Il Servizio Civile Nazionale ha bisogno dell’impegno di tutti, non delle inutili invenzioni di qualcuno

In una campagna elettorale ricca di dichiarazioni fasulle, in molti si sono posti alla rincorsa di chi la spara più grossa. Anche su temi che meriterebbero sobrietà e solidità. Per esempio sul Servizio Civile Nazionale.tagli

Istituito fin dal 1972 con la prima legge sull’obiezione di coscienza al servizio militare, il servizio civile rimane ancora un tema cenerentola pur avendo visto complessivamente l’impegno nel tempo di un milione e trecentomila giovani. Da allora il Servizio Civile Nazionale ha fatto molta strada sul piano legislativo, diventando a tutti gli effetti un istituto che concorre alla “difesa della patria”, coerente con l’articolo 11 della Costituzione italiana, ma è sempre meno supportato sul piano finanziario, al punto da escludere oggi molti giovani che vorrebbero impegnarsi in questa esperienza formativa per la costruzione della difesa civile, non armata e nonviolenta. E’ dunque un tema che merita attenzione e serietà come sottolinea l’appello ai candidati lanciato da Firenze il 16 dicembre scorso a conclusione del Convegno per i 40 anni della legge 772/72,  “Avrei (ancora) un’obiezione!”, promosso dalla Conferenza degli Enti di Servizio Civile e dal Movimento Nonviolento, e sottoscritto da un gruppo di associazioni impegnate da sempre per il servizio civile. Molti autorevoli candidati stanno rispondendo positivamente.

Tra questi abbiamo letto una dichiarazione assai disinvolta di un candidato di Rivoluzione Civile il quale sostiene di aver “co-promosso come coordinatore della Tavola della Pace” l’appello “Un’alleanza per il Servizio Civile”, affermando una cosa non vera. Avendone svolto personalmente le conclusioni, in quanto segretario nazionale del Movimento Nonviolento, so che il nostro “rivoluzionario civile” non solo non ha co-promosso affatto l’Alleanza per il futuro del servizio civile, come si può facilmente verificare,  ma non ha neanche partecipato al Convegno di lancio. Oggi la sottoscrive: bene. Dichiara che se sarà eletto i punti dell’Alleanza diventeranno la sua “agenda di lavoro”: ottimo. Gli raccomandiamo però di farlo con la sobrietà della verità e la solidità dei fatti che la storia del Servizio Civile richiede. C’è bisogno dell’impegno di tutti, non delle inutili invenzioni di qualcuno.

Con ben altra serietà si è posta nei confronti dei programmi dei partiti l’Associazione Obiettori Nonviolenti, la quale rileva che “i partiti che dedicano maggiore attenzione ai temi della pace sono Sinistra Ecologia e Libertà e Rivoluzione Civile”. Ma attraverso il suo presidente Massimo Paolicelli, denuncia anche che un “tema proprio assente in tutti i programmi” è ancora quello del Servizio Civile Nazionale. Tuttavia, rispetto a questo aspetto nel comunicato manca un’informazione aggiuntiva: il 12 febbraio Nichi Vendola ha incontrato una delegazione delle Reti che hanno promosso la “Agenda del Disarmo e della Pace per la prossima legislatura” ed ha consegnato loro un documento integrativo del programma di SEL, che accoglie e rilancia l’impegno su tutti i punti dell’Agenda. Compreso quello sul Servizio Civile Nazionale.

Eccone il passaggio più significativo: “Sinistra Ecologia e Libertà ritiene urgente riaprire la discussione politica sulla difesa non armata, popolare e nonviolenta, attraverso il riconoscimento della possibilità di considerare il servizio civile nazionale in alternativa al servizio militare. Attraverso più sentenze della Corte Costituzionale, la legge 230 del 1998 che ha introdotto il diritto all’Obiezione di Coscienza e la legge istitutiva del Servizio Civile N azionale n. 64 del 2001 in vigore, l’ordinamento dello Stato italiano prevede già due modalità di difesa della Patria, una armata e una non armata, in concorrenza (o concorso) tra loro. In realtà si tratta di una concorrenza sleale vista la quantità enorme e crescente di finanziamenti alla Difesa militare e i tagli continui alla Difesa civile, di questi anni, che hanno escluso dallo svolgimento del Servizio Civile Nazionale molti giovani che avrebbero voluto fare questa esperienza civile e sociale. Pertanto ci impegniamo a rendere il SCN un diritto universale per tutti i giovani che scelgono di farlo, di renderlo sempre di più un Istituto di vera difesa non armata, civile e nonviolenta della Patria, di attivarci per il reperimento dei fondi necessari dai bilanci della Difesa, identificando uno specifico capitolo di spesa nel bilancio dello Stato“.

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