Domani andrò a votare. Nichi Vendola

Lo dico subito: non sono tra quelli che credono che lo strumento delle primarie rappresenti un surplus di democrazia, penso anzi che favorisca un’idea leaderistica e delegante della politica, oltre ad essere poco coerente con il modello organizzativo del nostro Stato, parlamentare e non presidenziale.
Aggiungo che non considero l’esercizio del voto l’unico strumento di partecipazione, anzi ritengo che le forme della partecipazione debbano moltiplicarsi e agire ben oltre, prima e dopo, le scadenze elettorali per rinforzare il “potere senza governo” – secondo l’insegnamento di Aldo Capitini – della società civile, capace anche di orientare dal basso l’attività dei partiti.
Infine, non mi sento pienamente rappresentato dai 10 punti della Carta d’Intenti per l’Italia Bene Comune, sottoscritta dai Segretari dei tre partiti che hanno indetto le elezioni primarie. Soprattutto perché prive di un punto fondamentale – corrispondente all’art. 11, “principio fondamentale” della Costituzione italiana – relativo al “ripudio della guerra”, cioè oggi alla drastica riduzione delle spese militari, alla rinuncia ai caccia F-35, al ritiro delle truppe d’occupazione italiane dall’Afghanistan, nel rispetto – appunto – del dettato costituzionale.
Eppure, nonostante ciò (e non è poco) ho deciso che domani andrò a votare. Per un solo motivo, perché mi convincono le proposte programmatiche di uno dei cinque candidati: Nichi Vendola. Se non ci fossero, me ne starei a casa. Ma ci sono e sono nettamente differenti e definite, in particolare, proprio sul punto mancante nella Carta d’Intenti. Un dato di realtà che non posso ignorare.
Nichi Vendola è l’unico tra i destinatari della lettera aperta che il Movimento Nonviolento ha inviato ai Segretari del centro-sinistra ad aver esplicitamente risposto dicendosi d’accordo su tutte le richieste, indicando anzi nella ”opzione nonviolenta il fondamento della mission internazionale del nostro Paese.” Aggiungendo che “non ci sono alternative. Vogliamo essere protagonisti di nuovi strumenti per raggiungere l’obiettivo della pace tra i popoli: dal sostegno attivo alla prevenzione dei conflitti alle mediazioni politico-diplomatiche, fino all’interposizione nonviolenta dei corpi civili di pace” ( intervista integrale).
Programma che trova riscontro nel quarto documento programmatico per “Vendola presidente” – Il risiko dei potenti, oppure nonviolenza, pace e solidarietà internazionale – nel quale Nichi Vendola  assume un “principio di responsabilità” di fronte alle tragedie del nostro tempo attraverso “il caratterizzare le proprie forme di partecipazione a iniziative autorizzate dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite sostenendo la diplomazia popolare e nonviolenta”. Dentro questo quadro c’è un impegno, tra le altre cose, “per il rientro immediato delle truppe dall’Afghanistan” e quello per la “riduzione drastica delle spese militari nel nostro paese e di quelle a livello internazionale a partire dalla cancellazione del programma per la costruzione del cacciabombardiere di ultima generazione Joint Strike Fighter”. Sul piano del disarmo nucleare, inoltre, il documento programmatico sostiene che “l’Italia seguirà l’esempio di altri paesi NATO che hanno deciso di non ospitare sul loro territorio nazionale ordigni nucleari tattici USA”, ritenendo “urgente aprire un processo di ridiscussione della presenza di basi militari statunitensi sul territorio nazionale e di revisione partecipata del sistema delle servitù militari”. Ancora, Vendola s’impegna a “ridurre drasticamente le spese del comparto difesa e di riconvertire l’industria bellica”, dotando il Paese “di strumenti incisivi per il controllo, regolamentazione e monitoraggio del commercio di armi, sulla base della legge 185/90”, negli anni depotenziata. Infine annuncia “la creazione di un’Agenzia Euromediterranea per la pace e la solidarietà internazionale che possa operare in supporto a processi di peace-building, mediazione e interposizione nonviolenta in zone di conflitto, prevenzione dei conflitti e promozione e tutela dei diritti umani delle popolazioni civili”.
Insomma, un programma impegnativo e ampiamente condivisibile, scritto nero su bianco per la prima volta – a mia memoria – sull’agenda politica di un potenziale candidato alla presidenza del consiglio. Certo, perché questi impegni entrino anche nel programma del futuro governo bisognerà convincere gli alleati sottoscrittori della Carta d’Intenti, lontanissimi da queste affermazioni e dalla cultura di cui sono espressione – e delle quali non a caso nella Carta d’Intenti non c’è traccia – ma la capacità di persuasione passa anche attraverso la quantità di voti che Vendola avrà alle elezioni primarie. Per questo, domani andrò a votare.
Poi, da lunedì, decideremo il da farsi.

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