Archivi del mese: dicembre 2015

Non è una fiaba di Natale, ma una nuova pagina di nonviolenza scritta su un bus del Kenia

bus del kenia

Era già successo cento anni fa che nei giorni di Natale si scrivesse una pagina di nonviolenza nella storia di un’umanità attraversata da una guerra devastante, talmente bella da sembra una fiaba. Allora la notizia fu, per lo più, occultata da chi non contemplava alternative alla guerra: i soldati “nemici” impegnati nella guerra di trincea decisero di concedersi una tregua di Natale, una pace spontanea dal basso – vietata e punita – tra le opposte trincee d’Europa, riconoscendo reciprocamente l’umanità dell’altro. Solo molti giorni dopo alcuni giornali europei ne parlarono timidamente ed ancora oggi bisogna andarsi a cercare questo evento – per i più sconosciuto – nella storiografia specialistica. In questi giorni una nuova pagina di nonviolenza altrettanto importante è stata scritta in Kenia, nel bel mezzo di una guerra che è locale ed internazionale insieme, da un gruppo di musulmani passeggeri di un autobus che trasportava anche un gruppo di cristiani. La notizia è balenata, per un giorno, anche sui giornali italiani. Riprendiamola, prima che se ne perda la memoria, e proviamo a comprenderne la portata. Continua a leggere

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Chi ha paura dell’impegno dei giovani per la pace?

il scn come difesa della patria e della pace

 

Tra la risoluzione dell’ONU e i freni del governo italiano

Lo scorso 9 dicembre è passata piuttosto sotto silenzio nei media italiani un’importante risoluzione, approvata all’unanimità, del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite (la n. 260/2015) che riconosce – per la prima volta in un documento ufficiale – il ruolo attivo che i giovani possono svolgere nella prevenzione, risoluzione e riconciliazione dei conflitti. Ricordando che la generazione tra i 18 e i 35 anni, in questo momento, è la più ampia che l’umanità abbia mai avuto e che i giovani spesso costituiscono la maggior parte della popolazione dei paesi colpiti da guerre e terrorismi, riconosce che essi possono giocare un ruolo attivo e importante nella costruzione dei percorsi di pace. Oltre ad invitare gli Stati ad attuare politiche di protezione delle giovani generazioni – vittime delle guerre o delle possibili tentazioni terroristiche – attraverso programmi di inclusione, lavoro e riconoscimento dei loro diritti fondamentali, la risoluzione “esorta gli Stati membri ad aumentare” – e questa è la vera novità – “la loro politica, finanziaria, tecnica e di supporto logistico, che tengono conto delle esigenze e partecipazione dei giovani negli sforzi di pace, in situazioni di conflitto e post-conflitto.” Continua a leggere

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