Archivi tag: armi

Avanti verso le elezioni tra disprezzo per la vita e impoverimento culturale

Il 20 giugno scorso, le agenzie battono una notizia che trova pochissimo spazio sui media italiani: l’Organizzazione Internazionale delle Migrazioni – che tiene un tragico conteggio – comunica che, dall’inizio del 2017 fino alla metà di giugno, sono già 2000 le persone annegate nel Mediterraneo. Bambini, donne, uomini morti in mare, mentre tentavano di raggiungere la sponda nord del “mare nostrum” in fuga dalle guerre, dal terrorismo, dalla fame, dalle devastazioni ambientali. 2000 persone che si aggiungono alle decine – e forse centinaia – di migliaia annegate negli ultimi vent’anni: un’ecatombe che fa del Mediterraneo il cimitero della speranza. Continua a leggere

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Ecco a voi la strategia della paura

Ossia come ti servo la “guerra di religione” mentre faccio affari con le armi

murales via Eritrea

Nizza, Monaco, Rouen, sono città e paesi d’Europa sconvolti in questo tragico luglio di stragi e omicidi, delitti del tutto diversi tra loro per dinamiche e motivazioni, ma accomunati dall’essere stati realizzati, in due casi su tre, da sbandati in cerca d’identità terrorista (accanitamente cercata dai media – ma non trovata – anche nel folle pluriomicida di Monaco). Ciò è bastato per mobilitare la stampa italiana facendola strillare, ancora una volta, alla “guerra di religione”, diventata l’ultima sotto categoria “interpretativa” pret à porter dello “scontro di civiltà”.
Eppure, negli stessi giorni, il Medioriente è stato squassato da devastanti stragi nel più classico stile terrorista: il 3 luglio, durante la festa di fine Ramadan, tre esplosioni hanno fatto 250 morti a Baghdad (l’attacco più sanguinoso dalla guerra del 2003); il 22 luglio un attentato kamikaze durante una manifestazione ha fatto 80 morti e 200 feriti a Kabul; il 27 luglio un kamizaze si è fatto esplodere a Quamshli, in Siria, provocando 50 morti e 170 feriti. Il tutto mentre continua la guerra in/civile in Siria – supportata da Francia e Russia – che ha visto l’ennesimo bombardamento prima degli ospedali da campo ad Aleppo e poi dell’ospedale pediatrico di Save the Children: veri e propri crimini contro l’umanità. La stragrande maggioranza dei morti sono musulmani occisi per mano terrorista e per mano della guerra. Che è l’altra faccia del terrorismo. Continua a leggere

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Brexit, profughi, guerre, armi e omicidio di Jo Cox. Alcuni elementi di un circuito perverso

brexit farageRicordo che mio padre, dopo aver professato per una vita ideali socialisti, negli anni ’90 durante la sua vecchiaia era preoccupato per la propria incolumità personale – nei lunghi pomeriggi solitari passati nel piccolo appezzamento della campagna calabrese – a causa della “invasione” degli albanesi di cui vedeva a sera le immagini degli sbarchi in tv e leggeva al mattino i commenti allarmati sui quotidiani mainstream. Probabilmente non ha mai incontrato un albanese di persona, ma – pur vivendo in un territorio completamente in mano alle cosche mafiose – era convinto che bande di albanesi invasori fossero per tutti la più pericolosa minaccia incombente… Questo ricordo, che mi torna oggi alla mente, credo abbia a che fare con quanto accaduto nel voto britannico per la brexit, nel quale gli inglesi hanno scelto in maggioranza l’uscita del Regno Unito dall’Unione europea. Il voto è l’esito di una campagna guidata dall’estrema destra razzista di Nigel Farage, fondata sulla promozione della paura di una imminente invasione di profughi – in fuga dalle tante guerre che bagnano di sangue il pianeta – attraverso l’Europa. Una campagna che ha avuto la meglio tra la popolazione più anziana e tra quella impoverita dalla politiche liberiste, prevalentemente residente nelle periferie e nelle aree rurali del Paese, alla fine della quale – dopo l’esito del referendum – milioni di utenti britannici hanno chiesto a google: “che cos’è l’unione europea?Continua a leggere

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La strage di Orlando, ossia la convergenza di “civiltà”

convergenze di civiltà

In questa vignetta del disegnatore Mauro Biani sono rappresentate in maniera efficace le implicazioni della strage di Orlando: il testo – “l’odio per la diversità incontrò il supermarket delle armi libere, felici si imbracciarono” – mantiene la sua validità tanto che l’attentatore sia stato mosso da “motivi” di odio personale contro gli omosessuali, quanto (come pare essere probabile) che sia stato mosso da “motivi” legati al terrorismo islamista. La pedagogia dell’odio per il diverso da sé, che genera tutte le violenze – da quella islamista che sta mettendo a ferro e fuoco principalmente l’Africa e il Medioriente a quella razzista che ha provocato tanti fatti tragici negli USA, ma anche in Europa (come per esempio la strage dei giovani socialisti in Norvegia ad opera del neonazista Breivik nel 2001) – trova agevolmente la possibilità di dare concretezza ai propositi violenti, rifornendosi di strumenti di morte nei contesti nei quali domina la pedagogia delle armi da fuoco, come nei teatri di guerra. E come negli USA. Continua a leggere

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Sulla Siria, il nostro “che fare?”

Sulla grave situazione internazionale condividiamo la nota integrale del Movimento Nonviolento

Questo non è un appello. Non è una petizione. Non raccogliamo firme, né cerchiamo consensi.
Vogliamo solo offrire qualche spunto di riflessione per il dibattito che si sta sviluppando al seguito dei “venti di guerra” che provengono dallo scenario internazionale che oggi ci consegna una sponda del Mediterraneo in fiamme, dalla Siria alla Libia, dall’Egitto al Libano (oltre naturalmente alla Palestina). Sull’altra sponda del Mediterraneo si affacciano i paesi occidentali, compresa l’Italia, impotenti sul piano politico, ma molto attivi sul piano del commercio delle armi, che vanno ad alimentare i massacri. In fondo al Mediterraneo ci sono migliaia di profughi in fuga dalle guerre.download (11)

Noi possiamo fare poco o niente sul piano immediatamente efficace per impedire il massacro. Nessuna sacrosanta richiesta ai potenti di fermare la guerra ha restituito la pace ai popoli. Non è accaduto a Belgrado, né a Baghdad, né a Kabul e nemmeno a Tripoli. Non accadrà a Damasco. Nè è nostro compito scegliere le parti per le quali parteggiare – tra dittatori di lungo corso, militari golpisti e fondamentalisti jihadisti – laddove la verità è sempre la prima vittima delle guerre e le responsabilità tra oppressori e oppressi non sono separabili con l’accetta. Quel che possiamo e dobbiamo fare nell’immediato è stare dalla parte delle vittime, accogliere e portare soccorso, alleviare le sofferenze, salvare singole vite. E’ già molto, ma non basta. Come non basta condannare l’intervento armato e i suoi mandanti. E’ necessario, ma non basta. Continua a leggere

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C’è bisogno di disarmo. Urgente

disarmoNonostante siamo immersi nella più devastante crisi economica dalla fine della seconda guerra mondiale, la spesa pubblica annua globale per gli armamenti è calcolata in olte 1.700 miliardi di dollari (in pratica tutti gli Stati spendono ogni giorno in armi più del doppio del  bilancio delle Nazioni Unite di un intero anno) e, contemporaneamente,  il volume di affari del commercio “legale” delle armi si avvicina ai 500 miliardi di dollari all’anno. Non si è mai speso tanto in strumenti di guerra in tutta la storia dell’umanità. Per capire le dimensioni di queste cifre è utile sapere che l’ONU calcola che con meno di 24 miliardi di dollari all’anno si garantirebbe la scolarizzazione per tutti i bambini del pianeta, uno di quegli  obiettivi del millennio all’improbabile raggiungimento dei quali mancano meno di 1.000 giorni. Continua a leggere

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