Una “riforma” a mano armata

Nel silenzio complice dei mezzi di “informazione” e nonostante (o proprio perché…) il governo Monti si avvicini alla scadenza – naturale o forzata – di mandato, e dopo una discussione lampo, i deputati si accingono a votare martedì 11 dicembre, con urgenza, una “legge delega” che consegna all’ammiraglio Di Paola il compito di “riformare” le Forze Armate. Una sorta di delega (appunto) in bianco, attraverso la quale il Parlamento si priva definitivamente delle proprie prerogative democratiche di orientamento e indirizzo nel campo della difesa sella Patria, affidandole ad un ministro che è un ammiraglio della marina militare. Nel più plastico, e taciuto, conflitto d’interessi. Armato.images (15)

Il disegno di legge, a firma Di Paola, è fondato su due principi: l’invarianza (o meglio la non riducibilità) della spesa complessiva, per cui tutte le risorse che saranno risparmiate con un taglio dell’abnorme struttura del personale (in cui – unico esercito al mondo – i comandanti sono più dei comandati) dovrà essere reinvestito in spesa per armamenti; la flessibilità del bilancio, che fornisce alle Forze Armate il privilegio assoluto della discrezionalità sull’uso della montagna di risorse pubbliche annualmente assegnate. Introducendo, inoltre, il principio del “silenzio-assenso” del Parlamento rispetto all’emanazione governativa dei decreti attuativi della legge, ossia un ammiraglio solo al comando senza possibilità di controllo.

Non a caso, secondo il Rapporto 2013 della campagna Sbilanciamoci, nei prossimi tre anni, il ministero della Difesa aumenterà del 5,3% le proprie risorse, pari a più di un miliardo di euro, superiore ai pochi tagli previsti dalla spending review per lo stesso ministero. E, come se non bastasse, la “riforma” prevede che gli Enti Locali – già fortemente taglieggiati – paghino di tasca propria all’esercito gli interventi richiesti in caso di calamità naturali. E’ il colmo. E’, di fatto, una ritorsione per aver votato in massa mozioni e ordini del giorno contro i caccia F-35.

I parlamentari democratici che martedì voteranno questa “legge delega” – vera e propria riforma a mano armata – possono astenersi dal partecipare alla prossima Marcia della pace perché sono già iscritti d’ufficio a sfilare, inquadrati e al passo dell’oca, alla prossima Parata militare.

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