Gentile Pierluigi Bersani, Segretario nazionale del Partito Democratico

sono rimasto stupito del suo sostegno esplicito al governo Monti anche nella scelta di agevolare l’avventura bellica francese in Mali.81b6aef19cc46d9b9e840760b1ea928b_XL

Il governo italiano in carica – che ha operato in questi mesi drastici tagli alle protezioni sociali confermando, invece, le folli spese militari, mettendole al sicuro per i prossimi anni – chiude la sua esperienza politica, in modo coerente con questa impostazione bellicista, concedendo addestratori e “supporto logistico al trasferimento militare” per l’intervento armato della Francia in Mali. Si tratta di un governo che con questa scelta ripudia, ancora una volta, la Costituzione repubblicana. La cui politica estera è dunque, a sua volta, da ripudiare, piuttosto che avallare.

Con essa, è necessario ripudiare una politica internazionale che ha visto anche il nostro Paese ingaggiato, dal 2001 ad oggi, in interventi armati, in giro per il mondo, con il pretesto della lotta al terrorismo: dall’Iraq all’Afghanistan alla Libia. Gli unici risultati ottenuti con lo strumento militare sono stati il proliferare e l’estendersi del terrorismo internazionale, la crescita incontrollata della spesa pubblica per gli armamenti – che oggi superano, globalmente considerate, di gran lunga il picco della “corsa agli armamenti” della guerra fredda – gli incrementi vertiginosi dei profitti delle multinazionali delle armi, che non conoscono crisi economica, e le innumerevoli vittime civili, delle quali nessuno tiene neanche più i conteggi. Come denuncia da tempo inascoltato il Segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki Moon, oggi si spende per le armi in un solo giorno il doppio del bilancio dell’ONU di un intero anno.

E’ necessario dunque ripudiare questo meccanismo perverso attraverso il quale le potenze militari, da un lato, impediscono alle Nazioni Unite di poter operare efficacemente e preventivamente e, dall’altro, si sostituiscono ad esse militarmente, svuotando i loro arsenali dall’alto dei cieli (per riempirli subito dopo riammodernati) e posizionandosi negli scacchieri strategici a vantaggio delle proprie risorse energetiche.

Questo è esattamente il caso del Mali, dove da decenni la democrazia e i diritti umani sono calpestati da regimi corrotti, largamente sostenuti dal governo francese, il quali oggi – nel nome degli stessi diritti umani – interviene a supporto militare del governo locale (nato da un colpo di stato), si sostituisce alle Nazioni Unite che chiedevano la protezione delle popolazioni civili a cura di truppe africane, e corre, di fatto, a proteggere militarmente le riserve di uranio necessarie alle proprie le centrali nucleari, aumentando così la gravità della crisi umanitaria in corso. Ciò il nostro Paese non può avallarlo.

Tuttavia ha ragione, Segretario, a dire che la Francia non può essere lasciata da sola, infatti essa va aiutata a ricondursi a ragione, perché come scriveva Papa Giovanni – ben presente nel suo Pantheon personale – nell’enciclica “Pacem in terris”, “alienum est a ratione bellum”, la guerra è una follia!20130114_mali

Infatti, la guerra, la sua preparazione e le sue conseguenze, non è la soluzione, ma la causa prima della violazione dei diritti umani nel mondo. Per attrezzarsi a proteggere davvero i diritti di uomini, donne e bambini è necessario ridare autorevolezza e capacità di intervento diretto alle Nazioni Unite, attraverso la costituzione di una vera forza di polizia internazionale e, insieme, di un corpo civile di interposizione non armato, messi in grado operare efficacemente, sia in fase di prevenzione dei conflitti, che di mediazione tra le parti, che di riconciliazione successiva agli eventi bellici.

Un politico di razza come Mohandas K. Gandhi diceva che in politica il compromesso è necessario (con gli alleati e anche con gli avversari) sugli aspetti secondari, ma non è mai possibile sui principi fondamentali. Si dà il caso che l’art. 11, che ripudia la guerra non solo come “strumento di offesa alla libertà degli altri popoli”, ma anche come “mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”, sia proprio un “principio fondamentale” della nostra Costituzione. Ossia un valore non negoziabile.

Dunque, non è possibile costruire un’Italia e un mondo più giusti, e più sicuri, senza ripudiare davvero la guerra, piuttosto che la sua Costituzione. Agendo politicamente di conseguenza.

Cordiali saluti.

Pasquale Pugliese

Segretario nazionale del Movimento Nonviolento

(candidato indipendente nella lista di SEL Emilia Romagna)

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