Archivi del mese: marzo 2021

Viver come bruti anziché seguir virtute e canoscenza

Note a margine dell’inchiesta giornalistica di Presa Diretta su “la dittatura delle armi”

Considerate la vostra semenza:

fatti non foste a viver come bruti,

ma per seguir virtute e canoscenza

Dante Alighieri, Inferno, XXVI canto

L’importante inchiesta giornalistica condotta dallo staff della trasmissione “Presa Diretta” sul tema degli armamenti italiani, mandata in onda su RAI3 lunedì 22 marzo, ha di-mostrato a tutti in prima serata la questione essenziale che organizzazioni come l’Osservatorio sulle spese militari italiane (milex.org/) e la Rete Italiana Pace e Disarmo (retepacedisarmo.org/) documentano in maniera ineccepibile da anni (e che anche su questo blog ribadiamo da sempre): dove arriva quello che il presidente Eisenhower ha definito negli USA il “complesso militare-industriale”, mettendo in guardia dalla sua invadenza, viene condizionata fortemente la stessa democrazia. E chi prova minimamente a fare da argine viene espulso dal sistema, come accaduto all’ex presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sugli effetti dell’uranio impoverito Gian Piero Scanu, intervistato dalla brava Giulia Bosetti nella trasmissione e ribadito dallo stesso ex parlamentare democratico su “il manifesto” del 27 marzo (“Il PD subalterno al complesso militare industriale”). Ossia viviamo sotto “la dittatura delle armi”, come opportunamente è stata intitolata l’inchiesta giornalistica

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Voto ai sedicenni? I giovani hanno bisogno di politiche sostanziali non di fughe dalla realtà

Accade sovente che quando la politica si misura con i temi legati ai “giovani” vengano generati esercizi retorici che prospettano improbabili futuri che non hanno nessun legame con le reali condizioni del presente, una sorta di fuga dalla realtà, nella quale invece avvengono sostanziali sottrazioni che impediscono la reale costruzione, personale e collettiva, di futuro. Periodicamente, per esempio, a destra o a manca, qualcuno tira fuori la proposta di introdurre il servizio civile obbligatorio, mentre – quando è al governo – non riesce neanche a garantire il diritto a svolgere un anno di difesa civile del Paese (è questa la principale finalità del servizio civile) a tutti i giovani che si candidano per farlo, secondo il principio di universalità.

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Primo, disarmare la cultura. Intervista su trent’anni di impegno nonviolento

All’interno della ricerca condotta dall’amico Saverio Morselli – tra i fondatori del Centro di documentazione per la pace di Reggio Emilia ed oggi impegnato nell’ANPI – sul movimento pacifista reggiano tra gli anni ’80 e ’90, ho risposto alle domande di questa intervista travalicando, in verità, nel tempo e nello spazio i confini della ricerca e provando a fare il punto, personale e politico, su oltre un trentennio di impegno nonviolento.

Come ti sei avvicinato ai temi legati alla pace ?

Ringrazio Saverio per avermi dato l’occasione di riflettere sull’impegno per la pace con un taglio biografico, ossia di ragionare e scrivere sul senso di avere investito del tempo – tanto tempo – che è la più importante risorsa personale, per contribuire al tentativo collettivo di riduzione della violenza tra gli esseri umani. E questo mi riporta lontano nel tempo, appunto, e nello spazio, ossia alla fine degli anni ‘80 quando studiavo all’Università di Messina da studente fuori sede, proveniente dalla costa tirrenica calabrese di Tropea. Ai tempi in cui, da giovane studente di filosofia, ero alla ricerca di una personale riflessione critica sull’esistente che si collegasse ad una prassi attiva di cambiamento della realtà, in particolare rispetto all’accettazione della inevitabilità della violenza e della guerra.

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L’uomo col martello. Quando è la metafora a generare la realtà

Quando quasi un anno fa, dopo i primi mesi di diffusione dell’epidemia da covid-19 nel nostro Paese, scrivevo che la narrazione dell’impegno contro la pandemia in corso come una guerra non è solo un espediente metaforico ma, per le notevoli implicazioni culturali e politiche che questo racconto porta con sé, per il mondo di significati che costruisce, si configura come un vero e proprio paradigma interpretativo – e ne elencavo i dieci errori principali (https://www.azionenonviolenta.it/pandemia-come-guerra-ossia-la-banalizzazione-della-complessita-i-dieci-errori-di-un-paradigma-sbagliato/) – non potevo immaginare che quasi un anno dopo quel paradigma si sarebbe pienamente inverato nella nomina di un generale di corpo d’armata a Commissario straordinario per l’emergenza Covid-19.

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