Renato Accorinti sindaco di Messina. Anche per me, anche per noi

Renato Accorinti candidato a sindaco nel ballottaggio di Messina, comunque vada il secondo turno delle elezioni del 23 e 24 giugno ha già realizzato un primo importante risultato, quello di mostrare che è possibile “cambiare dal basso” la città dello Stretto. E non solo.1000073_10200318713463175_1774238073_n

Conosco Messina e conosco Renato. Tra il 1986 e il 1992, cioè dall’iscrizione all’Università fino alla laurea, come molti giovani calabresi di quegli anni, ho passato il breve ma intenso periodo della mia formazione tra Scilla e Cariddi, domiciliato a Messina. Non si è trattato solo della formazione culturale, ma anche di quella politica e civile. Tra il “movimento della pantera” e l’occupazione dell’Università, il movimento per la pace contro la (prima) guerra del Golfo e l’obiezione di coscienza, il servizio civile in Comunità di recupero e l’incontro con Danilo Dolci a Barcellona Pozzo di Gotto, la scoperta di “Azione nonviolenta” (quando ancora veniva distribuita in edicola) presso la libreria indipendente Obelix e l’incontro con i “nonviolenti” messinesi che mi raccontavano di Comiso, di Pietro Pinna, di Aldo Capitini e mi aiutarono ad avviarmi sulla strada della nonviolenza politica, orientando così anche il mio percorso di studi.

Tra loro, Renato Accorinti, il prof di educazione fisica co-fondatore del Movimento Nonviolento messinese. Tra i più giovani del “movimento” era un personaggio mitico già a quel tempo, capace di stare – con lo stesso impegno – sia sulle questioni internazionali, che su quelle locali. Era quello che, per esempio, aveva partecipato alle manifestazioni contro gli euromissili anche dall’altra parte del Muro di Berlino, oltre la “cortina di ferro”, ma aveva anche condotto la lotta nonviolenta per l’agibilità di un campo sportivo della città (ex GIL) affinché fosse aperto a disposizione di tutti i messinesi. Dopo essere stato il referente per la Lega Obiettori di Coscienza locale, per segnare il collegamento tra impegno sportivo e impegno politico aveva chiamato la società sportiva di cui è ancora presidente e allenatore “Società sportiva Movimento Nonviolento”. Presente in tutte le mobilitazioni per la pace di quegli anni, insieme al “Comitato messinese per la pace e il disarmo unilaterale”, ha poi continuato un impegno politico, civile e sociale, sempre più presente sulle questioni fondamentali della sua città, fino all’attivissimo impegno nel “Comitato No-Ponte” di cui è tra i fondatori e tra i principali animatori.

Quando vivevo nella città dello stretto gli amici e i compagni mi spiegavano che la città era definita la “provincia babba”, cioè incapace di competere con la vicina Catania, per non parlare di Palermo, perché meno inquinata da infiltrazioni mafiose, dunque “babba” dal punto di vista della mafia e dei poteri occulti. La storia successiva ha dimostrato che invece Messina è la piazza principale dell’incontro tra mafia, ‘ndrangheta ed estrema destra, con la sequela di verminai scoperchiati anche intorno a istituzioni come l’Università, il Policlinico, le Amministrazioni pubbliche, i politici locali/nazionali e gli stessi appalti per il ponte, documentati – tra gli altri – da un amico di Renato e nostro, il giornalista Antonio Mazzeo.

Oggi questi poteri temono che chi li ha sempre combattuti a viso aperto, possa davvero diventare Sindaco della Città dello Stretto e cercano di impedirlo con tutti i mezzi a loro disposizione. Ma Messina ha già dimostrato, mandando Renato al ballottaggio, di non voler essere più “babba”, ma di avere assunto consapevolezza del cambiamento finalmente possibile, vero e dal basso.

Personalmente, nonostante non ci torni da tempo, ho ancora un legame forte con la città dalla quale, tra le altre cose, sono partito in pullman – con tanti amici e compagni – per partecipare alla mia prima Marcia per la Pace da Perugia ad Assisi, fermandomi la notte a Perugia per incontrare Pietro Pinna, che mi ha fornito i materiali di studio per iniziare, una volta tornato in treno a Messina, la tesi di laurea su Aldo Capitini, di cui avevo sentito parlare per la prima volta proprio dagli amici nonviolenti messinesi. Non gliene sarò mai grato abbastanza. Oggi, che sono impegnato nella segreteria del Movimento Nonviolento ed ho contribuito all’organizzazione della Marcia del 50°, uno di loro potrebbe diventare il primo sindaco nonviolento della città dove mi sono laureato con la prima tesi di laurea su Aldo Capitini di quella Università .

Anche per questo vorrei che Renato domenica fosse eletto dai suoi concittadini. Anche per me. Anche per noi.

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