Da che parte sto?

Alle Associazioni promotrici dell’appello “Da che parte stare

ASSOCIAZIONE ILARIA ALPI
ASSOCIAZIONE 46ESIMO PARALLELO – ATLANTE DELLE GUERRE E DEI CONFITTI
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Cari amici,

da che parte sto? Sempre dalla stessa parte, dalla parte della pace, del ripudio della guerra e della sua preparazione. Non solo, sto anche dalla parte della costruzione e della preparazione delle alternative alla guerra fondate sulla cultura, la politica e il metodo della nonviolenza. Sto da questa parte adesso, in questa campagna elettorale che, pur volgendo al termine, stenta a mettere al centro i temi fondamentali; stavo da questa parte prima, nei vent’anni e passa di attivismo nel movimento per la pace; starò da questa parte dopo, da segretario nazionale del Movimento Nonviolento di Aldo Capitini.   

Non solo sono contrario all’acquisto dei caccia F35 e dei sommergibili U212, ma sono per il taglio drastico delle spese per tutti gli armamenti e per la messa al bando delle armi nucleari. Per questo sono impegnato nella campagna nazionale “Taglia le ali alle armi” e nelle Rete Italiana per il Disarmo. Il denaro risparmiato dall’acquisto di questi strumenti di morte va investito nella difesa dalle reali minacce alla sicurezza dei cittadini: povertà, precarietà, disoccupazione, analfabetismo, dispersione scolastica, mafie. Va investito, inoltre, nel finanziamento del Servizio Civile Nazionale come diritto universale, per la Difesa civile non armata e nonviolenta della Patria, come previsto dal nostro ordinamento. E infine, nella buona cooperazione internazionale quale motore fondamentale della politica estera del Paese.  Riaffermando insomma il principio fondamentale del “ripudio della guerra”, invece che della Costituzione.

Il primo passo urgente affinché ciò avvenga è naturalmente la non concretizzazione della delega sulla “riforma dello strumento militare” voluta fortemente dall’ammiraglio-ministro Di Paola, non approvandone i regolamenti attuativi e riaprendo la discussione, nel nuovo Parlamento e nella società civile, per ridefinire un nuovo modello di difesa del Paese – difensivo e che comprenda la difesa civile – coerente con l’art.11 della Costituzione italiana. Primo passo per il superamento definitivo dell’esercito, seguendo l’esempio virtuoso del Costa Rica.

Non solo sono contrario a contrastare i traffici illeciti di armi che trasformano in guerre i conflitti locali, ma sono per il rispetto rigoroso dei divieti all’esportazione di sistemi militari e di armi leggere previsti dalla legge n. 185 del 1990. Come passo intermedio verso la dichiarazione di tutte le armi come “beni illegittimi”.

Credo che debba essere completamente ridefinita la politica internazionale del nostro Paese, sia su un piano globale che mediterraneo. Volgendola al ridimensionamento del ruolo della Nato ed alla democratizzazione e alla ripresa di un ruolo centrale delle Nazioni Unite, dotate di una vera forza di polizia internazionale; alla costruzione degli Stati Uniti d’Europa, dotate di un Corpo Civile di Pace, come preconizzava Alex Langer; ad ruolo di promozione attiva di buona convivenza e di nuove relazioni culturali – ancor prima che politiche ed economiche – nel bacino del Mediterraneo e nel vicino Oriente. A tal fine, credo che non solo debba essere resa nota l’agenda del ritiro delle truppe italiane dall’Afghanistan e dagli altri fronti di guerra, ma che il ritiro debba essere immediato e che il nostro Paese non debba più essere trascinato in ulteriori missioni di guerra. Piuttosto diventare promotore di interventi civili di pace – ossia di prevenzione, interposizione, mediazione, riconciliazione, cooperazione –  attraverso forze preparate, professionali e volontarie, rispettose dei diritti umani. A cominciare del diritto alla pace.

Grazie per il vostro impegno.

Reggio Emilia, 19 febbraio 2013

Pasquale Pugliese

Candidato indipendente in Sinistra Ecologia e Libertà – Emilia Romagna, Camera

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