Riaprire i fatti compiuti per non disperdere le potenzialità dell’imprevisto

 A partire dalla rinuncia ai caccia F 35.

La delusioneberluscloni

Avevamo sperato non tanto che il berlusconismo fosse finito – i processi culturali profondi hanno tempi di trasformazione che si misurano sulle fasi della storia, non della cronaca – ma che almeno la persona di Silvio Berlusconi e la varia antropologia umana della quale è circondato fosse ormai sostanzialmente da considerare nell’archivio della politica italiana. Lo avevamo sperato, ma sapevamo che la potenza delle sue batterie mediatiche, combinate all’analfabestismo di massa degli italiani (spiega Tullio De Mauro che solo il 20% degli italiani è in grado di comprendere e svolgere un pensiero complesso), alla loro ricattabile precarietà lavorativa ed esistenziale, al dominio diretto e/o indiretto esercitato dalle mafie sul voto in parti rilevanti di molte regioni italiane da Nord a Sud (sostanzialmente coincidenti alle regioni nelle quali c”è stato il successo berlusconiano) avrebbero costituito ancora una combinazione pericolosa. Non a caso, fino alla fine della campagna eletttorale, abbiamo cercato di spiegare che la condizione indispensabile, anche se non sufficiente, per qualunque cambiamento – riformista o radicale – sarebbe passato necessariamente dal liberare definitivamente il nostro Paese da un ventennio berlusconiano-leghista, mafioso, fascista e razzista. E cominciare a renderne più respirabile l’aria. Questo non è savvenuto. I molti che a sinistra hanno sottovalutato questo pericolo oggi si trovano fuori da un Parlamento riempito, invece, per un terzo di berluscloni.

L’imprevistoimages (17) 

Nonostante ciò, oggi dico con Edgar Morin che “tutti gli elementi che abbiamo sotto gli occhi ci prospettano scenari apocalittici. Ma nella storia dell’ umanità esiste l’ imprevisto, quel fatto inatteso che cambia il corso delle cose. Oltre alla rimonta berlusconiana nel voto del 24 e 25 febbraio si è manifestato un altro importante “imprevisto” – tecnicamente non previsto in queste dimensioni dai sondaggi (ne palesi, ne segreti, ne a voto avvenuto) – ossia il successo straordinario del Movimento 5 stelle dal quale, per la legge elettorale in vigore, non si può più prescindere. Questo ha di fatto ribaltato le alchimie delle segreterie di quei partiti che si fanno dettare le agende dei “mercati”, già pronte a cambiare tutto per non cambiare niente, secondo il più classico adagio della storia patria.

Le ragioni di questo successo grillino sono già sotto analisi da varie parti, personalmente mi limito a dire che esso andrebbe letto in parallelo ad una analisi delle debolezze culturali e organizzative di una sinistra, cosiddetta radicale, che si è presentata alle elezioni divisa, preoccupata da un lato di salvare un ceto politico ormai irrimediabilmente del passato e dall’altro – quella per la quale mi sono speso – apparsa più concentrata a mostrare la propria “affidabilità” per la “governabilità”, anziché la propria alterità culturale, se non a sprazzi. Percepite come incapaci di proporre un orizzonte differente, seppur realistico, di risposte che non fossero, in un caso, rinchiuse nell’ininfluente orticello della pura testimonianza e, nell’altro, soverchiate dalla preponderanza del partner grande della coalizione. Distratte dalla necessaria elaborazione e comunicazione di proposte radicali ma credibili, all’altezza delle domande radicalmente vere provenienti dal profondo della società. Domande raccolte e rilanciate invece, seppur a modo suo e condite da un’insopportabile retorica antipolitica, dall’istrionico Beppe Grillo.

 La partenzano-f35

E dunque siamo qui a dover gestire l’imprevisto. Ora si tratta di mettere in campo tutta le capacità fini volte a trasformare in potenzialità positiva questo momento di crisi di sistema. Se ne può uscire in maniera orrorifica, cioè regressiva e devastante per il Paese, con un accordo – seppur provvisorio – tra i democratici e i beluscloni, con la benedizione di Monti, dei poteri finanziari, degli apparati di partito, che già spiegano come questa sarebbe l’unica soluzione gradita ai “mercati”. Oppure se ne può uscire in maniera positiva, avviando quel moreniano “cambiamento del corso delle cose”, con la ricerca di un vero accordo di governo tra il centro-sinistra e il Movimento 5 Stelle, attraverso una proposta seria di lavoro comune su un programma di governo per il cambiamento reale, che tocchi alcune questioni essenziali per tutti. Una proposta che non possa essere rifiutata dal movimento grillino e dal suo costituendo gruppo parlamentare – nonostante le  intemperanze narcisistiche e autoreferenziali del comico genovese – perché volta a segnare una svolta netta rispetto ai governi precedenti, a meno di aprire una contraddizione interna e forte con i loro stessi elettori.

Tra i molti temi possibili, voglio segnalare quello dal quale penso sia necessario partire, perché portatore di un valore in sé, ma anche per il forte impatto reale e simbolico: la completa cancellazione del programma di acquisto dei cacciabombardieri F-35 e l’avvio di un programma di trasferimento progressivo del corrispettivo risparmiato agli Enti Locali ed al Servizio Civile Nazionale, ossia al welfare, ai giovani, alla difesa civile della Patria. Del resto, sia la delega imposta al Parlamento uscente dall’ammiraglio Di Paola per la “riforma dello strumento militare” che la sua dichiarazione alla NATO a 3 giorni dalle elezioni, a conferma l’acquisto dei caccia, hanno voluto mettere questo nuovo parlamento di fronte ai fatti compiuti. Riaprirli e contraddirli è la prima cosa giusta. Il primo e significativo cambiamento reale. E’ nel programma di Sinistra Ecologia e Libertà, è tra i punti propagandati da Grillo, è nei desiderata del popolo democratico (se non nei suoi vertici), è una richiesta dei movimenti per la pace e il disarmo. Anche la casta militare dovrà farsene una ragione. Se i narcisismi da un lato e gli apparati dall’altro non disperderanno le potenzialità di questo imprevisto.

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5 commenti

Archiviato in annotazioni

5 risposte a “Riaprire i fatti compiuti per non disperdere le potenzialità dell’imprevisto

  1. Luciano Benini

    Perchè Bersani è un morto che cammina e uno stalker
    Chi ha visto la conferenza stampa di Bersani dopo la comunicazione dei risultati elettorali, non può non aver pensato ad un morto che cammina. Faccia cadaverica, quasi un’ora di sproloqui senza riuscire a mettere in fila un solo concetto (solo il Forlani dei tempi migliori riusciva a fare meglio!). D’altra parte aver fatto una intera campagna elettorale essendo riuscito a non fare neppure una proposta politica (o perlomeno nessuno se la ricorda) e senza neppure dire se si sarebbe o meno alleato con Monti (scusate se è un dettaglio) è tipico di un morto (politicamente) che cammina. Contrariamente poi alle bugie raccontate dai mezzi di informazione, Bersani non solo non ha fatto nessuna proposta a Grillo ma anzi ha continuato ad insultare 5 Stelle definendolo “un movimento che fugge dalla politica”. Ora se uno insegue chi fugge è uno stalker, appunto.

    Perchè 5 Stelle fa bene a rifiutare ogni rapporto col PD
    Se dopo tutto quello che è successo negli ultimi anni, gli insulti continui di Bersani a 5 Stelle tipo:
    “Fascisti del web, venite qui a dirci zombie”
    “Con Grillo finiamo come in Grecia”
    “Lenin a Grillo gli fa un baffo”
    “Sei un autocrate da strapazzo”
    “Grillo porta gente fuori dalla democrazia”
    “Grillo porta al disastro”
    “Grillo vuol governare sulle macerie”
    “Grillo prende in giro la gente”
    “Nei 5 Stelle poca democrazia”
    “Grillo fa promesse come Berlusconi”
    “Grillo dice cose sconosciute a tutte le democrazie”
    “Grillo? Può portarci fuori da Europa”
    “Basta con l’uomo solo al comando, guardiamoci ad altezza occhi, la Rete non basta”
    “Se vince Grillo il Paese sarà nei guai”
    “Siamo di gran lunga il primo partito e questo vuol dire che siamo compresi. Perché a differenza di quello lì che urla, noi ci guardiamo in faccia, noi facciamo le primarie, stiamo tra la gente”
    “Indecente, maschilista come Berlusconi”
    “Da Grillo populismo che può diventare pericoloso”

    se il PD continua a cianciare di antipolitca e di fuga dalla politica, per quale motivo 5 Stelle dovrebbe dialogare?

    Cosa potrebbe fare il PD
    Se il PD, con la scusa del bene del paese, fa un’allenza con PDL e Monti, fra 6 mesi rivotiamo e i morti, politicamente, che non camminano più saranno 3: Berlusconi, Monti e Bersani. 3 piccioni con una fava.
    Se invece il PD vuole davvero provare a fare qualcosa per il bene del paese, intanto dovrebbe azzerare una classe politica incapace che è riuscita a far governare per 20 anni un delinquente come Berlusconi (per me Monti non gli è da meno). In qualunque paese serio, la leadership di un partito che prende una così cociente delusione elettorale dopo aver fatto gli sbruffoni per mesi va a casa.
    Fatto questo, il PD dovrebbe formulare una proposta simile a quella che ha fatto martedì sera a Ballarò Alessandra Moretti, assessore a Vicenza per il PD e forse ora eletta in parlamento.
    In pratica il PD dovrebbe presentarsi in parlamento e chiedere la fiducia per 6 mesi nei quali si impegna a:

    approvare una nuova legge elettorale (con l’impegno che se non si arriva ad un risultato automaticamente la nuova legge elettorale è il proporzionale puro);
    dimezzamento del numero dei parlamentari;
    dimezzamento delle indennità dei parlamentari;
    abolizione del finanziamento pubblico dei partiti;
    abolizione delle province ed accorpamento dei Comuni ad almeno 10 mila abitanti;
    annullamento definitivo dei 90 cacciabombardieri (risparmio secco: 15 miliardi di Euro);
    riduzione del 20% delle spese militari ad ogni finanziaria (risparmio secco 6 miliardi di Euro già il primo anno);
    annullamento definitivo del ponte sullo stretto e della TAV (8.5+8.5=17 miliardi di Euro coi quali finanziaria la messa in sicurezza e la riqualificazione energetica di 30 mila scuole italiane. Nel giro di 6-7 anni i soldi spesi rientrano come minor spesa energetica, mentre le 2 grandi opere andrebbero ad aumentare il debito pubblico);
    forte patrimoniale, almeno come chiedeva la Confindustria, di 15 miliardi di Euro all’anno per 3 anni (in Italia il 10% dei più ricchi detiene una ricchezza che è il triplo dell’intero debito pubblico italiano: è scandaloso chiedere a questo 10% un contributo di solidarietà?);
    introduzione di una forte Tobin Tax per stroncare la finanziarizzazione dell’economia;
    legge che recepisca in pieno l’esito referendario sui beni comuni (acqua e rifiuti in testa) ed avvii la ripubblicizzazione di tali beni;
    reddito di cittadinanza per sostenere per 3 anni le famiglie in difficoltà in modo che possano riprendersi e camminare con le proprie gambe (non dica più il PD dove prendiamo i soldi che qui sopra ce ne sono in abbondanza);
    ritiro di ogni soldato italiano dalle guerre che l’Italia sta combattendo senza un mandato ONU;
    avvio del Piano Energetico Nazionale (lo so che il PD non sa neppure cosa sia, nonostante sia una delle questioni più importanti della politica dei prossimi decenni, ma su questo mi impegno personalmente a spiegare al PD che cosa è).

    Se il PD proponesse questo, voglio vedere 5 Stelle che dice: non ci stiamo. Se il governo non facesse quelle cose, dopo 6 mesi si toglie la fiducia e tutti a casa si rivota. Se le fa, altro pacchetto di proposte per 6 mesi: dopo un paio d’anni di questa cura l’Italia è rovesciata come un calzino.

    Luciano Benini

    P.S. Ho detto solo alcune delle cose che mi son venute in mente, e ciascuno di voi ne potrà aggiungere altre. Chi può arrivare al PD perchè non glielo propone?

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    • Luciano, d’accordo su tutto tranne che su due cose: il dimezzamento dei parlamentari e il taglio delle province. Riducendo i luoghi della rappresentanza non c’è più ma meno democrazia. Inoltre, non sopporto il linguaggio provocatorio e insultante. Da qualunque parte provenga e nei confronti di chiunque.

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      • Luciano Benini

        Caro Pasquale, concordo sul linguaggio, ma guardiamo a quello dei grillini più che a quello di Grillo:qui da noi sono tranquilli, quasi nonviolenti.
        Sul taglio delle Province (che io non a caso associo all’accorpamento ad almeno 10 mila abitanti dei Comuni): studiamo pure altre forme, ma anche rispetto agli altri paesi europei abbiamo una enormità di Enti locali che costano assai.
        Sul taglio dei parlamentari: se si dimezzano e introduci il proporzionale, c’è più democrazia, non meno, perchè ad esempio SEL conterebbe percentualmente di più e Rivoluzione Civile sarebbe in Parlamento. Bisogna moltiplicare i luoghi della democrazia fuori del parlamento, è li che sono gravemente carenti: Capitini, Sereno Regis e tanti altri ce lo hanno insegnato.

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  2. piera stefanini bo

    MENO F35 PIU’ ASILI DENTRO E FUORI IL PARLAMENTO

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    • Caro Luciano, molto d’accordo sulla moltiplicazione dei luoghi della democrazia fuori dalle istituzioni, d’accordo sul proporzionale come legge elettorale. Ma non riesco a trovare alcun vantaggio democratico, e non demagogico, nel dimezzamento del Parlamento.

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