Fuor di retorica. Dal Movimento Nonviolento una critica politica alla Perugia-Assisi

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Da Gaza all’Iraq, dalla Siria all’Ucraina, dalla Libia al Congo…la guerra è tornata ad essere prepotentemente, in Europa e nel Mondo, la continuazione della politica con altri mezzi. In Italia il movimento per la pace, il disarmo e la nonviolenza sta cercando di dare una risposta non effimera ed occasionale, ma continuativa e di prospettiva – attraverso le Reti nazionali che ne collegano le organizzazioni – con la costruzione di un nuovo percorso collettivo e condiviso, che ha avuto avvio lo scorso 25 aprile all’Arena di Pace e Disarmo e avrà un nuovi punti di sviluppo politico nella Manifestazione nazionale del 21 settembre Per un passo di pace e poi con la Campagna per il disarmo e la difesa civile che partirà il prossimo 2 ottobre, Giornata internazionale della nonviolenza. Parallelamente a questo percorso, continuano le prese di posizione critiche nei confronti della Marcia Perugia-Assisi Per un’Europa della fraternità, convocata per il 19 ottobre prossimo dal “Comitato promotore Marcia Perugia Assisi”.

Prima le dichiarazioni da parte della Rete della Pace (network che collega i principali soggetti nazionali della società civile organizzata che hanno fatto parte della ex “Tavola della Pace”) il cui Coordinamento “prende atto della convocazione unilaterale della Marcia per la Pace Perugia – Assisi e della costituzione di un Comitato Promotore che non ha voluto condividerne il percorso organizzativo ed i suoi contenuti con i soggetti della Rete della Pace, ragion per cui, conferma la non adesione a detto Comitato e non riconosce nella sua piattaforma di convocazione le motivazioni, il percorso e l’ impegno che sentiamo di dover esprimere”. Successivamente, l’intervista a Vita.it di Marilina Laforgia e Matteo Spanò, presidenti del Comitato nazionale dell’Agesci nella quale motivano la decisione della più importante organizzazione scautistica italiana di non partecipare a questa marcia per “aver appreso della convocazione della Marcia a cose fatte, senza una minima consultazione della Rete della Pace, organo rappresentativo ed autorevole del Movimento pacifista italiano” del quale fanno parte dal 2013 (anno di fondazione n.d.r.), dopo il percorso intrapreso in questi anni “volto a cambiare radicalmente la Tavola della Pace, chiedendo maggiore condivisione nelle scelte organizzative, trasparenza e regole chiare nella piattaforma di rappresentanza.”

Adesso il comunicato stampa del Movimento Nonviolento, particolarmente significativo in quanto proviene dal Movimento che fu fondato proprio a seguito della “prima” Marcia del 1961 ” l’una e l’altro voluti da Aldo Capitini. La Marcia come presentazione del programma, il Movimento come strumento attuativo. Marcia e Movimento, insieme, per la nonviolenza organizzata”. Il Movimento Nonviolento aggiunge alle precedenti una critica politica all’Appello per la Perugia-Assisi in quanto considerato “del tutto generico e superficiale” perché “non tiene conto del ritorno violento della guerra come continuazione della politica con altri mezzi in Palestina ed Israele, in Siria, in Iraq, in Libia, in Afghanistan, Ucraina, Congo, Nigeria e nelle decine di altre zone del mondo, di fronte al quale la comunità internazionale è impotente o complice, come il nostro Paese che continua a vendere armi a tutte le parti in conflitto.” Davanti alla drammaticità di questo scenario, aggiunge il Movimento fondato da Aldo Capitini, “con l’Arena di Pace e Disarmo e con la Campagna che partirà il prossimo 2 ottobre il movimento per la pace ha fatto un salto di qualità sul piano degli obiettivi specifici, delle alleanze, dei processi di condivisione delle pratiche, della capacità organizzativa e di autonomia economica, senza dover dipendere da finanziamenti pubblici. Oggi il movimento per la pace non può essere riportato alla genericità degli slogan retorici, buoni per ogni stagione, ma che non spostano in avanti il processo di disarmo e di costruzione delle alternative alla guerra, alle armi ed agli eserciti, strumenti che l’alimentano e la rendono possibile”. Per queste ragioni il Movimento Nonviolento ritiene che – “allo stato attuale e salvo una riscrittura dell’Appello di convocazione, di ridefinizione e apertura del Comitato promotore e di costituzione di un gruppo plurale di portavoce” – non vi siano le condizioni per poter aderire alla Perugia-Assisi del 2014.

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