Archivi del mese: giugno 2018

Salvini, la sicurezza e la “legittima difesa” dell’ignoranza

   

   Il primo rapporto del Censis sulla sicurezza in Italia, pubblicato lo scorso 27 giugno, ci consegna dei dati che meritano un approfondimento. Tutti i reati in questo Paese sono in calo, in particolare negli ultimi dieci anni gli omicidi sono praticamente dimezzati (dai 611 del 2008 ai 343 del 2017), le rapine sono diminuite del 37,6% e i furti del 13,9%. In generale i reati tra il 2016 e il 2017 sono diminuiti del 10,2%. Tuttavia, il Rapporto registra la crescita nel Paese della voglia di sicurezza fai da te: nonostante nell’ultimo anno siano aumentate del 13,8% le licenze per porto d’armi (di cui il 21% per “tiro al volo”, le più facili da ottenere) e nelle case degli italiani ci siano già qualcosa come 4,5 milioni di armi da fuoco, il 39% di essi chiede una maggiore libertà nell’acquisto di armi per difesa personale. Quota che diventa sensibilmente più alta tra le persone meno scolarizzate (51%), quelle che hanno al massimo la licenza di media, e quelle più anziane (41%), oltre i 65 anni. Ossia il senso di insicurezza diventa paura e senso di minaccia – che genera la voglia di armarsi per farsi “giustizia” da sé – in maniera inversamente proporzionale alla capacità di comprendere la realtà e le sue modificazioni.  Continua a leggere

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Contro l’odio e il razzismo dilaganti ripartiamo dall’educazione all’umanità

La vergognosa gestione governativa dell’odissea alla quale è stata costretta la nave Aquarius ha visto, come effetto collaterale, lo scoperchiamento sui social media delle viscere maleodoranti e rancorose di questo Paese, che hanno vomitato odio e disprezzo sulla disperazione e l’intelligenza. Orde di odiatori seriali – guidati delle esternazioni esemplari del ministro dell’interno – non solo hanno augurato la morte ai 629 migranti, tra i quali 123 bambini e 7 donne in gravidanza, costretti per giorni in balie delle acque, ma hanno aggredito e insultato pesantemente chiunque accennasse a spiegare la disumanità di una assurda e illegale via crucis nel Mediterraneo, numeri e diritto internazionale alla mano. Niente da fare, la miscela esplosiva di “analfabetismo funzionale” – cioè di adulti che, pur sapendo leggere e scrivere, non sono in grado di decodificare un’informazione complessa o distinguere una “fake news” da una notizia vera – di cui il nostro Paese ha il primato in Europa (e tra i primi quattro al mondo su 33 Paesi analizzati dalle ultime ricerche internazionali), di paura e senso comune xenofobo diffuso da trent’anni di “pedagogia” razzista della Lega e di potenza virale ed immediata dei social media a disposizione di tutti, ha prodotto l’innesco di una vera e propria emergenza civile. Anzi di civiltà. Della quale l’esito elettorale ed il conseguente governo di destra non sono che un epifenomeno. Continua a leggere

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Da 70 anni festeggiamo la Repubblica ripudiandone la Costituzione. E continuiamo a farlo

La Festa della Repubblica è passata, celebrata con una anacronistica parata militare ai Fori imperiali e una decina di iniziative civili e disarmate in varie città d’Italia. Quest’anno ha coinciso anche con la prima uscita pubblica del governo più a destra della storia repubblicana. Per questo è assolutamente necessario continuare a riflettere sui 70 anni della Costituzione italiana, per esempio leggendo le discussioni all’interno dell’Assemblea costituente, eletta il 2 giugno del 1946. Interessante perché fa scoprire le ragioni profonde che stanno alla base di articoli e principi, oggi completamente disattesi. Ma anche deprimente, perché segna la decadenza culturale nella quale è precipitata progressivamente la politica italiana nel trascorrere degli anni che ci separano dal 1948.

La Costituzione ebbe una lunga elaborazione – dal 25 giugno 1946 al 22 dicembre 1947 – con un denso e alto confronto sui temi, articolo per articolo, ma anche sulle parole. Nella relazione di presentazione all’Assemblea del progetto di Costituzione elaborato dalla Commissione per la Costituzione (la cosiddetta “Commissione dei 75”) del 6 febbraio del 1947, Meuccio Ruini presidente della Commissione, diceva “la Costituzione dev’essere più che possibile, breve, semplice e chiara; tale che tutto il popolo la possa comprendere” (M. Ruini, Come si è formata la Costituzione, Giuffrè, Milano, 1961). Concetto che ribadiva il 24 marzo del 1947, in riferimento all’articolo 11: “Non ci dobbiamo comunque dimenticare che la Costituzione si rivolge direttamente al popolo: e deve essere capita. Parlare di «politica nazionale» non avrebbe un senso chiaro e determinato. Da accettare invece, perché definitiva, la negazione della guerra «come risoluzione delle controversie internazionali» Continua a leggere

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