Una buona notizia: a Reggio Emilia la bandiera della pace è ancora una “provocazione” per le coscienze

Suscita un certo stupore leggere che esponenti politici della destra reggiana, mentre l’ignominia travolge da Sud a Nord le regioni governate dal loro partito, piuttosto che dedicarsi a un prezioso silenzio di meditazione e purificazione, abbiano trovato il tempo di attaccare la bandiera della pace esposta a Reggio Emilia in piazza Prampolini dal Palazzo Municipale: “è una provocazione vedere esposto, nel Municipio, un vessillo non regolamentare”.

Tuttavia, se si sentono provocati dalla bandiera della pace, al punto da non sopportarne la vista, non sanno di averci dato una buona notizia: la bandiera della pace rappresenta ancora una sana provocazione per le coscienze!

La bandiera con i colori dell’arcobaleno fu introdotta in Italia nel 1961, dal filosofo e pedagogista Aldo Capitini, fondatore del Movimento Nonviolento, in occasione della “Marcia della pace per la fratellanza tra i popoli”, da Perugia ad Assisi, da lui ideata. Non solo la bandiera, ma la stessa Marcia della pace, organizzata in piena “guerra fredda”, qualche settimana dopo la costruzione del “muro di Berlino”, fu vista da molti come una “provocazione non regolamentare”. Oggi, oltre mezzo secolo dopo, il muro a Berlino non c’è più, ma le bandiere della pace e della nonviolenza continuano a significare periodicamente il cammino da Perugia ad Assisi. Anzi, lo scorso anno, per il cinquantesimo anniversario di quella prima Marcia, anche molte migliaia di reggiani hanno marciato ancora una volta, sventolando le bandiere della pace, da Perugia fino alla Rocca di Assisi. Un bella provocazione, che continua.

Ed infatti è continuata anche al ritorno a Reggio Emilia, quando ben cinquantuno organizzazioni della società civile hanno sottoscritto l’Appello al Consiglio Comunale “Reggio Emilia, città di pace esprima un No ai cacciabombardieri F-35”. E il Consiglio Comunale ha raccolto quell’appello, chiedendo, il 27 febbraio scorso, al Governo italiano di “ridurre le spese militari, annullando almeno l’acquisto dei 131 cacciabombardieri F 35, azzerandone il programma, e destinare le risorse recuperate per il welfare municipale…cioè a investimenti di pace e di vera sicurezza.”, chiedendo inoltre al Presidente della Repubblica “di tutelare la Costituzione nella sua interezza, con particolare riferimento all’art. 11, che non prevede l’acquisizione di micidiali strumenti di offesa, capaci di trasportare anche armi nucleari”Anche questa mozione consiliare è una provocazione?

Certo, una salutare provocazione, perché serve a ricordare che la Costituzione italiana prevede tra i dodici “Principi fondamentali” della Repubblica, il “ripudio della guerra come mezzo di offesa alla libertà degli altri popoli e come strumento di risoluzione delle controversie internazionali”. In una fase storica nella quale – acquistando a carissimo prezzo micidiali strumenti di offesa – invece della guerra è sotto ripudio proprio la Costituzione, la bandiera della pace che sventola dal Municipio, vicino alla Sala del Tricolore, nella piazza principale della nostra bella città della Resistenza, sta lì a ricordarci – ad ammonirci anzi – che se si vuole la pace, non bisogna preparare la guerra, che è anzi da ripudiare, ma è necessario preparare la pace. Di questi tempi, un’autentica “provocazione non regolamentare”, ma un giorno l’umanità imparerà questa lezione: noi non ci saremo più, come oggi non c’è più Aldo Capitini, ma qualcuno sventolerà ancora la bandiera della pace.

Tutto sommato, grazie agli amici della destra per avercelo ricordato.

 

Movimento Nonviolento – Centro di Reggio Emilia

 

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