Archivi tag: aldo capitini

Un altro modo di concepire le relazioni umane. Ripartire dall’opera di Aldo Capitini e Alex Langer

Decine di migliaia di persone hanno camminato, ancora una volta, lo scorso 7 ottobre, sulla strada che collega Perugia ad Assisi, lungo il percorso di pace tracciato nel 1961 da Aldo Capitini quando a Berlino era appena stato costruito il muro che tagliava in due l’Europa. Abbattuto quel muro, oggi molti altri muri e barriere attraversano l’Europa e il mondo e tagliano in due l’umanità, tra inclusi e respinti. Sulla strada per Assisi, a cinquanta anni dalla morte di Capitini, è emersa, vivace e colorita, la volontà comune di porre un argine alla logica dei muri e alla cultura della violenza che la sottende. Si è manifestato con grande forza e determinazione un rinnovato impegno, superata la logica delle diverse appartenenze, da parte di un mondo assai ampio e variegato, solidale e nonviolento, portatore di un’agenda differente da quella governativa, che soffia sulle tante paure e alimenta odiosi risentimenti verso l’altro. Nelle ultime settimane del resto si vanno moltiplicando iniziative di solidarietà e di apertura, con il concorso delle più diverse espressioni della società civile. In risposta alla “discriminazione del panino” in quel di Lodi, tempestive e spontanee sono giunte le tante donazioni di molti comuni cittadini. Continua a leggere

Annunci

Lascia un commento

Archiviato in Uncategorized

Per la liberazione dalla violenza. Riscoprire il pensiero generativo di Aldo Capitini

Un’introduzione alla filosofia della nonviolenza dell’ideatore della Marcia della Pace. A cinquant’anni dalla morte. E dal ’68

Quando lo scorso inverno ho deciso di riprendere in mano la mia vecchia tesi di laurea in filosofia sull’opera di Aldo Capitini (scritta mentre, da obiettore di coscienza al servizio militare, svolgevo il servizio civile) per riscriverla alla luce dei miei venticinque anni d’impegno nel Movimento Nonviolento e nella redazione della rivista Azione nonviolenta – entrambi fondati da Capitini – e in occasione del Cinquantenario della morte, avvenuta il 19 ottobre del 1968, non eravamo ancora precipitati, collettivamente, nel governo della paura. E della violenza gratuita montante – anche dal basso – nei confronti dei più deboli, i profughi e i migranti, quelli che hanno bisogno di protezione e accoglienza e invece trovano respingimenti governativi e ronde fasciste. In questo scenario, rileggere Capitini oggi significa acquisire alcuni elementi di liberazione dalla violenza – culturali e politici – che il filosofo di Perugia proponeva ai suoi contemporanei e che risultano non solo attuali, quanto assolutamente necessari per noi. Qui ed ora. Continua a leggere

1 Commento

Archiviato in pubblicazioni

La vera opposizione al governo della paura si fonda su più cultura. Della nonviolenza

Annotazioni sulla difesa legittima e su quella illegittima

   C’ero anch’io in quel fine settimana di febbraio a Vicenza, durante la fiera delle armi Hit Show – che prevedeva anche lo scandaloso accesso dei bambini agli stands delle oscenità – nella quale Matteo Salvini incassava il sostegno elettorale esplicito dei referenti dell’industria delle armi e delle associazioni degli “armigeri” – come rivela la Repubblica – impegnandosi, in cambio, a coinvolgerli “ogni qual volta siano in discussione provvedimenti che possano influire su diritto a detenere e utilizzare a qualsiasi titolo armi.” Mentre Salvini, in quelle ore, consegnava nelle mani della lobby delle armi la politica della sicurezza del futuro governo, io mi trovavo presso i Missionari saveriani a dialogare sugli stessi temi con Riccardo Iacona e con Giorgio Beretta sulla denuncia e sul contrasto – con la nonviolenza – di questa spinta al riarmo fondata sul senso di insicurezza, sul rancore, sulla voglia di farsi giustizia da sé. Continua a leggere

Lascia un commento

Archiviato in annotazioni

Cambiano i governi, ma la guerra rimane l’implicito culturale

Questo maggio, puntuale come ogni anno, è uscito il Rapporto del SIPRI (l’autorevole e indipendente Istituto svedese di ricerca per la pace) sulle spese militari globali, che registra – puntualmente – un nuovo aumento record delle spese militari: i governi del mondo sono arrivati a spendere nel 2017 in armamenti ed eserciti 1.739 miliardi di dollari. Un enorme flusso di denaro che diventa doppiamente distruttivo: quando le armi sparano e uccidono e quando le risorse per produrle e acquistarle sono sottratte agli investimenti per la cura dell’umanità dalla fame, dalle malattie, dall’ignoranza, dai cambiamenti climatici… In questo delirio bellicista, anche il nostro Paese risulta in pieno riarmo, arrivando a toccare i 29 miliardi di dollari in un anno di spesa pubblica militare, pari a 26 miliardi di euro, con un incremento del + 2,1% rispetto all’anno precedente. Una corsa agli armamenti senza sosta, che è sfociata da tempo in innumerevoli guerre “locali” e nell’insicurezza globale. Aggravata dal rischio nucleare con 15.000 testate nucleari puntate sulla nostra testa, nella disponibilità di personaggi come Trump e Putin, che hanno boicottato – come il governo italiano – la ratifica del Trattato ONU per la messa al bando delle armi nucleari. Un delirio bellicista, una situazione da allarme rosso, rispetto alla quale non c’è consapevolezza diffusa del pericolo in corso. Continua a leggere

Lascia un commento

Archiviato in annotazioni

Guerra globale oppure difesa e sicurezza? La campagna “Un’altra difesa è possibile” in campagna elettorale

Meglio leggere, ancora una volta, le parole del generale dell’esercito italiano Fabio Mini, nel suo ultimo interessante lavoro Che guerra sarà (il Mulino, 2017), per comprendere appieno la gravità della situazione presente: “Più che nel passato, oggi è necessario tenere i governati in uno stato permanente di agitazione e paura. L’uso della forza non è più l’extrema ratio; non è neppure lo strumento ancillare della politica e della sicurezza: la guerra e la minaccia della guerra consentono di creare l’insicurezza e mantenerla a quel livello di parossismo necessario all’esercizio del potere”. E un centinaio di pagine più avanti chiosa così sull’immediato futuro: “Ogni tipo di guerra sarà sperimentato e combattuto e la loro sommatoria permetterà di realizzare l’immenso campo di battaglia del futuro dal quale le élite mondiali di politica e affari trarranno i profitti materiali e di potere. Soltanto con questo tipo di guerra globale il parossismo può essere tenuto ai massimi livelli e lo sviluppo tecnologico bellico ha senso e avvenire perché orientato sempre verso qualcosa che può e deve accadere.” Continua a leggere

Lascia un commento

Archiviato in campagna disarmo e difesa civile

Dal ripudio della guerra ai Corpi civili di pace nel Servizio civile

colomba picasso

Dopo 25 anni di interventi militari italiani, la nonviolenza ancora è in cammino

Finalmente il penultimo giorno dell’anno scorso è stato pubblicato il bando per i progetti di Servizio civile per la sperimentazione dei Corpi civili di pace. Sono passati oltre due anni da quando, in una notte del dicembre 2013, Giulio Marcon – deputato indipendente di SEL e coordinatore dell’Intergruppo dei parlamentari per la pace – fece approvare un emendamento alla legge di stabilità per la “sperimentazione della presenza di 500 giovani volontari da impegnare in azioni di pace nelle aree di conflitto o a rischio di conflitto”. Il bando emanato presenta certo diverse criticità – evidenziate sia dalla CNESC  (Conferenza nazionale degli enti di servizio civile) che dal Tavolo interventi civili di pace – ma rappresenta un fatto di notevole rilievo nella storia del nostro Paese. Si tratta del primo vero tentativo di realizzazione integrale – seppur sperimentale e relativo al solo servizio civile – di un principio fondamentale della Costituzione italiana, il ripudio della guerra come “mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”. Ed è un punto di arrivo – seppur parziale – di almeno due importanti percorsi nella storia della nonviolenza italiana: l’obiezione di coscienza al servizio militare che ha portato al servizio civile e gli interventi civili di pace che hanno portato i corpi civili di pace. Continua a leggere

Lascia un commento

Archiviato in annotazioni

Non è una fiaba di Natale, ma una nuova pagina di nonviolenza scritta su un bus del Kenia

bus del kenia

Era già successo cento anni fa che nei giorni di Natale si scrivesse una pagina di nonviolenza nella storia di un’umanità attraversata da una guerra devastante, talmente bella da sembra una fiaba. Allora la notizia fu, per lo più, occultata da chi non contemplava alternative alla guerra: i soldati “nemici” impegnati nella guerra di trincea decisero di concedersi una tregua di Natale, una pace spontanea dal basso – vietata e punita – tra le opposte trincee d’Europa, riconoscendo reciprocamente l’umanità dell’altro. Solo molti giorni dopo alcuni giornali europei ne parlarono timidamente ed ancora oggi bisogna andarsi a cercare questo evento – per i più sconosciuto – nella storiografia specialistica. In questi giorni una nuova pagina di nonviolenza altrettanto importante è stata scritta in Kenia, nel bel mezzo di una guerra che è locale ed internazionale insieme, da un gruppo di musulmani passeggeri di un autobus che trasportava anche un gruppo di cristiani. La notizia è balenata, per un giorno, anche sui giornali italiani. Riprendiamola, prima che se ne perda la memoria, e proviamo a comprenderne la portata. Continua a leggere

Lascia un commento

Archiviato in annotazioni

Non ho partecipato alla marcia Perugia-Assisi (ma la pace ha bisogno dell’impegno di chi ha marciato)

PrimaMarcia_1Per la prima volta, da quando ho l’età della ragione, quest’anno non ho partecipato alla marcia Perugia-Assisi.

Eppure negli anni passati, ho fatto anche lunghi viaggi per potervi prendere parte, sia a quelle “ordinarie” che a quelle “straordinarie” che a quelle “specifiche”. Per esempio, ricordo la Marcia del 1990, per partecipare alla quale ero partito in pullman la sera prima da Messina, città nella quale studiavo filosofia all’università. Avevo anche appuntamento, il giorno dopo la Marcia, a Perugia nella casa di Aldo Capitini in via dei Filosofi, con Pietro Pinna – il primo obiettore di coscienza politico all’obbligo militare e fondatore con Capitini del Movimento Nonviolento – per un incontro sul filosofo della nonviolenza, ideatore della Marcia, sul quale stavo cercando materiali per fare la tesi di laurea. Un incontro, con Pietro e con Aldo, che ha segnato il seguito della mia vita. Continua a leggere

Lascia un commento

Archiviato in annotazioni

50 anni di Azione nonviolenta. Invito a Festa

AZIONE gradazioni.indd

Sono passati 50 anni da quando Aldo Capitini, Pietro Pinna e pochi altri amici pensarono che all’attività del Movimento Nonviolento – nato qualche anno prima come esito politico principale della prima marcia Perugia-Assisi e già molto attivo – era necessario aggiungere uno strumento di comunicazione, approfondimento e divulgazione.

“Con Azione nonviolenta – scriveva Capitini nel primo editoriale (gennaio 1964) – poniamo un centro di questo lavoro. Esso sarà informativo. Fornendo notizie su tutto ciò che avviene nel mondo con attinenza al metodo nonviolento; sarà teorico, perché esaminera le ragioni e tutti i problemi, anche i più tormentosi, di questo metodo; sarà pratico-informativo, perché illustrerà via via le tecniche di questo metodo, in modo che diventi palese quanto esse sono ricche e complesse e possono ancora accrescersi infinitamente, perché la nonviolenza è infinita e creativa nel suo sviluppo.” Raccontando più tardi le ragioni di questa scelta, molto impegnativa per un’associazione tutto sommato di dimensioni ridotte, così dirà Pietro Pinna (primo obiettore di coscienza “politico” italiano e poi collaboratore e prosecutore dell’opera di Capitini) molti anni dopo: “due elementari esigenze ponemmo alla base del programma del Movimento Noonviolento: il chiarimento e la diffusione dell’idea nonviolenta – allora misconosciuta per non dire avversata – e un corrispondente impegno ad una sua pur minima esplicazione pratica. Le due cose dovevano procedere congiuntamente: non la sola teoria, che se non tradotta in atto risulta essere mera astrazione; non azione soltanto, poiché se cieca di idee chiare e definite, finisce per risultare inconcludente”. Continua a leggere

Lascia un commento

Archiviato in annotazioni

Ucraina. Le politiche di potenza e il potere dei popoli

scivolamenti

Non sappiamo come andrà a finire la vicenda Ucraina. Possiamo però 1920490_10152391490327985_1398972667_n (1)provare a riconoscere alcune delle cose che ci dice, tra le quali la più importante è che in Europa la guerra – la sua preparazione e la sua minaccia – non è solo memoria, ma ancora realtà. Vent’anni dopo l’assedio di Sarajevo, mentre ci stiamo preparando a ricordare il centenario dell’inizio della “grande guerra”, minacciosi venti di guerra tornano a soffiare in quella Crimea di cui avevamo studiato sui libri di scuola, quando la politica degli Stati era politica di “potenza”. Esattamente come lo è oggi. Le parole con le quali il politologo tedesco Ekkehart Krippendorff, spiegava lo “scivolamento” dell’Europa dentro alla prima guerra mondiale – “nessuna delle caste al potere voleva una grande guerra in Europa nel senso di perseguirla attivamente. Al contempo esse, sia pure con finalità e interessi diversi, neppure volevano rinunciare alla guerra, agli armamenti e alla politica delle minacce come mezzo della politica internazionale” – sono valide ancora adesso e possono, in men che non si dica, condurre allo stesso scivolamento. Non si tratta di una distopia prefigurata da irriducibili pacifisti, ma dal fatto che l’accumulazione attuale di armamenti in Europa non ha precedenti. Continua a leggere

2 commenti

Archiviato in annotazioni