Pace e disarmo: un documento impegnativo di SEL in risposta all’Agenda della pace

Ecco il documento che Nichi Vendola ha consegnato alle Rete Italiana Disarmo ed al Tavolo Interventi Civili di Pace, nell’incontro che ha preceduto la conferenza stampa di ieri su disarmo e spese militari.

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LE PROPOSTE PROGRAMMATICHE DI SINISTRA ECOLOGIA E LIBERTÀ SUL
PACE, DISARMO, NONVIOLENZA E LE RISPOSTE AL DOCUMENTO DELLA RETE
ITALIANA PER IL DISARMO, ED IL TAVOLO INTERVENTI CIVILI DI PACE:
“ AGENDA PER LA PACE ED IL DISARMO PER LA PROSSIMA LEGISLATURA”
Febbraio 2013

1. LE PROPOSTE DI SINISTRA ECOLOGIA E LIBERTA’

1. a. L’OPZIONE NONVIOLENTA PER UNA NUOVA POLITICA INTERNAZIONALE
La nostra “visione” di politica internazionale è fondata sulla nonviolenza, il disarmo, ed un nuovo
paradigma nella prevenzione diplomatica e nonviolenta dei conflitti. Questo significa una “mission”
internazionale del nostro paese fondata sull’ opzione nonviolenta, il rifiuto del ricorso alla guerra ed
il sostegno attivo per pratiche di mediazione e prevenzione politico-diplomatica ed interposizione
nonviolenta, come la diplomazia popolare e i corpi civili di pace.
La nostra proposta per la politica internazionale mette al centro la costruzione della pace come
progetto politico solidamente ancorato all’articolo 11 della Costituzione ed al progetto della nascita
degli Stati Uniti d’Europa, come soggetto giurisdizionale delle politiche internazionali e di difesa.
La nostra proposta fa contestualmente riferimento alla funzione terza, supra partes delle Nazioni
Unite ed alla necessità di un impegno per rinnovarne vocazione, intenti, procedure perché quella
funzione terza, indispensabile nel groviglio di contraddizioni prodotte dalla globalizzazione, sia
efficacemente perseguita e attuata.
Il dramma della Siria, la memoria delle tragedie nei Balcani, in Somalia ed ovunque vengono violati
i diritti delle persone e compiuti crimini contro l’umanità, non possono lasciarci indifferenti. Nè
possiamo invocare il principio della sovranità territoriale per eludere ogni richiamo ad un eventuale
impegno degli organismi internazionali preposti a garantire il mantenimento della pace, ONU in
primis, rafforzata nei suoi poteri di soggetto con piena responsabilità delle decisioni e delle
iniziative. Solo così al principio della non-ingerenza possiamo contrapporre quello della
responsabilità. Responsabilità di sostenere ogni sforzo politico e diplomatico per la risoluzione e per
la prevenzione di conflitti e violazioni dei diritti dei popoli, responsabilità nel caratterizzare le
proprie forme di partecipazione ad iniziative autorizzate dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni
Unite, attraverso la dimensione civile, di cooperazione, il sostegno alla diplomazia popolare e
nonviolenta. La legalità internazionale, che solo l’ONU, nonostante i suoi attuali limiti può
assicurare, sarà il nostro metro di giudizio in ogni situazione nella quale andrà valutato se e come
sostenere gli sforzi della comunità internazionale per prevenire crimini contro l’umanità o contro le
popolazioni civili.
Allo stesso tempo siamo consapevoli che il perseguimento della pace come programma e progetto
politico necessita di un approccio ampio, che metta in relazione le nostre proposte sulla
nonviolenza, e la prevenzione dei conflitti, il disarmo e la riduzione delle spese militari, con le
nostre proposte programmatiche sull’Europa e su una nuova cooperazione ed un nuovo partenariato
tra i popoli. Questi punti sono intimamente connessi l’uno con l’altro, e si intrecciano
indissolubilmente. Non potrà esserci un’opzione nonviolenta senza un rafforzamento delle attività di
prevenzione e gestione diplomatica dei conflitti, senza il sostegno a corpi civili di pace, di
diplomazia dal basso, senza politiche di cooperazione che affrontino le cause che sono alla radice
dei conflitti stessi. Non potrà esserci cooperazione senza un rafforzamento delle risorse finanziarie
che possono venire anche da un “dividendo di pace”, rilasciato dalla riduzione delle spese militari, e
degli armamenti di ultima generazione in primis, Non potrà esserci una politica di pace e
cooperazione senza un’Europa politica, senza gli Stati Uniti d’Europa.

1.b. RIDURRE LE SPESE MILITARI, CONVERTIRE L’INDUSTRIA, CONTROLLARE IL
COMMERCIO DI ARMI, CANCELLARE IL PROGRAMMA F35, PROMUOVERE IL
DISARMO NUCLEARE
Ogni anno al mondo vengono spesi oltre un trilione di dollari in armamenti, e l’Italia oggi, con le
sue spese militari e con le sue industrie belliche, svolge un ruolo di primo piano. Per contro, i fondi
destinati alla cooperazione internazionale continuano ad essere decurtati fino a farla scomparire
quasi del tutto, mentre la comunità internazionale fatica a raccogliere i 100 miliardi di dollari
necessari ogni anno per scongiurare la catastrofe climatica. Inoltre, nel 2011 l’esportazione di armi
italiane è aumentata di oltre il 5 percento per un valore di 3 miliardi e 59 milioni di euro. Armi
vendute a paesi che violano i diritti umani, o in aree di conflitto (Egitto, Oman, Qatar, Israele,
Marocco, Turchia, Arabia Saudita).
Per quanto riguarda l’Italia, Sinistra Ecologia e Libertà sostiene le proposte innovative e radicali
che mirino alla riduzione drastica delle spese militari nel paese e a livello internazionale, partendo
dalla cancellazione del programma per la costruzione del cacciabombardiere di ultima generazione
Joint Strike Fighter (F35) ed utilizzare i fondi così liberati in sostegno a politiche di welfare, buona
occupazione, conversione ecologica dell’economia, cura del territorio e del patrimonio artisticoculturale.
Per questo ci opponiamo alla riforma della Difesa proposta dal ministro Di Paola e fatta propria dal
Parlamento, e chiederemo una ridiscussione della stessa, e che non vengano pertanto adottati i
relativi regolamenti attuativi . Essa ha come punto centrale la riduzione del personale militare non
come riduzione del della forza militare a vantaggio degli impegni di tipo civile (scelta che ci
troverebbe concordi), ma al contrario per utilizzare i fondi così risparmiati per sviluppare ed
acquisire tecnologie militari ed armamenti di ultima generazione.
Siamo per il disarmo nucleare, attraverso il sostegno ad una convenzione internazionale sulla messa
al bando delle armi nucleari, la denuclearizzazione delle dottrine della NATO – partendo
dall’abolizione degli accordi che permettono la dislocazione di armi nucleari tattiche USA nel
territorio nazionale ed in Europa. L’Italia seguirà l’esempio di altri paesi NATO che hanno deciso di
non ospitare sul loro territorio nazionale ordigni nucleari tattici USA. A maggior ragione nella
prospettiva futura di un “ammodernamento” degli stessi che rischierebbe di creare le basi per
un’escalation al riarmo nucleare della Russia. Crediamo che l’unica soluzione alla crisi tra Israele
ed Iran, che ha fatto passare in secondo piano il dramma del popolo palestinese, sia quella del
negoziato internazionale nel quadro della creazione di un’area libera da armi di distruzione di
massa in Medio Oriente.
Riteniamo urgente aprire un processo di ridiscussione della presenza di basi militari statunitensi sul
territorio nazionale e di revisione partecipata del sistema delle servitù militari. In particolare SEL si
impegna a ridiscutere la scelta del Muos, di cui la Regione Sicilia è investita sul piano operativo e
per le pesanti implicazioni che ne derivano per la sicurezza, la salute, l’ambiente, la sovranità
territoriale. Il progetto pone la Sicilia in un delicatissimo ruolo di frontiera e di proiezione rispetto a
tutte le strategie di controllo e intervento globale degli USA.
Lavoreremo affinché il Parlamento recuperi un ruolo di controllo ed indirizzo sulle politiche di
difesa, e sulle scelte relative ai sistemi d’arma, alle spese relative ed alle finalità del comparto
difesa, al fine di fornire una valutazione concreta delle esigenze di politica estera e delle scelte
strategiche e militari che ne conseguono, piuttosto che definire “per default” le strategie di difesa
secondo gli interessi propri dell’industria.
Un tale dibattito andrà sviluppato anche a livello europeo, al fine di identificare modalità di
razionalizzazione delle spese del comparto difesa e di riconversione dell’industria bellica.
Proporremo programmi e progetti per la conversione dell’industria bellica in sostegno alla
conversione ecologica dell’economia e la promozione della piena e buona occupazione.
L’Italia dovrà dotarsi di strumenti incisivi per il controllo, regolamentazione, e monitoraggio del
commercio di armi, sulla base della legge 185/90 nel corso degli anni sottoposta a continue riletture
volte ad indebolirne l’efficacia. Stesso impegno verrà posto nel sostegno ad un Trattato
Internazionale sul Commercio di Armi (ATT) presso le Nazioni Unite.

1.c. PIÙ EUROPA PIÙ NAZIONI UNITE PER LA PACE ED IL DISARMO
Pensiamo che l’Europa debba dotarsi, nella logica dell’’articolo 11 della Costituzione italiana, di una
forza dell’Unione il cui unico mandato, oltre eventuali compiti difensivi, sia quello di operare a
supporto delle iniziative di peace-building, e peace-keeping delle Nazioni Unite e in conformità
con la Carta dell’’ONU, sempre e solo con funzioni di polizia internazionale, interposizione, tutela
dei civili, e supporto a processi di mediazione e di risoluzione diplomatica e nonviolenta dei
conflitti, fondate il più possibile sulla responsabilità degli attori/popolazioni direttamente interessati
ai problemi.
Rilanciamo una proposta di riforma dei modelli di governo globale e per la democratizzazione delle
Nazioni Unite, attraverso una profonda revisione del funzionamento del Consiglio di Sicurezza e un
ruolo più significativo dell’Assemblea Generale nel definire le iniziative relative alla pace ed alla
giustizia internazionale.
Lavorare per un contesto diverso, in cui troverebbe posto in prospettiva anche un rinnovato ruolo
dell’Unione Europea , significa accrescere l’’ importanza, anche nel mantenimento della pace, delle
organizzazioni regionali a livello continentale (Unione Africana, Organizzazione degli Stati
Americani, Associazione delle Nazioni dell’Asia Sud-Orientale, Lega Araba) o sub-continentale.
L’Italia dovrà insieme agli altri paesi dell’Unione Europea svolgere un ruolo di primo piano per il
sostegno a processi di pace, prevenzione diplomatica e non violenta dei conflitti, sostegno a corpi
civili di pace, con particolare attenzione al Mediterraneo e Medio Oriente.
Il governo di centrosinistra sosterrà la creazione di un’ Agenzia Euromediterranea per la pace e la
solidarietà internazionale che possa operare in supporto a processi di peace-building, mediazione ed
interposizione nonviolenta in zone di conflitto, prevenzione dei conflitti e promozione e tutela dei
diritti umani delle popolazioni civili. Ci impegneremo per il rilancio del negoziato internazionale
per la soluzione del conflitto israelo-palestinese, anche con riferimento al riconoscimento da parte
dell’Assemblea della Nazioni Unite della Palestina come Stato osservatore con i diritti che questo
comporta, e per un’iniziativa europea ed internazionale di mediazione nel conflitto siriano,
sostenendo le attività ed iniziative delle Nazioni Unite e dell’inviato del Segretario Generale, per
una transizione verso una Siria libera e democratica.

1.d. LE NOSTRE PROPOSTE
• Rilancio del ruolo dell’Italia nella prevenzione diplomatica e nonviolenta dei conflitti, attraverso
gli strumenti della diplomazia popolare, e la partecipazione a missioni di polizia internazionale,
ed interposizione nel quadro di iniziative europee approvate delle Nazioni Unite;
• Istituzione di un’Agenzia Euromediterranea per la diplomazia di pace, la mediazione e la
prevenzione nonviolenta dei conflitti, la costruzione della pace e la formazione di corpi civili di
pace;
• Ritiro delle truppe dall’Afghanistan prima della scadenza concordata del 2014 ed il
rafforzamento dell’impegno italiano in cooperazione, sostegno a politiche di tutela dei diritti
umani, e sostegno alla società civile afghana;
• Riduzione delle spese militari, a partire dalla cancellazione del programma F35, ed il sostegno a
politiche e programmi per la conversione dell’industria bellica;
• Rafforzamento degli strumenti di monitoraggio e regolamentazione del commercio di armi. E di
monitoraggio ed indirizzo del Parlamento nel comparto difesa;
• Discussione ed adozione di una strategia di sicurezza nazionale, che metta al centro la difesa
civile, ed il ruolo della diplomazia popolare e nonviolenta, nonché la prevenzione politicodiplomatica
dei conflitti e delle possibili minacce alla sicurezza;
• Ritiro dell’Italia dagli accordi di condivisione nucleare NATO, con conseguente decisione di non
permettere lo stazionamento di bombe nucleari tattiche sul territorio nazionale, ed un impegno
in sostegno a politiche internazionali per il disarmo nucleare promuovendo la creazione di
Medio Oriente libero da armi nucleari.

2. SINISTRA ECOLOGIA E LIBERTA’ E L’ “AGENDA PER LA PACE ED IL DISARMO
PER LA PROSSIMA LEGISLATURA”

2.a. PROSPETTIVE NONVIOLENTE DI COSTRUZIONE DELLA PACE E GESTIONE
DELLE CRISI
2.a.1 Nell’ottica di costruire alternative all’uso della forza in particolare durante le crisi
internazionali chiediamo il riconoscimento dell’impegno civile e la valorizzazione del patrimonio
di esperienze maturato dalla società civile italiana in situazioni di conflitto, ammettendo il
Peacebuilding civile (interposizione, mediazione, riconciliazione,…) tra le attività proprie della
cooperazione internazionale come da linee guida OECD-DAC. Chiediamo la riapertura di un
confronto sistematico tra Ministro per la Cooperazione Internazionale, Ministero Affari Esteri e
Tavolo Interventi Civili di Pace per la definizione delle linee politiche e proposte legislative a
supporto degli Interventi Civili di Pace e l’avvio di progetti pilota, in collaborazione con il Servizio
Civile Italiano e con i nuovi European Voluntary Humanitarian Aid Corps; a tal fine è utile
riattivare il Comitato Consultivo per la Difesa civile non armata e nonviolenta presso l’Ufficio
Nazionale del Servizio Civile, anche per coordinare e finanziare la formazione per operatori di
pace.
Sinistra Ecologia e Libertà si adopererà affinché la cooperazione internazionale riconosca il
ruolo centrale dei corpi civili di pace, attraverso l’apertura di un tavolo di lavoro tra i
ministeri competenti e le organizzazioni della società civile, per verificare tra le altre cose, la
possibilità di finanziare progetti pilota in aree di conflitto nelle quali l’Italia è presente.
Siamo consapevoli della necessità di affiancare ad un nuovo protagonismo ed al
riconoscimento “politico” della diplomazia di pace popolare e nonviolenta, un maggior
impegno alla formazione e pertanto sosterremo la proposta di riattivare il Comitato
Consultivo per la Difesa Civile.

2.a.2. Sollecitiamo la creazione di un Istituto Italiano di Studi sulla Pace, il Disarmo e la
Prevenzione dei Conflitti in grado di collegare in modo organico le attività di ricerca, di
formazione e di intervento su tutti questi aspetti.
Sinistra Ecologia e Libertà sostiene la creazione di un Istituto o Agenzia sulla pace, il disarmo
e la prevenzione dei conflitti. Allo stesso tempo, pur riconoscendo la priorità di un centro di
studi italiano, vogliamo lavorare alla possibilità di istituire un’Agenzia euromediterranea per
la diplomazia popolare e la pace perché crediamo che l’Italia possa svolgere un ruolo chiave
nei processi di mediazione e gestione nonviolenta dei conflitti in particolare nella regione
Mediterranea. Tra gli obiettivi quello di condividere pratiche di risoluzione e gestione
nonviolenta dei conflitti, mettere in rete i vari centri di ricerca e studi sulla pace esistenti nei
paesi Mediterranei.

2.a.3. Chiediamo di rendere effettiva la possibilità che il Servizio Civile nazionale concorra “in
alternativa al servizio militare, alla difesa della Patria, con mezzi e attività non militari”, come
previsto dalle legge istitutiva dello stesso. Allo scopo è fondamentale definire un parametro chiaro
dell’impegno finanziario nel bilancio dello Stato per la difesa civile, attività specifica del SCN,
rispetto a quello del finanziamento per la difesa militare, attività specifica delle FFAA. I fondi per
garantire la concreta crescita di tale scelta potrebbero derivare dal trasferimento di risorse dalla
difesa armata a quella non armata, entrambe previste dal nostro ordinamento. Con forza
chiediamo che si garantisca l’esercizio del servizio civile come diritto universale, ossia accessibile
a tutti coloro che chiedono di parteciparvi, inizialmente partendo da un contingente minimo annuo
di 40.000 giovani in servizio civile.
Sinistra Ecologia e Libertà ritiene urgente riaprire la discussione politica sulla difesa non
armata, popolare e nonviolenta, attraverso il riconoscimento della possibilità di considerare il
servizio civile nazionale in alternativa al servizio militare. Attraverso più sentenze della Corte
Costituzionale, la legge 230 del 1998 che ha introdotto il diritto all’Obiezione di Coscienza e la
legge istitutiva del Servizio Civile Nazionale n. 64 del 2001 in vigore, l’ordinamento dello Stato
italiano prevede già due modalità di difesa della Patria, una armata e una non armata, in
concorrenza (o concorso) tra loro. In realtà si tratta di una concorrenza sleale vista la quantità
enorme e crescente di finanziamenti alla Difesa militare e i tagli continui alla Difesa civile, di
questi anni, che hanno escluso dallo svolgimento del Servizio Civile Nazionale molti giovani
che avrebbero voluto fare questa esperienza civile e sociale. Pertanto ci impegniamo a
rendere il SCN un diritto universale per tutti i giovani che scelgono di farlo, di renderlo
sempre di più un Istituto di vera difesa non armata, civile e nonviolenta della Patria, di
attivarci per il reperimento dei fondi necessari dai bilanci della Difesa, identificando uno
specifico capitolo di spesa nel bilancio dello Stato.

2.a.4. Ripudiare tutte le forme di promozione delle attività militari all’interno delle scuole di ogni
ordine e grado, avviate dai governi precedenti, e lanciare altresì un programma formativo
nazionale di educazione alla pace ed alla nonviolenza, come parte integrante delle attività
curricolari per la cittadinanza e la convivenza civile.
Da qualche tempo ormai il Ministero della difesa svolge attività di promozione nell’ambito
scolastico, utilizzando strumenti di comunicazione volti a “fidelizzare” i giovani nei confronti
delle forze armate. Questo per una serie di obiettivi strettamente connessi. La scelta praticata
dal Ministero della difesa di perseguire una strategia di proiezione della forza a livello globale
attraverso la crescente specializzazione di corpi scelti, l’acquisizione di costosi sistemi d’arma,
la promozione di un ruolo “umano” ed “umanizzante” del militare italiano è connessa alla
necessità di assicurare consenso alle spese militari e afflusso di potenziali reclute. Crediamo
che questo cerchio vada spezzato, e che invece i programmi scolastici possano prevedere
discipline quali la storia della nonviolenza, l’educazione alla pace ed alla mondialità, e la
promozione del Servizio Civile Nazionale e di curricula di specializzazione presso centri di
ricerca per la pace. Obiettivo dell’Agenzia Euromediterranea ( o del Centro nazionale di studi
per la pace) sarà anche quello di mettere in rete le varie esperienze e corsi di formazione per
la pace, la mediazione diplomatica e nonviolenta a livello nazionale ed europeo. Altra
questione riguarda la commistione tra attività di ricerca – in particolare nel settore
universitario – e gli interessi delle industrie del comparto difesa. un ambito da studiare con
attenzione per poi proporre misure legislative adeguate.

2.b. SPESE MILITARI E RINNOVAMENTO DEL MODELLO DI DIFESA

2.b.1. A nostro avviso è fondamentale introdurre a livello legislativo e di procedure amministrative
un maggiore controllo sull’acquisizione di sistemi d’arma da parte del nostro Paese, rimettendo al
centro delle dinamiche di scelta il Parlamento come espressione della sovranità popolare.
Il recupero del ruolo centrale del Parlamento nella definizione delle strategie di sicurezza del
paese e della conseguente definizione delle priorità di spesa e di dotazione di strumenti
adeguati allo scopo è la chiave di volta per rompere la correlazione viziosa tra interessi
dell’industria degli armamenti e politiche di difesa che spesso vengono definite “per default”
dagli interessi delle imprese. Questa situazione oltre a creare gravi problemi in termini di
sostenibilità e qualità della spesa pubblica, rappresenta un grave “vulnus” democratico al
quale andrà posto rimedio. Crediamo sia necessario lavorare a normative che disciplinino il
fenomeno delle “porte girevoli” che permette ad ex-militari di accedere rapidamente a
impeghi presso industrie militari, o a diplomatici di avere stretti contatti con le stesse. Andrà
inoltre assicurato che tutte le spese del comparto difesa, tuttora “spalmate” in vari capitoli di
spesa di vari dicasteri, vengano unificate al fine di permettere un maggior controllo e verifica
parlamentare e pubblica. Crediamo pertanto che sia fondamentale l’impegno in sede
parlamentare per ridiscutere la riforma Di Paola, ministro tecnico che ha avuto la libertà di
varare un progetto fortemente politico sulle strategie di difesa del paese

2.b.2. Chiediamo di ridurre le risorse pubbliche destinate all’acquisto di nuove armi, a partire
dalla sospensione e poi cancellazione del programma aeronautico F-35 ma senza dimenticare tutta
una serie di altri acquisti militari altrettanto problematici e dispendiosi
Sinistra Ecologia e Libertà sostiene la riduzione delle spese militari destinate all’acquisto di
sistemi d’arma, partendo dalla cancellazione del programma F35 Joint Strike Fighter, e la
destinazione di parte delle risorse liberate alla creazione di un’Agenzia o Dipartimento per la
conversione dell’industria militare presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri. Inoltre
chiederemo una “spending review” dei nuovi sistemi d’arma, da affidare alla Corte dei Conti
per comprendere quali siano i gap o le carenze amministrative, e legislative da risolvere per
recuperare la capacità di controllo ed indirizzo pubblico sulle scelte di acquisizione di sistemi
d’arma.

2.b.3. Richiediamo con forza di non concretizzare la delega sulla riforma dello strumento militare
che il Governo ha recentemente ricevuto come ultimo atto della precedente legislatura; occorre far
precedere qualsiasi ipotesi di riforma delle Forze Armate e di riordino del sistema degli acquisti di
armamenti a una revisione del Modello di difesa, fatta con una ampia partecipazione sia in
Parlamento che nella società civile
Vedi sopra. Sinistra Ecologia e Libertà si adopererà al fine di non far approvare i regolamenti
attuativi della delega sulla riforma dello strumento militare ed a riaprire la discussione in
Parlamento, anzitutto per definire un modello di difesa per il paese.

2.b.4. proponiamo di ridurre la spesa militare italiana non solo intervenendo sulla contrazione
degli organici ma riducendo le enormi sacche di privilegio che ancora esistono nel comparto
militare italiano (ausiliaria, previdenza, spese eccessive di rappresentanza, moltiplicazione degli
uffici e cariche con annessi sostegni economici)
Sinistra Ecologia e Libertà proporrà una revisione del comparto militare italiano al fine di
arrivare ad un quadro chiaro delle spese e delle situazioni di privilegio. e proporre misure
adeguate, in collaborazione con le organizzazioni e le rappresentanze sindacali e della società
civile.

2.C. COMMERCIO E PRODUZIONE DI ARMI

2.c.1. Chiediamo di portare a compimento una legislazione sul divieto di sostegno finanziario,
anche internazionale, alla produzione di cluster bombs
La fine della legislatura non ha permesso l’approvazione definitiva della legge per la messa al
bando delle “cluster bomb” approvata alla Camera. In Parlamento Sinistra Ecologia e
Libertà lavorerà assieme a parlamentari interessati alla riproposizione del disegno di legge e
ad una sua pronta approvazione.

2.c.2 Ribadiamo la necessità, da noi esplicitata nel corso degli ultimi anni, di rispettare
rigorosamente i divieti all’esportazione di sistemi militari e di armi leggere previsti dalla legge n.
185 del 1990 e dalla Posizione Comune dell’Unione Europea; a tale scopo è necessario ripristinare
la piena trasparenza e completezza di informazioni nella Relazione annuale della Presidenza del
Consiglio andata deteriorandosi negli ultimi anni.
La revisione della legge 185-90 effettuata dai governi che si sono succeduti nel corso degli
anni, e non contrastata dal Parlamento rischia di mettere a serio repentaglio uno strumento
che al momento della sua adozione venne considerato all’avanguardia. Di conseguenza la
portata della legge venne progressivamente indebolita, allentando i controlli sulla produzione
di sistemi d’arma con il pretesto di rispettare l’accordo di Farnborough, e rendendo meno
stringenti i criteri di rendicontazione da parte degli istituti di credito che svolgono attività di
intermediazione. Sarà necessario porre rimedio a tali lacune, facendo tesoro, tra l’altro, del
lavoro svolto dal tavolo di lavoro della fondazione Science for Peace, proprio su un codice di
condotta volontario per gli istituti di credito, e studiando modalità atte a prevenire
triangolazioni che permettano l’esportazione di armi italiane in paesi in conflitto o dove
vengano violati i diritti umani. Sarà altresì necessario svolgere un monitoraggio accurato degli
accordi bilaterali di cooperazione tra Italia ed altri paesi nel settore della difesa, giacché
spesso in tali ambiti si stabiliscono accordi di co-produzione di sistemi d’arma tra industrie
dei due paesi. Andrà poi abbandonata la pratica di cessione di armi e sistemi d’arma a paesi
spesso in conflitto, disciplinata all’interno dei decreti sulle missioni all’estero. Il caso recente
della cessione di un centinaio di blindati M113 al Pakistan è emblematico.

2.c.3. Chiediamo un impegno formale a sostenere l’approvazione e la ratifica di un Trattato
internazionale sui trasferimenti di armi rafforzato da controlli rigorosi, sulla scia delle proposte in
tal senso avanzate dalla campagna internazionale Control Arms (di cui anche Rete Disarmo è
parte)
Sinistra Ecologia e Libertà promuoverà l’approvazione e la ratifica presso le Nazioni Unite
di un “Arms Trade Treaty” (ATT) bruscamente interrotta nel luglio dello scorso anno.
chiederemo al governo italiano di adoperarsi in sede europea e nelle Nazioni Unite al fine di
contribuire al superamento delle resistenze di quei paesi (USA, Russia e non solo) che
determinarono a suo tempo la mancanza approvazione dell’ATT.

2.c.4. Suggeriamo la determinazione e il sostegno di politiche economiche volte alla conversione a
fini civili delle industrie militari (come peraltro già richiesto e previsto dalla Legge 185 del 1990).
Il Governo dovrebbe predisporre “misure idonee ad assecondare la graduale differenziazione
produttiva e la conversione a fini civili delle industrie nel settore” attraverso la necessaria
riorganizzazione delle industrie militari nazionali in ambito europeo.
Vedi sopra. La conversione delle industrie militari sarà perseguita a vario livello: attraverso il
lavoro dei rappresentanti di SEL nelle regioni (ad esempio in Lombardia e Lazio), per la
creazione di strutture e programmi per la conversione dell’industria militare e lo studio di
modalità di sostegno alle imprese interessate. A livello nazionale attraverso la proposta di
un’agenzia o di un dipartimento sulla conversione dell’industria militare presso la Presidenza
del Consiglio dei Ministri. A livello europeo proporremo il rilancio del programma KONVER
sia in ambito di programma per le prossime elezioni europee nel 2014 sia nell’ambito della
presidenza di turno italiana della UE nella seconda metà del 2014.

2.c.5. Chiediamo un impegno effettivo nell’ambito del disarmo nucleare, procedendo alla rimozione
delle testate di questo tipo ancora presenti sul territorio nazionale italiano. E’ necessario inoltre
impegnare inoltre il nostro paese a livello di diplomazia internazionale per costruire una Zona
Libera da Armi di Distruzione di massa in Medio Oriente
Sinistra Ecologia e Libertà chiederà che l’Italia, sulla scia di quanto fatto o quanto si
apprestano a fare altri paesi europei della NATO, chieda la rescissione degli accordi di
condivisione nucleare NATO. Le nuove bombe atomiche tattiche in corso di produzione negli
Stati Uniti e destinate anche alle basi in Italia rischiano di contribuire ad un aumento della
tensione con la Russia e ad una corsa al riarmo . L’Italia dovrà invece essere attiva nel
rafforzamento delle iniziative diplomatiche per il disarmo nucleare, in ambito NPT e non
solo. Andrà rilanciato con forza l’impegno a livello ONU per l’adozione di una Convenzione
sulle armi nucleari come proposto dalla campagna internazionale “Abolition 2000”. Per
quanto riguarda gli accordi di condivisione nucleare, inizialmente l’italia deciderà di non
ospitare più bombe nucleari tattiche presso la base dell’aeronautica militare a Ghedi, per poi
aprire un negoziato per la rimozione degli stessi sistemi d’arma nella base USAF di Aviano.
Nessun cacciabombardiere di nuova acquisizione dovrà essere dotato di capacità nucleare , e
l’Italia dovrà sospendere la sua partecipazione al Nuclear Planning Committee della NATO ed
adoperarsi per una “denuclearizzazione” delle strategie dell’alleanza. Dovrà inoltre attivarsi
per sostenere la creazione di una zona libera da armi nucleari nel Medio Oriente. Sinistra
Ecologia e Libertà farà proprio e ripresenterà in Parlamento il disegno di legge di iniziativa
popolare per un futuro senza atomiche presentato nel 2008 e mai discusso in Parlamento.

2.c.6. Proponiamo l’avvio di un’inchiesta ufficiale sulla diffusione delle Agenzie Militari e di
Sicurezza Private in Italia e sull’uso di queste agenzie da parte di aziende, esercito e servizi segreti
italiani in territori di conflitto, al fine di sviluppare iniziative legislative per regolamentarne la
condotta e sanzionare violazioni dei diritti umani da parte degli agenti.
La privatizzazione del settore difesa e l’avvento di agenzie di sicurezza privata in Italia è
permessa dall’assenza di un quadro normativo di riferimento e regolamentazione che ne
disciplini le attività, ne definisca le responsabilità e restringa le possibilità di azione. A tal
scopo andrà anzitutto svolta un’indagine conoscitiva sul settore, sulla scorta di quanto fatto
ad esempio dal Parlamento inglese con un libro bianco. In seguito a tale indagine, verrà poi
proposta una normativa che regolamenti il comparto ed istituisca come misura minima un
registro nazionale per le imprese di sicurezza private al quale potranno iscriversi solo quelle
imprese che avranno accettato di rendere pubbliche le loro attività , e di dimostrare l’effettivo
rispetto delle norme internazionalmente riconosciute su diritti umani, uso delle armi da
fuoco, e le prescrizioni delle convenzioni sul diritto umanitario di guerra. (Convenzioni di
Ginevra e protocolli aggiuntivi). L’iscrizione a tale registro dovrà essere la condizione
necessaria al fine di permettere ad un’autorità competente designata di poter procedere
all’esame di ogni richiesta di autorizzazione ad operare da parte della compagnia in questione.

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