Archivi del mese: aprile 2018

Dalla reazione alle guerre alla costruzione della pace

Qualche domanda e alcune risposte sul movimento pacifista, oggi in Italia. Tra Siria, Yemen e interventi militari

(foto di Antonella Iovino)

 

Gli sviluppi della nonviolenza si accrescono continuamente.

La nonviolenza promuove azioni per la pace sia sotto forma di manifestazioni,

sia come rifiuto di cooperare alla preparazione della guerra,

e costituisce perciò la punta più avanzata del pacifismo.

Aldo Capitini

(Le tecniche della nonviolenza, 1967)

1. L’attacco missilistico USA-anglo-francese alla Siria dello scorso 14 aprile, tutto sommato privo di effetti pratici all’interno di un conflitto armato che dura ormai da sei anni – se non per il colpo autopromozionale battuto da Trump, probabilmente in funzione interna, e per il rafforzamento del regime di Assad, che non ha subito perdite ma può vantare la persecuzione occidentale – ha avuto invece due effetti collaterali e complementari in Italia. Da un lato l’agitazione di un certo “pacifismo” che reagisce per riflesso condizionato “contro la guerra” solo quando si muovono militarmente gli USA, come se gli anni di martirio del popolo siriano – colpito dal regime, dal terrorismo islamista, ma anche dalle geopolitiche di potenza contrapposte di Russia ed USA – non fossero guerra degna di nota. Dall’altra la ripetizione ossessiva, da parte di media, giornalisti e politici dell’annosa domanda “dove sono i pacifisti”? Incapaci di vedere il salto di qualità in corso nel movimento per la pace che, ispirandosi alla nonviolenza, da reattivo si fa sempre più proattivo. Continua a leggere

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