mediterraneo. Bambini, donne, uomini morti in mare, mentre tentavano di raggiungere la sponda nord del “mare nostrum” in fuga dalle guerre, dal terrorismo, dalla fame, dalle devastazioni ambientali. 2000 persone che si aggiungono alle decine – e forse centinaia – di migliaia annegate negli ultimi vent’anni: un’ecatombe che fa del Mediterraneo il cimitero della speranza. Continua a leggere

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Ecco a voi la strategia della paura

Ossia come ti servo la “guerra di religione” mentre faccio affari con le armi

murales via Eritrea

Nizza, Monaco, Rouen, sono città e paesi d’Europa sconvolti in questo tragico luglio di stragi e omicidi, delitti del tutto diversi tra loro per dinamiche e motivazioni, ma accomunati dall’essere stati realizzati, in due casi su tre, da sbandati in cerca d’identità terrorista (accanitamente cercata dai media – ma non trovata – anche nel folle pluriomicida di Monaco). Ciò è bastato per mobilitare la stampa italiana facendola strillare, ancora una volta, alla “guerra di religione”, diventata l’ultima sotto categoria “interpretativa” pret à porter dello “scontro di civiltà”.
Eppure, negli stessi giorni, il Medioriente è stato squassato da devastanti stragi nel più classico stile terrorista: il 3 luglio, durante la festa di fine Ramadan, tre esplosioni hanno fatto 250 morti a Baghdad (l’attacco più sanguinoso dalla guerra del 2003); il 22 luglio un attentato kamikaze durante una manifestazione ha fatto 80 morti e 200 feriti a Kabul; il 27 luglio un kamizaze si è fatto esplodere a Quamshli, in Siria, provocando 50 morti e 170 feriti. Il tutto mentre continua la guerra in/civile in Siria – supportata da Francia e Russia – che ha visto l’ennesimo bombardamento prima degli ospedali da campo ad Aleppo e poi dell’ospedale pediatrico di Save the Children: veri e propri crimini contro l’umanità. La stragrande maggioranza dei morti sono musulmani occisi per mano terrorista e per mano della guerra. Che è l’altra faccia del terrorismo. Continua a leggere

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Brexit, profughi, guerre, armi e omicidio di Jo Cox. Alcuni elementi di un circuito perverso

brexit farageRicordo che mio padre, dopo aver professato per una vita ideali socialisti, negli anni ’90 durante la sua vecchiaia era preoccupato per la propria incolumità personale – nei lunghi pomeriggi solitari passati nel piccolo appezzamento della campagna calabrese – a causa della “invasione” degli albanesi di cui vedeva a sera le immagini degli sbarchi in tv e leggeva al mattino i commenti allarmati sui quotidiani mainstream. Probabilmente non ha mai incontrato un albanese di persona, ma – pur vivendo in un territorio completamente in mano alle cosche mafiose – era convinto che bande di albanesi invasori fossero per tutti la più pericolosa minaccia incombente… Questo ricordo, che mi torna oggi alla mente, credo abbia a che fare con quanto accaduto nel voto britannico per la brexit, nel quale gli inglesi hanno scelto in maggioranza l’uscita del Regno Unito dall’Unione europea. Il voto è l’esito di una campagna guidata dall’estrema destra razzista di Nigel Farage, fondata sulla promozione della paura di una imminente invasione di profughi – in fuga dalle tante guerre che bagnano di sangue il pianeta – attraverso l’Europa. Una campagna che ha avuto la meglio tra la popolazione più anziana e tra quella impoverita dalla politiche liberiste, prevalentemente residente nelle periferie e nelle aree rurali del Paese, alla fine della quale – dopo l’esito del referendum – milioni di utenti britannici hanno chiesto a google: “che cos’è l’unione europea?Continua a leggere

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La strage di Orlando, ossia la convergenza di “civiltà”

convergenze di civiltà

In questa vignetta del disegnatore Mauro Biani sono rappresentate in maniera efficace le implicazioni della strage di Orlando: il testo – “l’odio per la diversità incontrò il supermarket delle armi libere, felici si imbracciarono” – mantiene la sua validità tanto che l’attentatore sia stato mosso da “motivi” di odio personale contro gli omosessuali, quanto (come pare essere probabile) che sia stato mosso da “motivi” legati al terrorismo islamista. La pedagogia dell’odio per il diverso da sé, che genera tutte le violenze – da quella islamista che sta mettendo a ferro e fuoco principalmente l’Africa e il Medioriente a quella razzista che ha provocato tanti fatti tragici negli USA, ma anche in Europa (come per esempio la strage dei giovani socialisti in Norvegia ad opera del neonazista Breivik nel 2001) – trova agevolmente la possibilità di dare concretezza ai propositi violenti, rifornendosi di strumenti di morte nei contesti nei quali domina la pedagogia delle armi da fuoco, come nei teatri di guerra. E come negli USA. Continua a leggere

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Sulla Siria, il nostro “che fare?”

Sulla grave situazione internazionale condividiamo la nota integrale del Movimento Nonviolento

Questo non è un appello. Non è una petizione. Non raccogliamo firme, né cerchiamo consensi.
Vogliamo solo offrire qualche spunto di riflessione per il dibattito che si sta sviluppando al seguito dei “venti di guerra” che provengono dallo scenario internazionale che oggi ci consegna una sponda del Mediterraneo in fiamme, dalla Siria alla Libia, dall’Egitto al Libano (oltre naturalmente alla Palestina). Sull’altra sponda del Mediterraneo si affacciano i paesi occidentali, compresa l’Italia, impotenti sul piano politico, ma molto attivi sul piano del commercio delle armi, che vanno ad alimentare i massacri. In fondo al Mediterraneo ci sono migliaia di profughi in fuga dalle guerre.download (11)

Noi possiamo fare poco o niente sul piano immediatamente efficace per impedire il massacro. Nessuna sacrosanta richiesta ai potenti di fermare la guerra ha restituito la pace ai popoli. Non è accaduto a Belgrado, né a Baghdad, né a Kabul e nemmeno a Tripoli. Non accadrà a Damasco. Nè è nostro compito scegliere le parti per le quali parteggiare – tra dittatori di lungo corso, militari golpisti e fondamentalisti jihadisti – laddove la verità è sempre la prima vittima delle guerre e le responsabilità tra oppressori e oppressi non sono separabili con l’accetta. Quel che possiamo e dobbiamo fare nell’immediato è stare dalla parte delle vittime, accogliere e portare soccorso, alleviare le sofferenze, salvare singole vite. E’ già molto, ma non basta. Come non basta condannare l’intervento armato e i suoi mandanti. E’ necessario, ma non basta. Continua a leggere

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