Un’altra difesa è possibile perché una vera sicurezza è necessaria

Mentre il piano antisismico nazionale prevede per l’intero 2016 meno delle spese militari di un giorno, la Campagna per la difesa civile, non armata e nonviolenta convoca a Trento, per il 4 e 5 novembre, i suoi “Stati generali”. Cento anni dopo l’immane macello della “grande guerra”, l’alternativa è secca: continuare nella follia o rinsavire

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Quando scrivo queste righe, il nostro Paese è sottoposto alle ennesime scosse di un terremoto infinito che da mesi sconquassa le regioni dell’appennino centrale, uccidendo le persone, abbattendo le case, distruggendo il patrimonio storico, avvilendo il morale dei superstiti. Il terremoto in Italia non è solo un evento catastrofico ad alto rischio ma una certezza periodica, costitutiva della struttura morfologica del nostro territorio. Anzi, leggiamo sul sito della Protezione civile, “l’Italia è uno dei Paesi a maggiore rischio sismico del Mediterraneo, per la sua particolare posizione geografica, nella zona di convergenza tra la zolla africana e quella eurasiatica”. Le circa trecento vittime di Arquata, Amatrice e Accumoli sono solo le ultime di una lunghissima sequela di morti: migliaia nella storia dell’Italia repubblicana, milioni nella storia secolare del Paese. Il terremoto non si può ne’ prevenire ne’ prevedere, ci dicono gli esperti, ma le sue conseguenze catastrofiche sì. Da esse ci si può difendere attraverso la messa in sicurezza antisismica del territorio italiano.

E, in effetti, esiste in Italia – dal 2009 – un “Piano nazionale per la prevenzione del rischio sismico”, con un fondo dedicato che – sempre sul sito della Protezione civile – è così declinato: “la spesa autorizzata è di 44 milioni di euro per l’anno 2010, di 145,1 milioni di euro per il 2011, di 195,6 milioni di euro per ciascuno degli anni 2012, 2013 e 2014, di 145,1 milioni di euro per l’anno 2015 e di 44 milioni di euro per il 2016.” Insomma, per difenderci dal rischio terremoto nell’anno in corso, mettendo in sicurezza gli edifici prima che – puntualmente – questo si verifichi, il governo ha previsto, complessivamente, la cifra di 44 milioni di euro! Ossia meno di quanto lo stesso governo spende ogni giorno per la difesa militare: il Documento programmatico pluriennale 2016-2018  del Ministero della Difesa prevede, per il solo 2016, 17,7 miliardi di euro per le spese militari che, divisi per i giorni dell’anno, fanno 48 milioni al giorno. Al giorno!

L’esempio tragico del terremoto ci mostra, dunque, quanto sia distorta l’idea di “difesa” nella quale persistono la cultura militarista del Paese e le scelte del governo: si prevedono massicci investimenti di risorse pubbliche solo in funzione di ipotetiche minacce esterne, derivanti da potenziali nemici da sconfiggere militarmente – programmando a questo scopo pluriennali piani di acquisto di armamenti, contrari allo spirito ed alla lettera della Costituzione ma a lauto beneficio delle aziende belliche – e si stanziano solo le residuali, scarsissime e del tutto insufficienti risorse per la difesa dei cittadini dagli autentici, effettivi e costanti rischi alla loro sicurezza, come il terremoto o i disatri idro-geologici. Ed altrettanto possiamo dire per le, ormai quasi inesistenti, protezioni rispetto ad altri innumerevoli minacce, rischi e pericoli che attentano alla sicurezza dei cittadini, dalla disoccupazione alla povertà, dall’inquinamento di intere aree del Paese alla scarsa sanità. Non è un caso che nel 2015 la mortalità degli italiani sia aumentata dell’11,3 % rispetto all’anno precedente, con un’impennata tale da avere dei precedenti solo negli anni della guerra del 1943 e del 1915-18. Ciò significa che la preparazione della guerra contro i “nemici”, provoca in realtà – in prima battuta – una guerra vera contro gli “amici”, i cittadini di questo Paese.

Allora è necessario sottrarre, urgentemente, allo strumento militare il monopolio della difesa e delle sue risorse. E’ necessario ribadire culturalmente, affermare politicamente e organizzare tecnicamente un’altra idea e un’altra .pratica della difesa. Una difesa vocata alla sicurezza dei cittadini, alla risoluzione delle controversie internazionali con strumenti e mezzi non militari e, dunque, alla costruzione della pace con mezzi pacifici, secondo quanto dispongono gli articoli 11 e 52 della Costituzione italiana. Per questo la campagna “Un’altra difesa è possibile” ha organizzato per il 4 e 5 novembre a Trento gli “Stati generali della difesa civile, non armata e nonviolenta”. La data non è casuale: il 4 novembre è la “festa delle forze armate”, nel giorno che celebra la “vittoria” nella “grande guerra”, in quell’immane macello che provocò sedici milioni di morti e pose le premesse per il fascismo, il nazismo, i campi di sterminio e la seconda guerra mondiale. Dalla quale ereditiamo ancora l’incubo dell’olocausto nucleare.

Ora, cento anni dopo ci sono due possibili strade. L’una è continuare sulla via della follia della preparazione di altre guerre, bruciando enormi risorse, lasciando indifesi e vulnerabili i cittadini di fronte a tremendi rischi e minacce: è la strada che ha scelto il governo italiano con le abnormi spese militari e, in ultimo lo scorso 27 ottobre, con il voto contrario alle Nazioni Unite all’avvio del percorso per il “Trattato per la messa al bando delle armi nucleari”. L’altra strada è la via del rinsavimento e del salto di civiltà che propone la campagna “Un’altra difesa è possibile”. Entrambe passano da Trento ma, cento anni dopo, vogliamo arrivarci in maniera civile, non armata e nonviolenta. Qui il programma completo

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