Ricomincia la scuola: i bambini hanno diritto allo studio, non alla guerra

Finite le vacanze, da lunedì 10 settembre per i bambini e i ragazzi italiani si riaprono le porte delle scuole in alcune regioni, man mano in tutta Italia. Alcune centinaia di migliaia di questi faranno il primo passaggio formativo importante della loro vita scolastica, cioè dalla scuola primaria (la vecchia scuola elementare) alla scuola secondaria di primo grado (la scuola media). E i loro genitori, come me – oltre all’impegno a rassicurare e incoraggiare la propria figlia un pò timorosa e, al tempo stesso, incuriosita dal nuovo mondo di studi e di relazioni che si sta per dischiudere – si trovano a fare i conti con un salasso economico al quale non erano abituati (e forse neanche preparati): il costo dei libri di testo. Nel nostro caso 270 euro per la prima media, in altri casi si può arrivare fino a 450 euro.
I soldi spesi per i libri e la cultura sono sempre ben spesi, ma qui c’è qualcosa che non torna.
L’istruzione impartita nella scuola secondaria di primo grado, la scuola media appunto, è un diritto sancito dall’art. 34 della Costituzione italiana: “La scuola è aperta a tutti. L’istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbigatoria e gratuita”. Un diritto, obbligatorio (ed oggi portato giustamente ai 10 anni) e gratuito. Ma con una onerosa tassa d’ingresso rappresentata dall’acquisto obbligatorio, e non gratuito, dei libri di testo, indispensabili strumenti di lavoro per l’esercizio del proprio diritto.
In un momento di grave crisi economica un ulteriore sacrificio imposto alle famiglie italiane.
Una spesa di 45 milioni di euro avrebbe consentito al governo di fornire i libri di testo gratuiti a 100.000 bambini delle scuole medie, consentendo l’esercizio di un diritto – e l’osservanza di un obbligo – che la Costiduzione definisce non a caso “gratuito”!
Dove trovarli? 45 milioni di euro sono meno di un terzo del costo di un solo cacciabombardiere d’attacco F-35 (calcolato in circa 150 milioni di euro), dei quali il Governo ha commissionato l’acquisto di 90 esemplari, per complessivi oltre 13 miliardi di euro! Che si sommano alle altre decine di miliardi di euro di spesa pubblica che annualmente ci costano l’apparato militare, gli armamenti, l’occupazione in Afghanistan.
Ma anche qui c’è qualcosa che non torna. La stessa Costituzione che sancisce il diritto, l’obbigo e la gratuità dell’istruzione, sancisce anche all’articolo 11 che “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”. Dunque perché si sottraggono preziose risorse economiche per l’esercizio del diritto all’istruzione dei più giovani studenti italiani, affermato dalla Costituzione, e si usano per la preparazione all’esercizio della guerra, “ripudiata” dalla Costituzione?
Al libro di Storia, appena acquistato, è allegato un fascicoletto sulla Costituzione e la “cittadinanza attiva”: come sarà spiegata ai bambini questa contraddizione tra il formale “ripudio della guerra” e il sostanziale ripudio della Costituzione, che ridimensiona anche il loro stesso diritto allo studio?

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