Archivi del mese: febbraio 2016

La “grande guerra” italiana cominciò a Reggio Emilia. Quel 25 febbraio 1915 con l’eccidio di Mario e Fermo

mario e fermo loca-01

Quando la sera del 25 febbraio del 1915 i diciottenni Mario Baricchi e Fermo Angioletti – insieme a un centinaio di altri giovanissimi operai e contadini – si radunarono intorno al Teatro Ariosto per contestare il comizio di Cesare Battisti, passato da Reggio Emilia a perorare la causa dell’intervento italiano nella guerra che divampava in Europa fin dall’estate precedente, non sapevano che loro sarebbero state le prime vittime italiane di quella che sarà ricordata come la “grande guerra”. Le prime di oltre un milione di vittime italiane tra militari e civili (di 16 milioni complessive), che si sarebbero contate alla fine della più sanguinosa guerra subita dall’umanità, fino ad allora. E le prime delle migliaia di vittime italiane che, nei tre anni di guerra, sarebbero state uccise dallo stesso esercito italiano per decimazioni e condanne a morte a causa di renitenze, diserzioni, rifiuto di obbedire ai folli ordini che mandarono al massacro una generazione, secondo gli ordini del generale Cadorna, non a caso, soprannominato “il macellaio”. Continua a leggere

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La “difesa” militare non è più una virtù

A 50 anni dal processo a don Milani, un’altra idea di difesa della patria dalle aule di tribunale alle Aule parlamentari

lezione a Barbiana

Il processo

Il 15 febbraio del 1966 Lorenzo Milani veniva assolto nel processo di primo grado (non fece poi in tempo ad essere condannato nel secondo…), nel quale era accusato di “apologia di reato” per aver difeso – con una risposta pubblica al comunicato stampa infamante dei cappellani militari – gli obiettori di coscienza cristiani in carcere. Essendo già gravemente ammalato, qualche mese prima il Priore di Barbiana aveva mandato ai giudici un’autodifesa scritta. Il processo a don Milani – i cui atti sono raccolti nella famosa pubblicazione L’obbedienza non è più una virtù (Quaderni di Azione nonviolenta) – è una tappa fondamentale nello sviluppo della consapevolezza pubblica che porterà, da lì a qualche anno (1972), alla prima legge italiana che prevede la possibilità di obiettare per motivi di coscienza al servizio militare obbligatorio, svolgendo un servizio civile sostitutivo. Tuttavia, sia nella lettera ai cappellani militari, sia nella successiva lettera ai giudici, don Milani non si limita a ribadire i motivi di coscienza – ancorati al Vangelo ed alla Costituzione italiana – che fondano legittimamente la scelta degli obiettori in galera, ma mette in discussione il principio della difesa militare della patria. Continua a leggere

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Ricerca, educazione, azione. Gli impegni che Nanni Salio consegna al movimento per la pace

(foto Centro studi Sereno Regis)

(foto Centro studi Sereno Regis)

E così il primo febbraio se n’è andato Nanni Salio, fondatore e presidente del Centro Studi Sereno Regis di Torino, nonché insostituibile punto di riferimento delle persone di buona volontà impegnate per la pace e la nonviolenza.

Qualche ricordo personale
Avevo poco più di vent’anni quando conobbi Nanni, nella comunità carmelitana di Barcellona Pozzo di Gotto, dove partecipavo al mio primo corso di formazione alla nonviolenza da “aspirante” obiettore di coscienza presso la Caritas di Messina, con questo “fisico nonviolento” venuto da Torino. Da allora in avanti, la lucidità della sua analisi – che già nel 1991 parlava, al plurale, de “Le guerre del Golfo” (EGA) – e la generosità del suo impegno, hanno fatto sì che diventasse anche per me un preciso riferimento culturale e politico. Alcuni anni dopo, eletto nel Coordinamento nazionale del Movimento Nonviolento – di cui lui era da tempo una delle guide “scientifiche” – organizzammo insieme due seminari sul tema “Economia e Nonviolenza” (nel 1998 a Desenzano del Garda, nel 1999 all’Impruneta di Firenze): per il Movimento Nonviolento furono alla base dell’impegno decennale nella Rete Lilliput per un’economia di giustizia, per Nanni probabilmente anche il pretesto per buttare giù “Elementi di economia nonviolenta” (Quaderno di “Azione nonviolenta”, 2001). Molte volte, inoltre, l’avevo invitato a Reggio Emilia – dove vivo – per condurre momenti di formazione alla teoria ed alla pratica della nonviolenza (di particolare rilevanza il Seminario di studio sui “Modelli di sviluppo e sviluppo delle guerre” svolto a Salvarano di Quattro Castella, tra il 30 settembre e il primo ottobre del 2000), fino a coinvolgerlo – insieme all’Amministrazione Comunale – nel percorso di accompagnamento alla costituzione della Scuola di Pace di Reggio Emilia. L’ultima volta l’ho incontrato giusto il primo febbraio di due anni fa, al Congresso del Movimento Nonviolento, ospitato a Torino nel “suo” Centro Studi Sereno Regis. Le sue parole furono volte a indicare quel che c’è ancora da fare, anziché a celebrare quanto già fatto. Come sempre guardava avanti e invitava tutti a fare altrettanto. Continua a leggere

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