Monti – Di Paola, il governo bellico e menzognero da ripudiare

Nel pieno di questa campagna elettorale, nella quale il tema della abnormità delle spese militari italiane è finalmente entrato nel circuito mediatico, anche il presidente Monti nella puntata di “presa diretta” di Riccardo Iacona di domenica 3 febbraio, ha preso tecnicamente le distanze dai caccia F-35: “E’ utile qui ricordare che l’Italia ha aderito al programma F35 nel 1999 con il governo D’Alema, ha confermato la partecipazione con il secondo governo Berlusconi nel 2002 e poi ci sono stati ulteriori passi fatti dal governo Prodi e nel febbraio del 2009 dal governo Berlusconi. Il nostro governo è stato l’unico a ridurre il numero degli F35 da 131 a 90…”. Non ha torto Monti a ricordare il consenso bipartisan della politica sui cacciabombardieri. Anzi, aggiungiamo che anche le spese militari complessive hanno visto nel tempo un inesorabile trend crescente nel bilancio dello Stato, indipendentemente dal colore dei governi in carica e dalle loro fisionomia più o meno rigorista sulla spesa pubblica. E’ un dato sul quale c’è molto da riflettere.16647_a36575

Ma non dice tutto il vero il presidente Monti, non può tirarsene fuori come se il fatto non lo riguardasse. Già nella foto d’insediamento del suo governo tecnico c’è qualcosa di stonato a riguardo: un Ammiraglio al “Ministero della Difesa”, ad annunciare che la difesa della Patria non ha più bisogno di governo politico (cioè democratico),ma è tout court “cosa loro” dei militari. Come se fossimo tornati al “Ministero della guerra”, di fascista memoria. E non si tratta di un Ammiraglio qualsiasi, ma proprio di quello (come ricorda wikipedia) che “A Washington D.C., il 24 giugno 2002 (2° governo Berlusconi, con ministro della Difesa Antonio Martino ndr), con la qualifica di Direttore Nazionale degli Armamenti firma al Pentagono il pro-memoria d’intesa che impegna l’Italia alla partecipazione del programma F-35, per l’acquisto di 131 cacciabombadieri”. Insomma l’uomo giusto, al posto giusto, al momento giusto, per la casta militare.

Eppure, ha ragione a ricordarlo Monti, il suo governo sembra andare in contro-tendenza: i famigerati cacciabombardieri sono ridotti da 131 a 90! Ma gli entusiasmi (se qualcuno li ha avuti…) si spengono subito. Non solo perché questo programma di folle riarmo d’attacco, anche nucleare, è contrario nella sua stessa natura alla Costituzione italiana, non solo perché in questo momento di estrema crisi economica – in cui il governo taglia tutte le protezioni sociali – anche un solo ulteriore mostro di guerra è già troppo, ma anche perché è subito palese che si tratta di un falso risparmio: tagliare il numero dei caccia porta al rialzo del loro prezzo unitario. Parte cosi la girandola delle balle governative e militari (che ormai sono una cosa sola): rinunciare al “programma” comporta il pagamento di gravi penali, l’assemblaggio dei caccia porta 10.000 posti di lavoro, ciascun caccia costa “solo” 80 milioni…Una dopo l’altra queste menzogne, raccontate anche al Parlamento italiano, vengono smentite dagli attenti ricercatori della Rete Italiana Disarmo: nessuna penale, poche centinaia di posti di lavoro (e neanche nuovi), il costo di ciascun caccia di aggira sui 200 milioni di euro (senza contare i costi di manutenzione)… Sapevamo che la prima vittima della guerra è sempre la verità, ma questo governo ha superato anche la massima bellica: già con la sua corsa agli armamenti ha ucciso la verità.

In compenso, mentre tutto il mondo associativo aveva sperato che la delega governativa del Servizio Civile Nazionale ad un ministro come Andrea Riccardi portasse ad un rilancio di questo Istituto di difesa civile, come previsto dalla legge istitutiva (n. 64/2001), anche i già miseri finanziamenti previsti vengono dimezzati e portati a soli 68 milioni di euro per un anno: meno di un terzo del costo di un solo cacciabombardiere! Contemporaneamente l’Ufficio nazionale per il Servizio Civile viene accorpato al “dipartimento per la gioventù” ed è cancellato il “Comitato consultivo per la difesa civile non armata e nonviolenta” . Un colpo di spugna alla possibilità di costruzione di una difesa non armata e nonviolenta della Patria, coerente con l’art. 11 della Costituzione. Scelta rispondente invero all’altra coerenza, quella che consegna il ministero della Difesa ad un ammiraglio!

Infine, il colpo di coda del 11 dicembre scorso: mentre importanti disegni di legge, come la riforma delle legge elettorale e il conflitto d’interessi, non hanno trovato l’accordo tra le parti e il tempo per essere discusse, viene approvata in Parlamento a larga maggioranza e in fretta e furia la legge delega di “riforma dello strumento militare” , con la quale il governo Monti-Di Paola ha consegnato ai militari qualcosa come 230 miliardi di euro per i prossimi 12 anni, con il privilegio assoluto della completa autonomia di spesa.

Insomma quello Monti-Di Paola è stato un governo bellico e menzognero da dimenticare. Anzi da ripudiare.

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