Disarmo e Difesa nonviolenta: la nuova mozione del popolo della pace

La “Marcia della pace per la fratellanza tra i popoli” DSC_0048 voluta da Aldo Capitini nel 1961 ha rappresentato, per il nostro Paese, l’ingresso sulla scena politica e culturale di un nuovo “soggetto della storia” (convocato da “un nucleo indipendente e pacifista integrale”), ossia di quel “popolo della pace” a nome del quale Capitini lesse, dalla Rocca di Assisi, appunto la “mozione del popolo della pace”. Ripensando un anno dopo all’esperienza della prima “Perugia-Assisi”, Capitini scriveva che “una marcia non e’ fine a se stessa; continua negli animi, produce onde che vanno lontano, fa sorgere problemi, orientamenti, attività”. Quando Aldo Capitini scriveva queste parole a commento della “Marcia per la pace e la fratellanza tra i popoli” del 1961 era consapevole di aver aperto un varco nella storia del ‘900 attraverso il quale per la prima volta era entrato in scena ed aveva preso la direttamente la parola, senza ulteriori mediazioni, il “popolo della pace” che, convocato in una “Assemblea itinerante” partita da Perugia e giunta alla Rocca di Assisi, poneva – con il suo stesso manifestarsi – all’ordine del giorno dell’agenda della politica e della cultura la sua specifica “mozione”.

Sulla scia di quell’onda – arrivata fino a noi anche attraverso la Marcia del 50° anniversario del 2011 –  il “popolo della pace” si è convocato in Assemblea lo scorso 25 aprile nella gremita Arena di Pace e Disarmo di Verona, in una giornata fortemente simbolica, per affermare che “la Liberazione oggi si chiama disarmo e la Resistenza oggi si chiama nonviolenza”, da dove ha lanciato la sua nuova mozione: la “Campagna per il Disarmo e la Difesa civile, non armata e nonviolenta”. La sfida è stata raccolta dalle sei Reti che, in un grande sforzo di unità e organizzazione, oggi lo rappresentano democraticamente nelle sue diverse sensibilità e sfumature: Rete della Pace, Rete Italiana Disarmo, Tavolo interventi civili di pace, Campagna Sbilanciamoci, Conferenza Nazionale Servizio Civile, Forum nazionale Servizi Civile. Esse, a nome del popolo della pace, hanno depositato lo scorso 3 luglio in Corte di Cassazione il titolo della Legge di Iniziativa popolare che sarà l’architrave della Campagna. Dopo l’espletamento di tutti i passi per la produzione dei moduli, il prossimo 2 ottobre – Giornata internazionale della nonviolenza – con una mobilitazione popolare diffusa in tutta Italia, partirà la raccolta delle firme per un testo legislativo volto alla “Istituzione e modalità di finanziamento del Dipartimento della Difesa Civile non armata e nonviolenta”.

Di fronte alla drammatica crisi economica e sociale del Paese, che sostanzialmente non ha sfiorato lo strumento militare, l’intenzione della Campagna è quella di compiere un “passo in avanti”, per dare finalmente attuazione a ciò che prefiguravano i Costituenti con il ripudio della guerra e che già oggi è previsto dalla legge e confermato dalla Corte Costituzionale: la possibilità di assolvere all’obbligo costituzionale dell’articolo 52 con una struttura di Difesa civile alternativa a quella militare, finanziata direttamente dai cittadini attraverso l’opzione fiscale in sede di dichiarazione dei redditi. “Obiettivo della Campagna” – hanno dichiarato le Reti proponenti – “è quello di fornire ai cittadini uno strumento concreto che renda forte la difesa civile, non armata e nonviolenta, come Istituzione dello Stato, ossia la difesa della Costituzione e dei diritti civili e sociali che in essa sono affermati. Tutto questo attraverso la preparazione di mezzi e strumenti non armati d’intervento nelle controversie internazionali per la difesa dell’integrità della vita, dei beni e dell’ambiente dai danni che derivano dalle calamità naturali, dal consumo di territorio e dalla cattiva gestione dei beni comuni”. Una scelta di fondo che mette in discussione il senso stesso dei concetti di minaccia e sicurezza, attraverso la diffusione della consapevolezza che il finanziamento di cacciabombardieri, sommergibili, portaerei e missioni di guerra lascia il nostro Paese indifeso dalle vere minacce che lo colpiscono, rendendolo invece minaccioso agli occhi del mondo.

Nell’agenda politica del popolo della pace c’è, dunque, una mozione nuova, ma “antica come le colline”: il Disarmo e la Difesa nonviolenta.

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